martedì 31 maggio 2011

FAMILY TIMES BAND : FAMILY TIMES BAND



Album completamente sconosciuto, ed è un vero peccato !
La Band è Americana, di Newport, ed ha la particolarità di essere formata da due fratelli e due sorelle che, rifacendosi al tipico Sound dei grandi C.S.N.& Y., produce un Folk Acido e Rockeggiante tinto di Psychedelia.
Album RARISSIMO e ricercatissimo, oltre che veramente bello....
Pubblicato nel 1976, cosa apettate ?.....
Magar


01. Sitting by the ocean - 5:06
02. She's done - 3:15
03. My love - 3:46
04. You've got to carry on - 3:25
05. The morning's just begun - 2:19
06. Cause you know - 2:21
07. That was all just a game - 2:47
08. Everybody get happy - 2:19
09. All I need - 2:36
10. What should we do - 2:42

* Don Leitzke (song writer, arranger, guitar, vocals),
* Jen Leitzke (keyboards, vocals),
* Amy Leitzke (bass guitar, vocals),
* Tom Leitzke (percussion, vocals).

File name: FAMILY TIMES BAMD - Family Times Band (us 1976).rar
File size: 62.00 MB

DELIRIUM : DOLCE ACQUA




Il grande Album dei Delirium del 1971. L'Album che precedette il singolo Jesahel, in gara a Sanremo (sigh) nel 1972 e qui presente come Bonus Track.
Splendida opera di puro soun anni '70. Prog d'Autore...
Magar


01. Preludio (Paura) (Ivano Fossati, Mario Magenta) - 3:36
02. Movimento I (Egoismo) (Ivano Fossati, Mario Magenta) - 4:29
03. Movimento II (Dubbio) (Ivano Fossati, Mario Magenta) - 3:23
04. To Satchmo, Bird And Other Unforgettable Friends (Dolore) (Mario Magenta) - 5:36
05. Sequenza I E II (Ipocrisia - Verità) (Mario Magenta) - 3:33
06. Johnnie Sayre (Il Perdono) (Ivano Fossati, Mario Magenta) - 4:46
07. Favola O Storia Del Lago Di Kriss (Libertà) (Ivano Fossati, Mario Magenta) - 4:19
08. Dolce Acqua (Speranza) (Ivano Fossati, Mario Magenta) - 5:46
Bonus:
09. Jesahel (single, 1972) (Mario Magenta, Oscar Prudente) - 4:04

- Ivano Fossati - lead vocals, acoustic & electric flute, acoustic guitar, recorder, harmonica
- Mimmo Di Martino - acoustic guitar, lead vocals (03)
- Ettore Vigo - piano, organ, electric piano, celesta, vibraphone, cembalo, prepared piano, harmonium, vocals
- Marcello Reale - bass, vocals
- Peppino Di Santo - drums, percussion, timpani, lead vocals (01)
+
- Giancarlo Chiaramello - strings conductor





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lunedì 30 maggio 2011

IL TE' NEL DESERTO


Un Film a tratti magico...
Magar


Il tè nel deserto
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Debra Winger, John Malkovich, Campbell Scott, Veronica Lazar, Nicoletta Braschi.
Timothy Spall, Carolyn De Fonseca, Jill Bennett, Tom Novembre, Sotigui Kouyaté, Philippe Morier-Genoud, Eric Vu-An, Amina Annabi, Ben Smail, Kamel Cherif, Afifi Mohamed, Brahim Oubana, Rabea Tami, Menouer Samiri, Keltoum Alaoui, Mohammed Ixa, Ahmed Azoum, Alghabid Kanakan, Gambo Alkabous, Sidi Kasko, Azahra Attayoub, Maghnia Mohamed, Oumou Alghabid, Sidi Alkhadar, Paul Bowles
Titolo originale The Sheltering Sky. Drammatico, durata 138 min. - Italia, Gran Bretagna 1990.
Africa 1947 - Le vicende di 3 viaggiatori (viaggiatori, non turisti) americani in Africa: una coppia di artisti in crisi, Kit e Port (Debra Winger e John Malkovich) e l'amico George (Campbell Scott), danaroso ed invadente. Si parte da Tangeri e si percorre un lungo itinerario, un viaggio tra noia ed esperienze anche drammatiche, che rispecchia il vuoto di tre esistenze, un viaggio dove "il cielo è così strano, quasi solido".
Durante il viaggio i tre si dividono. Port si ammala di tifo e muore dopo lunga agonia. Rimasta sola, Kit si accoda ad una tribù di tuareg il cui giovane capo, Belgassim, la prende come sua concubina. Dopo varie peripezie si ritrova nell'ospedale di Tangeri dove viene rintracciata da un'esponente dell'ambasciata americana...

File name: Il tè nel deserto [from www.lascighera.com]cd1.avi
File size: 897.27 MB





File name: Il tè nel deserto [from www.lascighera.com]cd2.avi
File size: 838.60 MB

OFEGE : TRY AND LOVE



Il mega raro e ricercatissimo Album degli Africani Ofege (sono Nigeriani), uscito nel 1973. Psychedelic Afro Beat....Grandissimo !!!
Magar




1. Nobody Fails 4:24
2. Whizzy Ilabo 3:32
3. Gbe Mi Lo 4:15
4. Try and Love 4:19
5. It's Not Easy 4:25
6. Ofege 4:00
7. You Say No 4:09
8. Lead Me On 3:23

Melvin Ukachi - Lead Vocals
Berkley Jones - Lead Guitar
Felix Inneh - Rhythm Guitar, Vocals
Dapo Olumide - Keyboards
Paul Alade - Bass, Vocals
M-Ike Meme - Drums, Vocals

File name: ofege.rar
File size: 77.47 MB

ABSTRACT TRUTH : TOTUM



Splendido Album SudAfricano uscito nel 1970.
La Band è di Durban, e suona alla grande, una sorta di Folk Rock decisamente tinto di Psychedelia.
Magar


1. Jersey Thursday (3:47)
2. Coming Home Babe (6:32)
3. Oxford Town (4:09)
4. Fat Angel/ Work Song (10:16)
5. Summertime (5:40)
6. Scarborough Fair (3:44)
7. Parchman Farm/ Moaning (2:57)
8. Ain't Necessarily So/ Take Five (10:02)
9. Total Totum (Acid Raga) (5:10)

Ken E Henson - guitar, sitar, vocals
Sean Bergin - sax, flute
Brian Gibson - bass, vocals
Robbie Pavid - percussion

File name: Abstract.rar
File size: 124.12 MB

domenica 29 maggio 2011

A 30 MILIONI DI CHILOMETRI DALLA TERRA


Un Superclassico con gli effetti del grande Ray Harryhausen.
Magar



A 30 milioni di km dalla Terra
Un film di Nathan Juran. Con William Hopper, Joan Taylor Titolo originale 20 Million Miles to Earth. Fantascienza, b/n durata 82 min. - USA 1957.

Di ritorno dal pianeta Venere un'astronave USA sprofonda nel mar di Sicilia. Si salvano il col. Calder e un rettile venusiano di aspetto antropomorfo che, trasferito nello zoo di Roma, per effetto dell'atmosfera terrestre assume proporzioni gigantesche ed evade. Affrontato un elefante dello zoo e ridotto in rovina mezza Roma, è abbattuto a cannonate sulla sommità del Colosseo. Prodotto dalla Columbia e scritto da Bob William e Chris Knopf, è un film di SF come tanti degli anni '50, ma più fantasioso e, almeno per gli spettatori italiani, più divertente della media. Conta soprattutto per gli effetti di animazione in stop motion di Ray Harryhausen: la povera creatura venusiana, nota col nome di Ymir, è cara ai fans del genere.
(MyMovies)


Di ritorno da un viaggio spaziale sul pianeta Venere, una navicella USA è costretta ad ammarare in Sicilia. Soccorsi da alcuni pescatori locali, gli occupanti dell'astronave si mostrano preoccupati dalla sorte di un oggetto che avevano prelevato durante la missione e che si scoprirà essere un uovo. Da quest'ultimo nascerà una creatura aliena simile ad un grosso lucertolone (paragonabile al Godzilla cinematografico della fine degli anni '90). Capace di crescere molto velocemente grazie all'ossigeno terrestre che ne modifica il metabolismo, Ymir (questo il nome dato all'alieno) fugge una prima volta per poi venire catturato grazie ad una rete elettrificata lanciata da un elicottero. Su Venere, infatti, era stato notato come la corrente elettrica rendesse inermi questi esseri alieni. Le operazioni di cattura sono coordinate dal Colonnello Calder, uno dei sopravvissuti dalla missione sul pianeta Venere. Con una conferenza stampa indetta a Roma, lo Stato Maggiore USA comunica ai giornalisti dei paesi Alleati i dettagli della missione e porta tre di loro ad osservare gli scienziati che studiano la creatura. A causa di un incidente nel laboratorio situato all'interno del Giardino Zoologico di Roma viene interrotta la corrente elettrica (1800 volt) che teneva sedato Ymir. La creatura quindi riesce a liberarsi e, dopo aver lottato con successo per le vie di Roma contro un elefante, imbizzarritosi per il trambusto allo Zoo, fugge in direzione del centro della città seminando il panico fra la popolazione. Dopo essersi inabissato nel Tevere ed essere stato snidato grazie a delle bombe a mano all'altezza di Ponte Sant'Angelo, il mostro viene rincorso dai soldati americani sino al Colosseo, dove viene ucciso.
(WIKIPEDIA)

File name: FILM 22 (1957) - A trenta milioni di Km dalla Terra.avi
File size: 690.63 MB

FRONTE DEL PORTO


Uno dei Cult più Cult che esistano....
Non necessita di alcun commento !!!
Magar



Fronte del porto
Un film di Elia Kazan. Con Rod Steiger, Lee J. Cobb, Karl Malden, Marlon Brando, Eva Marie Saint.
Pat Henning, Leif Erickson, James Westerfield, Tony Galento, Tami Mauriello, John F. Hamilton, John Heldabrand, Rudy Bond, Don Blackman, Arthur Keegan, Abe Simon
Titolo originale On the Waterfront.

