lunedì 31 ottobre 2011

HAPPY HALLOWEEN


Magar said :

Malocchio e gatti neri, malefici misteri, nell'occhio di una strega il diavolo si annega!
La vigilia d'ognissanti hanno paura tutti quanti.
E' la notte delle Streghe, dolcetto o scherzetto...


A tutti gli Amici della Scighera....
...folleggiate gente, folleggiate.
inseguite incubi e spettri, prima che loro inseguano voi

JETHRO TULL : AQUALUNG (4Oth SPECIAL ANNIVERSARY EDITION)



Magar said :
Ennesima riproposizione di un Album decisamente storico.
Doppio CD, nuovissimo mix stereo ed uno splendido secondo dischetto di inediti. Un Album che è entrato nel cuore di tutti, e che con questa bella riedizione trova nuova linfa. Se ci fosse la scuola del Rock, questa sarebbe una delle lezioni imprescindibili.


DISC 1 - New Aqualung Stereo Mix:
01. Aqualung
02. Cross-Eyed Mary
03. Cheap Day Return
04. Mother Goose
05. Wond'ring Aloud
06. Up To Me
07. My God
08. Hymn 43
09. Slipstream
10. Locomotive Breath
11. Wind-Up

DISC 2 - Aditional 1970 & 1971 Recordings:
01. Lick Your Fingers Clean
02. Just Trying To Be
03. My God (early version, previously unreleased)
04. Wond'ring Aloud (13th December, previously unreleased)
05. Wind-Up (early version)
06. Slipstream (Take 2, previously unreleased)
07. Up The 'Pool (early version, previously unreleased)
08. Wond'ring Aloud, Again (previously unreleased)
09. Life Is A Long Song
10. Up The 'Pool
11. Dr Bogenbroom (remastered)
12. From Later (remastered)
13. Nursie (remastered)
14. US Radio Spot


http://www.filesonic.com/file/2841015875/JETHRO_TULL_-_Aqualung_(1971)_[40th_Anniversary_Special_Edition,_2011].rar

B.B. KING & PHISH : EAST RUTHERFORD 24. 02. 2003



Magar said :
Splendido ed indimenticabile concerto che vede il grande B:B: King supportare i magnifici Phish. O forse è il contrario....?
Vabe, comunque,....
Grandissima Musica ; Musica a 365 gradi, fluida ed elegante, che scorre liscia come un rosolio. Tre brani, per complessivi 55 minuti di Musica.
Un Must imperdibile.


01. Every Day (I Have The Blues)
02. The Thrill Is Gone
03. Rock Me Baby

http://www.filesonic.com/file/2820857465/B._B._KING_&_PHISH_-_East_Rutherford_24_February_2003_(2003).rar

BEACH BOYS : THE SMILE SESSION



Magar said :
Album vagheggiato e mitico, di cui abbiamo sentito parlare da sempre.
Vengono ora pubblicate le session di questa vera e propria chimera del Rock.
La splendida recensione quì sotto, tratta da ondarock, ed a cura di Riccardo Nuziale, vi racconta al meglio tutto ciò che c'è da sapere