Da un romanzo di Budd Schulberg (autore anche della sceneggiatura) e articoli di Malcolm Johnson. Terry Malloy, scaricatore di porto ed ex pugile, ha per fratello il pezzo grosso di una gang che controlla il sindacato dei portuali di New York. Una faticosa crisi di coscienza lo spinge a testimoniare contro la sua corruzione criminale. Film nero – girato per intero a New York, quasi sempre in esterni – con forti implicazioni sociali, sottintesi etici, risvolti politici e accensioni melodrammatiche, è il trionfo dell'ambiguità di Kazan che, come Schulberg, aveva molti conti da regolare con i comunisti e li regola, imbrogliando le carte. È anche il trionfo di uno stile di recitazione, quello del Metodo, cioè dell'Actors' Studio. Brando memorabile come il bianconero di Boris Kaufman. 7 Oscar (film, regia, sceneggiatura, fotografia, scenografia, Brando, Saint, montaggio) e un Leone d'argento a Venezia.
(MyMovies)


File name: [DivX - ITA] Fronte del porto (Marlon Brando, Eva Marie Saint, Rod Steiger, 1954).avi
File size: 701.07 MB

LE ORME : STORIA O LEGGENDA




Anno 1977, il Prog è decisamente in declino, ma Le Orme pubblicano questo bell'Album e rincuorano fan irriducibili e appassionati.
Bello !!!
Magar

01. Tenerci Per Mano - 4:33
02. Storia O leggenda - 5:05
03. Il Musicista - 4:42
04. Come Una Giostra - 4:25
05. Se Io Lavoro - 4:20
06. Un Angelo - 4:49
07. Il Quadro - 4:07
08. Al Mercato Delle Pulci - 4:05

- Antonio Pagliuca - Hammond organ, polymoog, minimoog, piano, harmonium, accordion
- Aldo Tagliapietra - fender bass, vocals, indian harp
- Michi Dei Rossi - Pearl drums, marimba, glockenspiel, various percussion
- Germano Serafin - electric fender guitar, acoustic guitars


File name: LE ORME - Storia o leggenda (1977).rar
File size: 83.63 MB

MANFRED MANN : CHAPTER THREE




Grande Album, anno di grazia 1969....
Magar

01. Travelling Lady (Manfred Mann, Mike Huge) - 5:48
02. Snakeskin Garter (Hugg) - 5:48
03. Konekuf (Mann) - 5:59
04. Sometimes (Hugg) - 2:40
05. Devil Woman (Hugg) - 5:27
06. Time (Hugg) - 7:32
07. One Way Glass (Mann) - 3:33
08. Mister You're A Better Man Than I (Mike Hugg, Brian Hugg) - 5:11
09. Ain't It Sad (Hugg) - 1:58
10. A Study In Inaccuracy (Mann) - 4:06
11. Where Am I Going (Hugg) - 2:45
Bonuses:
12. Sometimes (single mono version) (Hugg) - 2:25
13. Mother (aka Travelling Lady) (single mono version) (Mann, Hugg) - 5:21
14. Devil Woman (single version) (Hugg) - 5:24
15. A Study In Inaccuracy (alternative version) (Mann) - 5:13

- Manfred Mann - organ, police whistle, vocals (07), arranger
- Mike Hugg - vocals, piano, arranger
- Bernie Living - alto flute
- Steve York - bass, guitar, harp
- Craig Collinge - drums
+
- Brian Hugg - guitar (04)
- Harold Becket - trumpet solo (06)
- Derek Wadsworth - additional brass arrangements
- Dave Hadfield - producer



http://www.fileserve.com/file/mJ2Q9NF

LA BELVA COL MITRA


Helmut Berger e la bellissima Marisa Mell, in un Film che definire di culto è riduttivo.
...dove Quentin Tarantino vorrebbe arrivare !!!
Magar

La belva col mitra
Un film di Sergio Grieco. Con Claudio Gora, Richard Harrison, Helmut Berger, Marisa Mell.
Vittorio Duse, Ezio Marano, Marina Giordana, Alberto Squillante
Poliziesco, durata 90 min. - Italia 1977



Nanni Vitali (Helmut Berger), un pericoloso criminale, evade dal carcere con quattro complici. Insieme, dopo aver rubato un'auto, rapinato un distributore di carburante e picchiato a sangue i titolari, sequestrano Barbareschi, autore della soffiata che ha portato all'arresto di Vitali. Al momento del sequestro di Barbareschi c'è anche la sua donna, Giuliana (Marisa Mell), che viene stuprata dallo stesso Vitali mentre i complici pestano e uccidono con la calce viva il traditore. Il Commissario Santini (Richard Harrison), figlio del procuratore che aveva fatto condannare Vitali, cerca di fermarlo. Fra i due scoppierà una guerra all'ultimo sangue: il pericoloso criminale ricatterà Giuliana (Marisa Mell), tentando di organizzare con lei una rapina. Questa non avrà successo grazie alla confessione di Giuliana che si reca in commissariato a svelare le intenzioni del criminale. Il commissario Santini organizza quindi una trappola nella quale vengono catturati i complici di Vitali. Quest'ultimo però riesce a fuggire, facendosi largo sparando con un mitra da un'auto in corsa e forzando il blocco della polizia. Recatosi in treno dalla sorella per chiederle dei soldi, Vitali le comunica che lascerà il paese solo dopo aver sistemato i conti con il commissario Santini e con Giuliana che l'ha tradito. Tornato in città, dal palazzo di fronte a quello dove alloggia Giuliana, sotto scorta, riesce solo a ferirla con un fucile di precisione. In seguito, assicuratasi la collaborazione di un giovane delinquente suo ammiratore, Aldo "Bimbo" Pacesi (Alberto Squillante), rapisce Carla (Marina Giordana) e il Giudice Santini (Claudio Gora), rispettivamente sorella e padre del commissario. Ricevute delle telefonate in cui si chiede il riscatto, il commissario Santini individua i rapitori in un capannone abbandonato in un piccolo paesino. Ucciso "Bimbo" con un colpo di pistola, Santini riesce ad avere la meglio su Vitali in un combattimento che finisce in un corpo a corpo a mani nude. Mentre la polizia interviene per arrestare Vitali, viene portato via in ambulanza, ma vivo, il padre di Santini che era stato ferito da Bimbo in un tentativo maldestro di fuga.
L'attrice Marina Giordana (che interpreta Carla) e l'attore Claudio Gora (pseudonimo di Emilio Giordana) sono realmente figlia e padre e rispettivamente sorella e padre dell'attore Andrea Giordana.
Il film è stato girato interamente ad Ancona.
In Jackie Brown, Melanie sta guardando in TV La belva col mitra.
Le musiche del film sono di Umberto Smaila, in seguito noto personaggio televisivo
(WIKIPEDIA)

File name: La Belva Col Mitra 1977 (Helmut Berger - Marisa Mell - Marina Giordana - Claudio Gora).avi
File size: 696.32 MB

IL CIGNO NERO




Una Natalie Portman bella, sexy e seducente come non mai. Da Oscar.Un Film intrigante, con un Vincent Cassel anche lui sugli scudi...
Bello
Magar

Il cigno nero
Un film di Darren Aronofsky. Con Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder. continua»
«continua
Sebastian Stan, Christopher Gartin, Janet Montgomery, Toby Hemingway, Kristina Anapau, Ksenia Solo, Adriene Couvillion, Shaun O'Hagan, Marty Krzywonos, Marcia Jean Kurtz, Deborah Offner, Kurt Froman, Patrick Heusinger, Tim Lacatena, Beth Laufer, Matthew Nadu, Ivan Paric, Melanie Torres
Titolo originale Black Swan. Thriller, durata 110 min. - USA 2010. - 20th Century Fox


Una metamorfosi corporale senza limiti né confini di genere

Nina è una ballerina del New York City Ballet che sogna il ruolo della vita e un amore che spezzi l'incantesimo di un'adolescenza mai finita. Incalzata da una madre frustrata, si sottopone a un allenamento estenuante sotto lo sguardo esigente di Thomas Leroy. Coreografo appassionato e deciso a farne una fulgida stella, Leroy le assegna la parte della protagonista nella sua versione rinnovata del “Lago dei cigni”. Sul palcoscenico Nina sarà Odette, principessa trasformata in cigno dal sortilegio del mago Rothbard, da cui potrà scioglierla soltanto il giuramento di un eterno amore. Eterea e piena di grazia Nina incarna alla perfezione il candore del cigno bianco e con difficoltà il suo doppio nero e tenebroso, che in una superba variazione ingannerà il suo principe e la voterà al suicidio. La ricerca ossessiva del suo lato oscuro e della consapevolezza della propria sessualità la condurranno verso una tempesta emozionale e all'incontro con Lily, insidiosa rivale in nero. Dietro le quinte Nina si strugge e si predispone a ‘doppiare' il suo cigno bianco.
Due anni dopo l'incarnazione radicale trovata in The Wrestler e nel campione in disarmo di Mickey Rourke, il cinema di Darren Aronofsky mette in schermo una storia speculare. Fondato sullo stesso semplice “teorema”, salire su un ring o sulle tavole del palcoscenico per esistere, Black Swan coglie questa volta la protagonista al debutto con la vita e nel ruolo della vita. Per essere, la Nina della Portman sarà obbligata a prendere un ascensore per l'inferno e a battersi col suo doppio fino a contemplarlo e a raggiungere con lui la perfezione. In aiuto del regista newyorkese interviene il balletto per antonomasia, un classico del teatro di danza, sintesi perfetta di composizione coreografica e lunare poesia tardo romantica, di chiarezza formale e inquietanti simboli psicoanalitici, che contrappone un cigno bianco (Odette) a un cigno nero (Odile) tra arabesque e attitude, tra fremiti nervosi di braccia e straordinari movimenti del corpo. E proprio tale prospettiva presta il fianco ad avvitamenti mentali, fluttuazioni interiori e metamorfosi corporali che mancano il segno, ostentando le smisurate ambizioni filosofiche dell'autore.
I rapporti spaziali-geometrici tra i protagonisti e l'architettura viva e in movimento creata dal Corpo di Ballo, perfetta rifrazione e moltiplicazione di Odette, ispirano Black Swan e fondano la sua storia senza limiti e confini di genere. Dramma, mélo, thriller e horror si combinano sullo spazio scenico (ri)creato da Aronofsky e diviso in poli d'attrazione positivi e negativi che si annullano al centro nel momento dell'estasi amorosa di Odette e del suo principe, di Nina e del suo coreografo.
Anche questa volta il regista mette al centro della scena un corpo, una donna alle prese con l'altro da sé, ossessione e oggetto di venerazione con cui cercare una possibile integrazione. Ma se a Mickey Rourke, saturo di carne e livido di pugni in faccia, è riuscita l'impresa del volo sul nero dell'epilogo, Natalie Portman fallisce la parabola e la verità del corpo, ricalcando la gestualità cignesca e crollando a terra.
(FROM : MyMovies)


File name: IL CIGNO NERO.part1.rar
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File name: IL CIGNO NERO.part2.rar
File size: 690.71 MB

sabato 28 maggio 2011

FIORELLA MANNOIA : IL TEMPO E L'ARMONIA


Un Video davvero bello. Un Concerto in stile Unplugged affascinante e raffinato.
Grandi canzoni, a cui la voce di Fiorella dona uno spessore ancora maggiore.
Imperdibile !!!
Magar

File name: Fiorella Mannoia - Il tempo e l'armonia - 2010[from www.lascighera.com]cd1.avi
File size: 513.59 MB



File name: Fiorella Mannoia - Il tempo e l'armonia - 2010[from www.lascighera.com]cd2.avi
File size: 606.59 MB

ALBION COUNTRY BAND : BATTLE OF THE FIELD





Tra Folk e Country Music (rigorosamente Inglese eh...) un Album esaltante e splendidamente suonato.
Magar


01. Albion Sunrise (Richard Thompson) - 2:55
02. Morris Medley (arr.Nicol/Carthy/Hutchings): Mouresque/London Pride/So Selfish Runs The Hare/Maid Of The Mill/Sheriff's Ride - 7:15
03. I Was A Young Man - 4:03
04. New St.George (Richard Thompson)/La Rotta - 4:13
05. Gallant Poacher - 4:24
06. Cheshire Rounds/The Old Lancashire Hornpipe - 2:43
07. Hangèd I Shall Be - 6:21
08. Reaphook And Sickle - 2:44
09. Battle Of The Somme - 1:48


- Martin Carthy - acoustic guitar, vocals
- John Kirkpatrick - anglo-concertina, button accordion, Melodeon, electric piano, vocals
- Roger Swallow - drums, percussion
– Ashley Hutchings - electric bass, vocals
- Simon Nicol - electric guitar, acoustic guitar, electric dulcimer,sSynthesizer, vocals
– Sue Harris - oboe, Hammer dulcimer, female vocals
+
- Dave Mattacks - percussion (08)
– Colin Sheen, John Iveson, Martin Nicholls, Paul Beer - sackbuts (05)
– John Wood - producer


File name: ALBION COUNTRY BAND - Battle Of The Field (1976).rar
File size: 82.59 MB

JOHN RENBOURN : THE HERMIT



Altro imperdibile Album del magnifico John Renbourn.
Magar

01. The Hermit - 3:18
02. John's Tune (John Renbourn, John James) - 2:31
03. Goat Island - 2:53
04. Old Mac Bladgitt - 3:58
05. Faro's Rag - 2:37
06. Caroline's Tune (Dominic Trepeau) - 3:18
07. Three Pieces By O'Carolan (O'Carolan) - 5:05 including:
a). The Lamentation Of Owen Roe O'Neill
b). Lord Inchiquin
c). Mrs. Power (O'Carolan's Concerto)
08. The Princess And The Puddings - 1:59
09. The Bicycle Tune - 2:20
10. Pavanna (Anna Bannana) - 3:39
11. Medley (traditional) - 6:44 including:
a). A Toye
b). Lord Willoughby's Welcome Home
Bonuses:
12. Luckett Sunday (1977) - 2:25
13. New Nothynge (1985) (John Renbourn, John James) - 2:53
14. Luke's Little Summer (1977) - 3:15
15. Minuet In D Minor (1986) (traditional) - 2:15
16. From The Bridge (1977) - 3:09

- John Renbourn - guitar
+
- John James - guitar (11b,13,16)
- Dominique Trepeau - guitar (06)
– Stefan Grossman - guitar (15)



File name: JOHN RENBOURN - The Hermit (1976).rar
File size: 118.71 MB

BABE RUTH : FIRST BASE



Il primo Album (decisamente il più bello) uscito nel 1972 su etichetta Harvest, di questa Band Inglese.
Intrecci con Ennio Morricone....grande disco. Voce femminile all'altezza.
Memorabile contaminazione....
Magar

01. Wells Fargo (Alan Shacklock) – 6:12
02. The Runaways (Alan Shacklock/David Whiting) – 7:25
03. King Kong (Frank Zappa) – 6:43
04. Black Dog (Jesse Winchester) – 8:00
05. The Mexican (Ennio Morricone) – 5:44
06. Joker (Alan Shacklock) – 7:39
Bonuses:
07. Wells Fargo (single A-side,1972) (Alan Shacklock) – 3:31
08. Theme from "For A Few Dollars More" (single B-side,1972) (Ennio Morricone) – 2:17


- Jenny (Janita) Haan - lead female vocals
- Alan Shacklock - all guitars, vocals, organ, percussion, arranger, producer
- Dave Punshon - electric & acoustic piano
- Dave Hewitt - bass
- Dick Powell - drums, percussion
+
- Gasper Lawal - congas, bongos, kabasa
- Brent Carter - saxophones
- Harry Mier - oboe
- Peter Halling, Clive Anstee, Manny Fox, Boris Rickleman - cello
- Jeff Allen - drums (02)
- Nick Mobbs - producer

File name: BABE RUTH - First Base (1972).rar
File size: 109.09 MB

SANDY DENNY : LIKE AN OLD FASHIONED WALTZ




Lo splendido Album di Sandy del 1973....
Immancabile per ciascuno di noi.
Magar

01. Solo - 4:25
02. Like An Old Fashioned Waltz - 4:12
03. Whispering Grass (Doris Fisher, Fred Fisher) - 3:58
04. Friends - 3:33
05. Carnival - 5:45
06. Dark The Night - 4:29
07. At The End Of The Day - 6:28
08. Until The Real Thing Comes Along (Sammy Cahn/Saul Chaplin/L.E.Freeman) - 3:42
09. No End - 6:36
Bonuses:
10. At The End Of The Day (alternate take without strings) - 6:27
11. King And Queen Of England (a demo recorded at Denny's home in Byfield, 1974) - 3:52
12. Like An Old Fashioned Waltz (live with Fairport Convention at the LA Troubadour, February 1974) - 4:11
13. No End (solo piano version) - 7:32


- Sandy Denny - vocals, piano, acoustic guitar
- Ian Armit - piano
- John (Rabbit) Bundrick - keyboards
- Gerry Conway - drums
- Diz Disley - guitar
- Jerry Donahue - electric guitar
- Pat Donaldson - bass
- Trevor Lucas - guitar, producer
- Dave Mattacks - drums
- Dave Pegg - bass
- Danny Thompson - bass
- Alan Skidmore - saxophone
- Richard Thompson - electric guitar
- String arrangements by Harry Robinson
- Brass arrangements by Bob Leaper
- John Wood - producer

File name: SANDY DENNY - Like An Old Fashioned Waltz (1973).rar
File size: 149.00 MB

venerdì 27 maggio 2011

SPIRIT : TIME CIRCLE (1968-1972)




Una dell più belle Raccolte della storia del Rock...!!!

CD 1:
1. Fresh Garbage (3:12)
2. Uncle Jack (2:44)
3. Mechanical World (5:19)
4. Taurus (2:38)
5. Girl In Your Eye (3:17)
6. Straight Arrow (2:51)
7. Topanga Windows (3:38)
8. Gramophone Man (3:50)
9. The Great Canyon Fire In General (2:47)
10. I Got A Line On You (2:47)
11. It Shall Be (3:29)
12. Poor Richard (2:29)
13. Silky Sam (4:10)
14. Sherozode (2:11)
15. All The Same (4:41)
16. Dream Within A Dream (3:00)
17. Aren't You Glad (5:35)
18. Eventide (4:21)
19. Model Shoppe Theme (2:58)
20. Green Gorilla (2:18)
21. Rehearsal Theme (1:13)


* Tracks 1-9 from Spirit
* Tracks 10-13, 15-17 from The Family That Plays Together
* Track 14 is an outtake from The Family That Plays Together
* Tracks 18-21 from sessions for the Model Shop soundtrack
* Tracks 10-20 are new remixes


CD 2:
1. Fog (2:23)
2. Now Or Anywhere (4:21)
3. Dark-Eyed Woman (3:06)
4. So Little Time To Fly (2:48)
5. Ground Hog (3:11)
6. Ice (7:07)
7. I'm Truckin' (2:25)
8. New Dope In Town (4:23)
9. 1984 (3:36)
10. Sweet Stella Baby (2:55)
11. Prelude - Nothin' To Hide (3:42)
12. Nature's Way (2:25)
13. Animal Zoo (3:27)
14. Love Has Found A Way (2:41)
15. Why Can't I Be Free (1:04)
16. Mr. Skin (3:50)
17. When I Touch You (5:36)
18. Street Worm (3:40)
19. Morning Will Come (2:51)
20. Turn To The Right (3:46)


* Tracks 1-2 are outtakes from The Family That Plays Together
* Tracks 3-8 from Clear
* Tracks 11-19 from Twelve Dreams of Dr. Sardonicus


- Jay Ferguson / vocals, percussion
- Randy California / guitars, vocals
- John Locke / piano, keyboards
- Ed Cassidy / drums, percussion
- Mark Andes / bass, vocals

http://www.fileserve.com/file/U9S2N9Y

giovedì 26 maggio 2011

JOHN LENNON : THE VIDEO COLLECTION



Un bellissimo "Ensemble" di performances dal vivo ed in studio. 19 filmati, comprendenti video amatoriali, rare esibizioni LIVE e inediti!
Rippato da VHS ma di buona qualità!!!
Magar


File name: John Lennon - The John Lennon Video Collection.mpg
File size: 764.22 MB

mercoledì 25 maggio 2011

MICAH : I'M ONLY ONE MAN



Hard Rock, decisamente Prog!
Questa sconosciutissima Band Americana pubblica questo incredibile Album nel 1971. E si tratta di un signor Album, con l'organo Hammond che fa scintille e la chitarra che fa faville....
A parte i giochi di parole, davvero un gran bel disco. Da scoprire...
Magar

1. He's A Dreamer
2. Look Around You
3. So You Can See
4. I'm Only One Man
5. You Don't Really Care
6. Rememberance of Things Past
7. Finale

George Wolff (Percussion,Vocals)
Gary Ohlson (Organ,Vocals)
Bob Rowe (Lead Vocals)
Marty Horne (Lead Guitar)
Gus Hernandez (Bass)


http://www.fileserve.com/file/gncXh5P

martedì 24 maggio 2011

WALL STREET - IL DENARO NON DORME MAI


Gordon Gekko è tornato, ed e più figlio di ... che mai. Solo che al confronto dei nuovi squali pare un angioletto....
Oliver Stone ci riporta a Wall Street....
Grande
Magar


Wall Street - Il Denaro non dorme mai
Un film di Oliver Stone. Con Michael Douglas, Shia LaBeouf, Josh Brolin, Carey Mulligan, Eli Wallach. Susan Sarandon, Frank Langella, Charlie Sheen, Vanessa Ferlito, Natalie Morales, Julianne Michelle, John Bedford Lloyd, Keith Middlebrook, Chuck Pfeiffer, Madison Mason, Nouriel Roubini, Michelle DiBenedetti, Juan Pablo Veizaga, Austin Pendleton, Richard Green, R. Emmett Fitzsimmons, George Blumenthal, Tom Mardirosian, Michael Genet, Oliver Stone, Edmund Lyndeck, Frank Ciornei, John Buffalo Mailer, Waltrudis Buck, Annika Pergament, Eliyas Qureshi, Faye Wattleton, Catherine Wolf, Grayden Kanover, Matthew Kanover, Sebastian Sozzi, Erin Wyatt
Titolo originale Wall Street: Money Never Sleeps. Drammatico, durata 133 min. - USA 2010. - 20th Century Fox


2001. Gordon Gekko esce dal carcere dopo aver scontato la pena per le frodi attuate a Wall Street. Nessuno lo attende al di là del cancello. 2008. Gekko ha pubblicato le sue memorie e considerazioni sul passato e sul presente della finanza mondiale e le ha intitolate “L'avidita è buona?”. Intanto sua figlia, che si è rifiutata di fargli visita dopo la morte del fratello di cui lo accusa, ha una relazione con Jake Moore. Il giovane opera in Borsa sotto le ali dell'anziano Louis Zabel e crede nella possibilità di investire in un progetto finalizzato alla creazione di energia pulita. Zabel viene però messo in gravi difficoltà dalla diffusione di voci finalizzate alla sua eliminazione dal mercato e - non reggendo la pressione - si suicida. Da quel momento Jake si avvicina a Gekko il quale vorrebbe poter tornare ad avere un dialogo con sua figlia.
“Gekko è vivo e truffa (forse) insieme a noi” si potrebbe affermare parafrasando uno slogan del '68. Per la prima volta Oliver Stone torna sui suoi passi rivisitando un proprio personaggio. In questi casi si tratta sempre di operazioni rischiose ma l'operazione è riuscita. Non poteva essere diversamente, vista la materia offerta dalla recente crisi finanziaria di cui ancora a lungo pagheremo le conseguenze. Il finanziere d'assalto del film datato 1987, che veniva incarcerato pei suoi crimini, 23 anni dopo sembra un agnellino rispetto a chi gli è succeduto. La speculazione è un cancro pervasivo che ha invaso il mondo e l'alea morale (quella peculiarità per la quale i risparmiatori mettono il loro denaro nelle mani di qualcuno che non si assumerà alcuna responsabilità per l'uso che ne farà) domina il mercato.
Stone lancia ancora una volta un pesante j'accuse adempiendo al compito (che si è dato da sempre) di 'volgarizzare', nel senso di rendere comprensibili, le dinamiche del potere, sia esso politico o economico. Come sempre, però, torna a rivisitare le proprie ossessioni narrative e visive. Perché in lui permane sin dalla gioventù un conflitto mai risolto con la figura paterna che traspare in molte sue opere. Non è un caso che la dinamica 'privata' del film si dipani su due filoni legati alla paternità: Gekko vuole riallacciare un legame spezzato con la figlia, e Jake, avendo perso Zabel, è alla ricerca di una nuova figura 'paterna' di riferimento. Stone vive costantemente il conflitto tra autorità e libertà, lo associa politicamente al conflitto tra Stato e Mercato e lo traduce nella drammatica scena della crisi in cui uno dei presenti, dinanzi alla necessità dell'intervento dello Stato americano per salvare le banche, afferma: "Questo è socialismo!”.
Ma il regista crede anche profondamente nell'opera di Satana nel mondo (ricordiamo quante riscritture dovette subire l'originale sceneggiatura di Tarantino per Natural Born Killers per introdurvi la presenza del Demonio). Ecco allora il quadro dominante lo studio del 'cattivo' di turno in cui il Diavolo mangia un corpo umano. Da anarchico di destra bisognoso di certezze Stone va alla ricerca del Male. Lo denuncia spietatamente sperando così che le forze degli inferi non prevalgano.
(MyMovies)

File name: Wall.Street.Il.Denaro.Non.Dorme.Mai.2010.iTALiAN.MD.R5.XviD-NWS.CD1.avi
File size: 697.07 MB



File name: Wall.Street.Il.Denaro.Non.Dorme.Mai.2010.iTALiAN.MD.R5.XviD-NWS.CD2.avi
File size: 697.11 MB

DELIRIUM : VIAGGIO NEGLI ARCIPELAGHI DEL TEMPO




Bellissimo e sottovalutato Album di Italian Prog. Decisamente da riscoprire...
La recensione di TNT VILLAGE dice tutto ciò che c'è da dire.
Magar


Dopo un ottimo album d'esordio con Ivano Fossati e un secondo disco più sofferto per l'abbandono del leader, il quintetto genovese dei Delirium propone nel 1974 un terzo long playing che si dimostra molto più solido e maturo dei precedenti.
Sviluppato in 8 movimenti distinti, "Delirium 3, viaggio tra gli arcipelaghi del tempo" è sostanzialmente un concept la cui trama viene ampiamente spiegata all'interno della copertina. "Ad un uomo qualsiasi viene concesso dagli Dei il dono dell'eternità affinché egli possa soddisfare il suo desiderio di conoscere l'essenza dell'uomo. Questo dono gli permette di vivere in pochi istanti secoli di storia. In questo suo viaggio […] giunge in vista di un arcipelago dove si sta svolgendo una battaglia e può amaramente constatare che nel tempo cambiano solo le armature[…] mentre gli uomini sono sempre gli stessi che stoltamente perpetrano la loro pazzia sanguinaria. Nonostante ciò il protagonista non si arrende e chiede agli dei "più tempo dell'eternità" acquisendo così la dignità e divenendo misura di tutte le cose. Egli diviene dunque uomo nel momento in cui cerca se stesso pur nell'amara realtà".
Considerato l'anno di pubblicazione, è evidente quanto un'idea del genere possa rappresentare una novità non solo rispetto alla sognante epopea dell'Underground, ma anche di fronte all'asprezza della Controcultura.
Del primo periodo Prog i Delirium conservano il senso del viaggio e dello spostamento immateriale attraverso la fantasia, permeando però il racconto con una certa violenza poetica che fino a poco tempo prima sarebbe stata fuori luogo ("La battaglia continuò… l'uomo scelse le armi che uccidevano di più").
Anche le stesse atmosfere musicali vengono adattate alla trama, suonando a tratti dark e pesanti ("Fuga n°1") e introducendo nel tipico sound semiacustico della band, sia la chitarra elettrica, sia un sax tenore che a tratti ha un'asprezza davvero rimarchevole.
Il massimo del phatos si raggiunge ne "La battaglia degli eterni piani" dove tra continui stacchi Prog jazz e vampate elettriche, si insinua una voce finalmente liberata dello spirito di Fossati e molto più concentrata sulla narrazione.
Detto così, l'album potrebbe sembrare eccessivamente drammatico ma, in realtà, riacquista sempre un suo personale equilibrio grazie a brani soavi ed evocativi come "Il Dono" (che ha una funzione introduttiva), "Dio del silenzio" che richiama piacevolmente i fasti di "Dolce Acqua", la splendida "Un uomo" che concede all'ascoltatore un inatteso momento di relax e la conclusiva "Ancora un'alba" che fotografa con grande respiro l'acquisita gioia spirituale del protagonista per aver ottenuto il suo scopo.
Per chi cercasse invece i Delirium più puri e arroccati nelle loro consuete atmosfere Jazz-Prog, irrinunciabile è "Viaggio n°2" in cui l'artiglieria timbrica del quintetto spazia con agilità da compatti riff elettrici ad articolate improvvisazioni soliste dalle quali nessun componente rimane escluso.
In sostanza, non c'è da sorprendersi se, anche a livello di critica internazionale, "Viaggio negli arcipelaghi del tempo" viene considerato come l'album più riuscito e cosciente della band genovese per equilibrio, coerenza, tecnica e produzione: "one of the most beautiful and elegant Italian Prog records", dicono i miei colleghi di Progarchives.
Infelicemente, un po' come successe per i Jumbo, anche i Delirium non ottennero lo sperato riscontro conflittuale e, smacco più grave, proprio da quel disco che rappresentava non solo la loro punta di diamante, ma anche un potenziale nuovo corso artistico.
Alla delusione, seguirono l'abbandono del Di Martino e di Grice (sostituito da Rino Dimopoli), una manciata di singoli commerciali tra i '74 e il '75 e un lunghissimo letargo spezzato fortunatamente dalla reunion dei primi anni novanta.
Con grande spirito di abnegazione, oggi i Delirium sono ancora in pista e danno modo a tutti noi di ammirare ancora dal vivo una delle band più solide e professionali degli anni '70.
(From : TNT VILLAGE)


1. Il Dono (4:17)
2. Viaggio Negli Arcipelaghi Del Tempo (4:45)
3. Fuga N.1 (7:40)
4. Dio Del Silenzio (2:55)
5. La Battaglia Degli Eterni Piani (6:42)
6. Un Uomo (2:06)
7. Viaggio N.2 (4:33)
8. Ancora Un'alba (2:33)

- Pino Di Santo / drums, percussion, vocals
- Martin Frederick Grice / flute, saxs, vocals, keyboards
- Marcello Reale / guitar, bass, vocals
- Ettore Vigo / piano, moog, organ, vibraphon, Mellotron, vocals
- Mimmo Di Martino / guitar, vocals

lunedì 23 maggio 2011

LAURA NYRO : LIVE AT THE FILLMORE EAST



Lo splendido concerto della bravissima Laura Nyro del 30 maggio 1971. La sede è quella storica del Fillmore East e lei era veramente in stato di grazia.
Un concerto che è stato finalmente pubblicato nel 2004 e che oggi potete assaporare in tutta la sua bellezza.
Magar

1 American Dove 5:03
2 Medley: Ain't Nothing Like the Real Thing/(You Make Me Feel Like) ... Ashford, Goffin, King, Simpson… 4:10
Composed by: Ashford, Goffin, King, Simpson, Wexter
3 Spanish Harlem Leiber, Spector 3:18
4 I Am the Blues Nyro 5:04
5 Medley: Walk on By/Dancing in the Street Bacharach, David, Gaye, Hunt… 4:58
Composed by: Bacharach, David, Gaye, Hunt, Stevenson
6 Emmie Nyro 4:55
7 Map to the Treasure Nyro 6:52
8 Christmas in My Soul Nyro 5:38
9 Save the Country Nyro 4:58
10 Medley: Timer/O-O-H Child/Upon the Roof Goffin, King, Nyro, Vincent 8:40
11 Medley: Lu/Flim Flam Man Nyro 3:41
12 Mother Earth Nyro 7:58


.....comments !!!

MANGIA PREGA AMA


Per il suo ritorno sul grande schermo Julia Roberts sceglie un Film decisamente di qualità. Una commedia intrigante, elegante e sopra la media. Una sorta di percorso interiore comune a tutti noi, che coinvolge ed affascina.
Con un pizzico di New Age...
Magar

Mangia Prega Ama
Un film di Ryan Murphy. Con Julia Roberts, James Franco, Richard Jenkins, Viola Davis, Billy Crudup. Javier Bardem, Arlene Tur, Tuva Novotny, Lidia Biondi, Luca Argentero, James Schram, Christine Hakim, A. Jay Radcliff, Bocker, David Lyons, Stephanie Danielson, Elena Arvigo, Alyxx Morgen, I. Gusti Ayu Puspawati, Hadi Subiyanto, Mike O’Malley, Ashlie Atkinson, Lisa Roberts Gillan, Gita Reddy, Elijah Tucker, Welker White, Lucia Guzzardi, Roberto Di Palma, Silvano Rossi, Giuseppe Gandini, Andrea Di Stefano, Remo Remotti, Vanessa Marini, Emma Brunetti, Chiara Brunetti, Michael Cumpsty, Sophie Thompson, Rushita Singh, Ritvik Tyagi, Sd Pandey, Micky Dhamejani, Peter Davis, Shona Benson, Anakia Lapae, T.J. Power, Richard V. Vogt
Titolo originale Eat Pray Love. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 140 min. - USA 2010. - Sony Pictures uscita venerdì 17 settembre 2010.

Trasposizione leggera di un romanzo dai temi complessi
Marianna Cappi
Liz Gilbert ha una bella casa a New York, un matrimonio fresco, una carriera di successo. Ma improvvisamente scopre che tutto questo non è quello che vuole e che per capire cosa cerca davvero dovrà lasciare tutto e tornare dallo sciamano balinese che le ha messo la pulce dell'insoddisfazione nell'orecchio, passando per Roma, dove vuole imparare a godersi la vita partendo dall'apprezzamento del buon cibo, e dall'India, dove vuole imparare a pregare.
Tratto dal bestseller di Elizabeth Gilbert e diretto dal regista di Nip/Tuck (ma non lo direste mai) Ryan Murphy, Mangia Prega Ama è un titolo sbrigativo, assertivo, a suo modo essenziale, esattamente come il film che introduce. Superata la sindrome Sex and the city per cui si vuol far credere che la crisi dei trent'anni possa stare nel corpo arcinoto di una star più matura, il film sfiora delle corde poco esplorate dalla commedia americana ma rientra in fretta nel giro armonico atteso.
Il capitolo italiano è inutile: un lunghissimo spot di vini, caffè e sottovesti, privo di qualsiasi ripercussione narrativa sul resto del film, in cui per giunta non c'è personaggio che, durante o dopo il pasto, non si pulisca i denti con la lingua (forse un trucco alla Stanislavskij per dare verità all'azione del “mangiare con piacere” sullo schermo?) Ma andiamo oltre. Nel secondo capitolo, quello indiano, solo parzialmente meno ornamentale del precedente, il personaggio di Richard Jenkins confessa alla protagonista le ragioni del suo essere nell'ashram di una guru (che però se ne sta più furbescamente a New York) e racconta perciò dell'ex moglie e del figlio. Il monologo è costruito in modo da lasciar intendere l'esistenza di una tragedia, che poi si rivela scampata. Ora, fare “una finta” su un argomento del genere, per far sobbalzare d'orrore lo spettatore che si stava effettivamente appisolando, è piuttosto scorretto, ma con questo passo falso il film, in realtà, rivela di sé più di quanto vorrebbe: in fondo, è tutta una finta, ci viene fatto credere a lungo che stiamo guardando un film “diverso” ma la verità (che traspare dalla locandina, obbligata alla sintesi estrema) è che si tratta dell'ennesima commedia sentimentale in cui Julia Roberts prima piange e poi ride e che l'unico incontro che conta è quello con l'uomo dei sogni (e, non c'è bisogno di dirlo, non è lo sciamano).
I temi del libro sono seri, complessi ed effettivamente attuali, ma il trattamento che il film riserva loro è sempre molto edulcorato, protetto da una ciambella di sorrisi e bambagia. La solitudine e l'emarginazione a cui la scelta di Liz la espone non dura mai più di un accenno, la sofferenza è annacquata nel gelato, la confusione stemperata nell'esotismo di una seduta di psicoterapia-lampo presso un simpatico vecchietto in mutandoni, che non può prendere l'aereo “perché non ha i denti” (nel suo nonsense, una delle battute migliori del film).
(MyMovies)


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domenica 22 maggio 2011

SOFT MACHINE : THIRD


Album davvero immenso, e di difficile catalogazione. Progressive, Jazz, Avant Garde ?
A voi l'ardua sentenza. Resta il fatto che questa è una delle pietre miliari della musica dei '70. Direi che la splendida recensione di Gaetano La Montagna su Ondarock dice tutto ciò che c'è da dire...
Magar

Signori, prego, accomodatevi in sala… lo spettacolo sta per iniziare.
Il rantolo feroce e febbrile della distorsione fuzz di Mr. Hopper irrompe.
L'opera dei Soft Machine, perché si tratta di un'opera e non di un semplice Lp, non si nasconde dietro "coupe de teatre"; la dissoluzione armonica è sbattuta in prima pagina, senza pudore o timore di sorta.
Il sipario si alza, finalmente, dopo più di cinque minuti e i fiati impostano il tema centrale di "Facelift". Tema all'unisono di fiati e tastiere, l'inno della cerimonia.
Questo procedimento sarà alla base di tutti i brani del disco, tranne quello di Mr. Wyatt. Sì, perché questa volta i Soft Machine hanno voluto fare le cose per bene. I primi due dischi, che godono già di tutte le qualità espressive di Mr. Wyatt, Mr. Ratledge, Mr. Hopper e Mr. Ayers avevano, curiosamente, un limite: cioè tentavano, in maniera alquanto maldestra, di fondere le anime dei singoli. Ne veniva fuori un sound affascinante ma irrisolto, dove c'era tutto ma era ancora niente. Il "Soft Machine vol.2" è emblematico, la macchina rischiava veramente di esplodere. Invece, l'agonia fu fermata con la più semplice delle soluzioni: lasciare che ognuno gestisse in maniera autonoma il proprio materiale: due brani di Mr. Ratledge, uno di Mr. Hopper e uno di Mr. Wyatt.
Ne vien fuori uno dei dischi più importanti di sempre, un'opera che ancora oggi affascina per la sua qualità e sensibilità. Quella che può essere definita a ragione una "weird music", una musica magica. Il disco viene pubblicato nel 1970.



"Facelift"

Da subito i Soft Machine si gettano a capofitto nel regno del jazz; sono a tutti gli effetti i pionieri di un certo tipo di jazz-rock. L'inizio del disco, con il brano di Mr. Hopper, strizza l'occhio al precedente "In The Court Of The Crimson King" con la first track "21st Century Schizoid Man". Come accadrà per gli altri due autori del disco, Mr. Ratledge e Mr. Wyatt, anche questo brano sarà il modello per tutta la produzione successiva di Mr. Hopper solista: pulsazioni ritmiche, impostazione free dei fiati e, soprattutto, i droni apocalittici del suo fuzz-bass. Il progressive è nato da poco più di un anno e i Soft Machine ne decretano già il superamento, sconfinando nella "terra di mezzo" che separa il jazz dal rock, l'avanguardia dal classico British sound. Del sound iniziale, impostato ai primordi del Canterbury dal francese Aellen, non rimane più nulla, a parte il piglio dadaista di Mr. Wyatt.



"Slightly All The Time".

Diciotto minuti di musica costruiti su un nucleo tematico ridotto ai minimi termini; con questo movimento, Mr. Ratledge accosta jazz e minimalismo. La cellula iniziale, sempre affidata al gruppo di fiati di Mr. Dean, viene riproposta di continuo come un tema con variazioni. Talvolta la variazione è melodica, talvolta ritmica. Intorno al 6° minuto una repentina accellerazione introduce uno dei momenti più belli del disco: l'assolo di flauto di Mr. Dobson. In questa sezione del brano c'è da sottolineare l'enorme lavoro di rifinitura "jazzy" di Mr. Wyatt ai charleston. Le continue accelerazioni e decelerazioni di tempo caratterizzano l'intero brano, il tutto impostato sull'alternanza dei numeri 4(2)+3. Le linee principali sono sempre affidate ai fiati che con la precisione di un orologio alternano il tema principale con piccoli sviluppi improvvisativi. Una brusca fermata, intorno al 12° minuto, ci porta a un nuovo tema, impostato da sax e basso. L'atmosfera si fa plumbea, notturna. Come non immaginare Travis di "Taxi Driver" che si aggira come un fantasma nella notte newyorkese a bordo della sua automobile (una soft machine?) mentre tutta la fauna della downtown prende possesso del suo territorio? L'improvviso ritorno del tema iniziale, anch'esso all'unisono, ci riporta alla realtà quotidiana e tutto appare un lieve, piccolo, "slightly" ricordo.



"Moon In June"

Risuonano le corde dell'anima… Mr. Wyatt ci abituerà molto presto ad ascoltare la "musica magica" dalla sua voce flebile e ululante. Il rito cerimoniale impostato dai brani precedenti trova in questo capolavoro assoluto il suo climax, l'orgasmo del lupo Robert che col suo branco ci corteggia in circolo e ci conquista con il suo ululato ipnotico. Tutti i passaggi di questo movimento, in effetti, si insinuano subdolamente nella nostra memoria ed è veramente impossibile liberarcene. La cosa sorprendente è che esso è costruito con pochi, classici strumenti e senza ricorrere ad artifici elettronici. Il movimento non gode né di tutto il background culturale di jazz e avanguardia di Mr. Ratledge né della perizia tecnica di Mr. Hopper. Solo un organo e una batteria per i primi 8 minuti. Tutto suonato dal solo Mr. Wyatt. Lo sviluppo è lento e solenne e ci porta verso il climax attraversando i più svariati paesaggi sonori: blues, psichedelia, brit-pop. All'improvviso una pausa e un breve tema accennato dal fuzz di Mr. Hopper ci introducono nella sezione dominata dall'assolo di Mr. Ratledge. I Soft Machine sono veramente affiatati in questa sezione; la linea di basso è epica e trascendentale e l'opera di Mr. Wyatt alla batteria lo fa entrare prepotentemente nel regno dei migliori drummers di sempre. Ma su tutto domina il vocalizzo mannaro del cerimoniere di turno, che ci mostra l'esplosione, il Big Bang dell'universo tonale in una vertigine di suoni scomposti e frustate di rullante.
I frammenti di quell'immane esplosione rimangono in sospensione per circa 5 minuti; non un ritmo, non un'armonia, solo una melodia straniante del violino di Mr. Spall sembra ergersi dal magma del brodo primordiale; ma è vana speranza, tutto è risucchiato nel vortice del buco nero aperto dal menestrello di Canterbury. Questi sono i pezzi con cui Mr. Wyatt costruisce l'astronave che ci accompagna nelle remote regioni del subconscio. Non occorre altro per confezionare un buon brano di musica, "…e se per un attimo riuscirete a liberare la vostra mente da post-rock e drum'n'bass, jungle e trip-hop, exotica e techno-lounge..., a sottrarre una manciata di minuti all'affannosa ricerca dell'ultimo imperdibile album del mese, ad accantonare i dischi dell'anno e i capolavori di un minuto, sarete pronti per ripercorrere, una volta ancora, l'avventura musicale e umana di Robert Wyatt, l'esule che è impossibile non amare perché è, a suo modo, il più grande di tutti." (Marco Tagliabue)



"Out-Bloody-Rageous"

Da molti considerata una delle maggiori odissee compositive del progressive britannico, il brano di chiusura è impostato su una forte simmetria strutturale. In esso Mr. Ratledge non nasconde più la sua vena cervellotica e minimalista. L'intro, anzi, è puramente minimalista, in uno stile che lascia presagire il miglior Glass dei tempi a venire; le numerose linee sintetizzate si sovrappongono in modo apparentemente causuale, in realtà studiato nei minimi particolari. Il tema passa alla sezione guidata da Mr. Dean e il resto del gruppo, pianoforte e basso, ne impostano il ritmo. Ecco crescere prepotentemente la batteria di Mr. Wyatt che culmina con una serie di armonie dei fiati.
Tutto il brano prende forma sulla anti-simmetria dei ruoli principali, all'interno di una struttura musicale assolutamente regolare. È come pretendere di far entrare un piolo quadrato in un foro rotondo: le tastiere di Mr. Ratledge sono furiose, il basso di Mr. Hopper è evocativo e i fiati di Mr. Dean (il bellissimo assolo nella seconda parte) è assolutamente atmosferico e ci fa godere di tutte le note emesse. Ma prontamente ritorna l'intro/outro minimalista, chiudendo su se stesso questo che possiamo considerare un teorema matematico più che un brano di musica, in una sorta di Big Crunch opposta al Big Bang di "Moon In June".
(Gaetano La Montagna, Ondarock)


1. Facelift
2. Slightly All The Time
3. Moon In June
4. Out-Bloody-Rageous

Mike Ratledge Keyboards, Organ, Piano
Robert Wyatt Drums, Vocals
Hugh Hopper Bass
Elton Dean Alto Saxophone, Saxello, Saxophone
Lyn Dobson Flute, Horn, Soprano Saxophone
Nick Evans Trombone
Jimmy Hastings Bass Clarinet, Flute, Wind
Rab Spall Violin

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QUATERMASS E L'ASTRONAVE DEGLI ESSERI PERDUTI




L'astronave degli esseri perduti (titolo originale Quatermass and the Pit) è un film del 1967 diretto dal regista Roy Ward Baker e interpretato da Andrew Keir. Rappresenta la terza avventura cinematografica del dottor Quatermass, esempio classico della fantascienza britannica.



Durante gli scavi della metropolitana di Londra, un gruppo di operai trova resti di creature umanoidi, e di lì a poco interi scheletri.
Presto la notizia si diffonde, e per giunta viene lì vicino scoperto un oggetto misterioso, ma cosa sia effettivamente viene dibattuto aspramente. Infatti, i militari confutano la tesi a cui il professor Quatermass era giunto, ovvero che non si poteva trattare altro che di una nave aliena, e per bocca di un ufficiale particolarmente ottuso e borioso, che tra l'altro è il nuovo "collega" di Quatermass al programma spaziale inglese dopo la nomina fatta per motivi politici, fanno sapere alla stampa che si tratta di un missile tedesco caduto durante la guerra.
Quatermass, recatosi nel sito dello scavo, rileva però stranissimi fenomeni: il metallo dell'astronave è praticamente impossibile da tagliare con la fiamma ossidrica, anzi nemmeno si riscalda, e addirittura non può nemmeno essere toccato a mani nude, altrimenti si rischia un congelamento.
Per giunta, un operaio vede un fantasma dentro il tunnel che esiste nella struttura dell'astronave. Il luogo nella storia era già noto per le apparizioni demoniache, e il quartiere soprastante, racconterà un poliziotto della zona a Quatermass, al tempo della Seconda guerra mondiale era stato già abbandonato per la presenza di fantasmi, tanto da meritarsi il nome di Hobb's end. Ricercando negli antichi annali, la zona era nota persino nell'antichità, soprattutto nel riguardo di operai impegnati a scavare pozzi o carbonai, tutte persone che avevano in comune il fatto di scavare sotto la terra di quella zona. Ma per attivare cosa?
Nel frattempo, anche un paleontologo inglese si è interessato alla situazione, analizzando i fossili di questo straordinario ritrovamento, e non tarda a conoscere Quatermass, con cui stringe subito, nonostante la diversità del campo di studio, un buon rapporto.
I fossili che sono stati recuperati nel frattempo si dimostrano di una strana razza umanoide, e a giudicare dai sedimenti pleistocenici, sembrano vecchi di ben 5 milioni di anni. Ma i politici non danno peso a queste cose che potrebbero suscitare allarmismo, anzi le ignorano bellamente, confortati dall'ineffabile ufficiale inglese che ha una spiegazione per tutto, anche quando, provando con uno speciale trapano, si riesce ad entrare, e si trovano i cadaveri di strani esseri simili a grosse cavallette.
Nel frattempo, alcune persone hanno visioni strane e manifestazioni cinetiche, quasi sembrano possessioni diaboliche, come l'operaio che lavorava alla perforazione della superficie dell'oggetto, letteralmente posseduto da visioni e fenomeni straordinari. Con una straordinaria espressione di spavento, racconta che vedeva uno sciame di insetti mostruosi e un cielo rosso e nero.
Quatermass collabora con lo studio del paleontologo, che riesce a scoprire, con un registratore dell'attività cerebrale, dei ricordi captati da una ragazza, sua assistente, e con altri scienziati cerca di convincere il Primo ministro di che si tratta.
La registrazione fa vedere, in un clima onirico, la vita e la morte su Marte milioni di anni fa. la teoria che prende piede è che i marziani, con il loro pianeta morente, abbiano cercato di conquistare la terra, ma non potendo sopravvivervi, siano riusciti almeno a dare vita ad esseri artificialmente evoluti, i progenitori del genere umano, per cercare una sorta di "sopravvivenza per procura".
Ovviamente tutto questo non viene creduto, ma la situazione ad un certo punto precipita: infatti, l'astronave ha non solo una misteriosa capacità di attivare poteri paranormali in alcune persone, e di alterane la psiche, ma anche di accumulare energia.
Così, durante la presentazione ufficiale alla stampa, l'astronave comincia ad emettere una grande quantità di energia, e i fenomeni successivi rendono molte persone capaci di dare luogo a fenomeni psicocinetici, omicidi nei confronti di altre, come succedeva su Marte quando gli individui in soprannumero venivano uccisi in massa.
Il luogo sopra l'astronave vede sorgere a quel punto una grande forma simile a quella di un insetto marziano, fatta di elettricità statica, e dalle sembianze diaboliche, quasi ad incitare la follia collettiva. Per porre fine alla catastrofe che sta devastando Londra, lo scienziato amico di Quatermass e antropologo, invia il braccio di una gru meccanica verso la forma di energia, per farla scaricare nel terreno. Ci riesce, ma resta ucciso. Il film finisce con Quatermass e l'assistente (quella che aveva avuto le visioni registrate) che guardano sconcertati la desolazione della città semidistrutta.
(WIKIPEDIA)

COMMANDER CODY AND HIS LOST PLANET AIRMEN : LOST IN THE OZONE


Lo splendido debutto del Comandante Cody. Uscito nel 1971 questo Album è la perfetta miscela tra Country e Rock 'n' Roll. Grandi Canzoni, grande Swing....grande Band.
Magar



"Back to Tennessee" – 2:45
"Wine Do Yer Stuff" – 3:03
"Seeds and Stems (Again)" – 3:45
"Daddy's Gonna Treat You Right" (Billy C. Farlow) – 3:00
"Family Bible" (Walt Breeland, Paul Buskirk, Claude Gray) – 3:39
"Home in My Hand" (Ronnie Self) – 2:52
"Lost in the Ozone" (Billy C. Farlow) – 2:07
"Midnight Shift" (Jimmie Ainsworth, Earl Bud Lee) – 2:27
"Hot Rod Lincoln" (W.S.Stevenson, Charlie Ryan) – 2:40
"What's the Matter Now?" (live) (Billy C. Farlow) – 4:02
"20 Flight Rock" (live) (Ned Fairchild) – 2:57
"Beat Me Daddy, Eight to the Bar" (live) (Hughie Prince, Don Raye, Eleanore Sheehy) – 5:08


West Virginia Creeper – pedal steel guitar
George Frayne (Commander Cody) – piano, vocals on "Hot Rod Lincoln"
John Tichy – rhythm guitar, harmony vocals, lead vocals on "Family Bible" and "Beat Me Daddy"
Andy Stein – fiddle, saxophone
Lance Dickerson – drums
Bruce Barlow – Fender bass, acoustic bass on "Midnight Shift", harmony vocals
Bill Kirchen – lead guitar, trombone, harmony vocals, lead vocals on "Seeds and Stems" and "Home in My Hand"
Billy C. Farlow – lead vocals, harmonica

sabato 21 maggio 2011

THE MARSHALL TUCKER BAND : WHERE WE ALL BELONG



Uno dei Capolavori di quei grandi anni...
Magar


Marshall Tucker Band "Where We All Belong".
I fratelli Caldwell, Toy e Tom, suonavano attorno alla meta' degli anni '60 hits nel South Carolina (USA); assieme ad amici avevano messo in piedi un paio di cover-band. Gli obblighi di leva interrompono momentaneamente la loro voglia artistica.
E' del 1971 la loro prima riunione a sei per costituire la Marshall Tucker Band. Gia' nel loro disco d' esordio dal titolo omonimo compaiono Take the Highway, Can't You See, Ramblin' che dal vivo saranno sempre gettonate dai fans. Il gruppo si appoggia molto sulla genialita' del suo leader Toy Caldwell, compositore e solista di talento. Il suono della band offre ingredienti classici del rock sudista : country, soul, rock, blues, rock blues. La band risulta, tuttavia, abbastanza originale : grazie alla particolare voce di Gray ed ai fiati di Eubanks.

In "This Ol' Cowboy" Toy va ad aprire jazzando sulla sua chitarra. Il brano offre solarita' a piene mani regalando country & western con autorita'. "Big" Toy Caldwell e' qui anche nella veste di cantante. Nel brano appaiono interessanti gli inserimenti solistici del flauto di Jerry Eubanks e del violino di Charlie Daniels. Soli : intelaiati e rifiniti elegantemente da Toy.
"Long Down Ways" appare ancora piu' tradizionale rifinita dai deliziosi inserimenti chitarristici di Toy Caldwell e George McCorkle.
"In My Own Way" e' una ballad pacata. Bellissimi i preziosismi di Toy alla pedal steel; graziosi risultano gli inserimenti dell' armonica e del violino mentre il pianoforte suonato da Paul Hornsby cesella note gioiose.
"How Can I Slow down" da' movimento rockeggiante al disco con un ottima sezione ritmica. Doug Gray regala una delle sue migliori interpretazioni vocali, mentre i fiati aggiungono soul alla song.
"Where a Country Boy Belongs" e' ancora piu' interessante. Ha l' ossatura di un rhythm and blues tendende ad un beat piu' arcigno colorato da basso e batteria e da innumerevoli strumenti : trombone e tromba, piano honky tonk; al tutto si aggiungono punteggiature d' organo sulle quali salgono le note della eccezionale slide guitar di Elvis Bishop.
In "Now She's Gone" eccoci alle firme dei fratelli Caldwell. Il brano e' un corposo rock-blues dove i fiati hanno ottimi inserimenti e la chitarra solista di Toy guizza magnificamente.
Note agrodolci in "Try One More Time", un bel blues che lascia ampi spazi alle entrate di sax, di pianoforte e ... naturalmente ... di chitarra.
"Ramblin' " e' live : molto movimentata in tutti i reparti, quasi esasperata rispetto all' originale del primo disco, con un bel finale d' effetto.
"24 Hours at a Time" riempie 13 minuti : dilatata molto, perche' lascia ai solisti di intervenire nell' ossatura del pezzo fendendolo abilmente. Ma e' ancora Toy il protagonista del brano : la sua Gibson Les Paul Strandard sale in cattedra rilasciando magistrali note elettriche : ora che giocano sul "piano" ora sul "forte".
"Everyday I Have the Blues" e' l' omaggio della M. T. B. a B. B. King : un ottimo blues corale.
Ma e' "Take the Highway", dal loro disco d' esordio, che vede ancora unita tutta la band per il gran finale del disco doppio. Un bellissimo brano rockeggiante che supera gli undici minuti. Solare e gioioso.

"A New Life" esce nel 1974. Segue un nuovo tour e la Marshall Tucker Band diventa famosissima non solo negli Stati U.S.A. del Sud. Cosi' ecco la pubblicazione del doppio LP "Where We All Belong". Meta' del disco viene registrato in studio (due facciate). L' altra meta', le altre due facciate, riportano la registrazione di una parte del concerto registrato a Milwaukee. Il titolo e' il programma della band. "Where We All Belong" (1974) vede la volonta' della Marshall Tucker Band di risalire e riappropriarsi del suono americano. "Take the Highway" che apriva il LP d' esordio, qui chiude il disco, firmando cosi' : proprio le loro origini musicali. Prima della celebre song : una cavalcata bellissima di ottimi brani solari, rockeggianti, country & western, blues e blues rock.
La band diventera' sempre piu' presente nei cuori degli americani dalla meta' degli anni '70. Un tragico destino si portera' via Tommy Caldwell in un incidente stradale nel 1980.
(FROM "I CAPOLAVORI DEL ROCK" , pagina a cura di GRAZIANO EDI CORAZZA)


All tracks written by Toy Caldwell except where noted.
01. This Ol' Cowboy - 6:43
02. Low Down Ways - 2:58
03. In My Own Way - 7:20
04. How Can I Slow Down - 3:22
05. Where A Country Boy Belongs - 4:32
06. Now She's Gone (Toy Caldwell, Tommy Caldwell) - 4:39
07. Try One More Time - 4:48
08. Ramblin' (live) - 6:13
09. 24 Hours At A Time (live) - 13:53
10. Everyday (I Have The Blues) (live) (Peter Chapman) - 11:48
11. Take The Highway (live) - 7:25

- Toy Caldwell - electric & acoustic guitars, steel guitar, lead vocals (01,10)
- Tommy Caldwell - bass, backing vocals
- George McCorkle - electric & acoustic guitars, banjo
- Jerry Eubanks - flute, alto & baritone & tenor saxophone, backing vocals
- Doug Gray - lead vocals, percussion
- Paul Riddle - drums
+
- Paul Hornsby - piano, organ, clavinet, producer
- Elvin Bishop - slide guitar (05)
- Charlie Daniels - fiddle (05,09)
- Earl Ford - trombone (05)
- Jerry Joseph - congas (05)
- Steve Madaio - trumpet (05)
- Sam McPhearson - harp (05)
- Andy Stein - fiddle (05)
- Johnny Vernazza - slide guitar (05)

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ROCKY'S FILJ : STORIE DI UOMINI E NON




Splendido, stupefacente e spettacolare....
L'unico Album pubblicato da questa Band è una delle perle del Prog Italiano anni '70.
Magar


1. L'Ultima Spiasggia (13:15)
2. Il Soldato (6:17)
3. E (3:57)
4. Io Robot (7:41)
5. Martino (5:41)



- Rocky Rossi / alto sax, baritone sax, clarino, voice
- Roby Glabrovitz / electric guitar, flute
- Luigi Ventura / "Fender" bass, trombone
- Rubino Colasante / drums, double-bass


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OMEGA : ELO OMEGA


Gli Omega sono certamente la Band Ungherese più famosa. Hanno inciso una quindicina (e forse più di Album) e sono ancora in attività. Nella loro terra hanno venduto milioni di dischi, e contano su un seguito appassionato e numeroso.
Si formano a Budapest nel 1962 e, come tutti in quel periodo, fanno principalmente cover di Band Americane ed Inglesi. Poi con il passare del tempo, e con qualche "aggiustamento" la Band si mette a fare sul serio. Il primo Album vede la luce nel 1969, ed è particolarmente vicino alle sonorità Beatles ; in seguito arriveranno quelle Progressive e Space Rock.
Questo bell'Album è del 1972 ed è un LIVE che ben rappresenta la Band.
Magar


01. Hűtlen barátok (Mihály Tamás - Kóbor János) - 5:36
02. Blues (Molnár György) - 3:51
03. Egy nehéz év után (Mihály Tamás - Kóbor János - Sülyi Péter) - 5:56
04. Törékeny lendület (Molnár György - Kóbor János - Sülyi Péter) - 4:21
05. Omegautó (Molnár György - Kóbor János - Sülyi Péter) - 4:28
06. Régvárt kedvesem (Mihály Tamás - Kóbor János) - 5:25
07. Emlék (Csenddé vált szerelem) (Mihály Tamás - Kóbor János - Sülyi Péter) - 3:45
08. Eltakart világ (Egy perc nyugalom) (Mihály Tamás - Kóbor János - Sülyi Péter) - 5:26
09. Varázslatos, fehér kő (Benkő László, Debreczeni Ferenc, Kóbor János, Mihály Tamás, Molnár György - Sülyi Péter) - 8:59


- Benkő László - organ, vocals
- Debreczeni Ferenc - drums, percussion
- Kóbor János - lead vocals
- Mihály Tamás - bass, vocals
- Molnár György - guitars
+
- Hézser Zoltán - producer

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ELECTRIC FLAG : THE TRIP



Ossia, ...la bellssima Colonna Sonora del Film "The Trip" , scritta e suonata dagli Electric Flag nel 1967.
Lucido e lisergico...
Magar



1. Peter's Trip
2. Psyche Soap
3. M-23
4. Synesthesia
5. Hobbit
6. Fewghh
7. Green and Gold
8. Flash, Bam, Pow
9. Home Room
10. Practice Music
11. Fine Jung Thing
12. Senior Citizen
13. Home Room - :52
14. Peter Gets Off
15. Practice Music
16. Fine Jung Thing
17. Senior Citizen
18. Gettin' Hard




Paul Beaver - synthesizer
Michael Bloomfield - guitar
Harvey Brooks - bass
Marcus Doubleday - trumpet, flugelhorn
Barry Goldberg - organ, piano, harpsichord
Nick Gravenites - guitar, vocals
Bobby Notkoff - violin
Buddy Miles - percussion
Peter Strazza - saxophone

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