.
Il 6 maggio 1967 è una data cruciale nella storia del pop, la data del necrologio di un qualcosa che non è mai esistito e che pure continua a rivelarsi da 41 anni.
Sei maggio. Poco meno di un mese dopo, il 2 giugno, i Beatles sveleranno il loro barocchismo più inebriante, “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band”. E il 1967 vedrà l’uscita di una quantità incredibile di capolavori, dagli esordi di Velvet Underground, Doors e Pink Floyd, a “Surrealistic Pillow” dei Jefferson Airplane, da “Forever Changes” dei Love a “Something Else” dei Kinks. All’appello non riuscirà a rispondere Brian Wilson, chiamato a bissare la maestosa grandiosità della sua opera maxima, "Pet Sounds". Il genio dei Beach Boys, nonostante numerosi tentativi, protrattisi per circa un anno, di portare alle stampe un album altrettanto ambizioso e profetico, cederà inesorabilmente, in preda a un devastante collasso nervoso. Il disco in questione è "Smile", fata morgana per eccellenza della cultura pop del Novecento, la "teenage symphony to God" (così la definì il suo autore).
Ma andiamo con ordine. "Smile" nacque addirittura durante l’ultimazione di "Pet Sounds", quasi in contemporanea con il più grande successo della band, "Good Vibrations". Concepito ancora durante il periodo di collaborazione con Tony Asher (il testo fu però successivamente riscritto da Wilson e Love), uscito nel novembre del ’66 e subito acclamato da critica e pubblico come un capolavoro, il singolo segnò un cambiamento decisivo nella carriera della band e nella storia del pop. Melodista tra i più formidabili di sempre, Wilson mirava però a una destrutturazione della canzone stessa. Così "Good Vibrations" se da una parte tornava alla melodia brillante, diretta e “facile”, rifiutata quasi in toto su "Pet Sounds", dall’altra si presentava quasi come un pezzo di avanguardia, togliendo qualsiasi punto di riferimento all’ascoltatore, disorientato dai continui cambi di tempo e quindi dall’assoluta non-ballabilità del brano.
"Good Vibrations" è sorella di "I Get Around" e "Dance, Dance, Dance", con la profonda differenza che queste ultime sono per il corpo, la prima per la mente (in anticipo quindi, per certi versi, sulla Idm). Il pezzo, più che una canzone, è una lista di geniali e coloratissimi suoni incollati l’un l’altro (come ci conferma Rick Henn dei Sunrays: “Ero nello studio e vidi il nastro della versione finale. Non ho mai visto una cosa del genere! Era tutto pieno di pezzi tagliati e incollati. Ci saranno stati cinquanta-sessanta tagli visibili!”). Come se non bastasse, "Good Vibrations" è entrata nella storia per aver introdotto l’elettronica nel pop, sebbene la frequente citazione del theremin sia quantomeno imprecisa; Wilson, infatti, scoprì e arruolò un musicista, Paul Tanner, che, notata la difficoltà nell’ottenere note precise da un vero theremin (strumento che si suona manipolando le onde che lo circondano e che, durante l’esecuzione, non viene toccato, rendendo difficoltosa la produzione di note pulite e stabili), costruì qualcosa che producesse un suono simile ma in modo più costante e preciso: è questo lo strumento (suonato dallo stesso Tanner) che si sente in "Good Vibrations".
Questo nuovo exploit su 45 giri era in sintesi ciò che sarebbe stato "Smile": un carnevale di cromatismi sonori, di taglia e incolla, di arrangiamenti brillanti e imprevedibili. Accantonate le sublimi orchestrazioni di "Pet Sounds", il leader dei Beach Boys sentì la necessità di alzare ulteriormente il tiro, registrando, in quattro studi diversi, novanta ore di musica o, meglio, di frammenti sonori.
Se "Pet Sounds" era l’esaltazione massima del wall of sound spectoriano, "Smile" sarebbe stato la personale versione di Wilson del collage zappiano o, ancor di più, del flusso di coscienza, della libera associazione verbo-musicale. Non a caso, decise di non proseguire la collaborazione con Tony Asher, splendido interprete dei sentimenti e delle sensazioni che il musicista volle trasmettere in "Pet Sounds" ma inadatto per questo nuovo progetto, e chiamò Van Dyke Parks, giovane talento che in quello stesso periodo collaborò con i Byrds e che due anni dopo si sarebbe reso protagonista di uno dei più illuminanti capolavori pop di fine decennio, “Song Cycle”. Lo stile di Parks è nettamente diverso da quello di Asher: quest’ultimo ha una scrittura lineare, intensa, lirica, mentre quella di Parks si segnala per frammentarietà, vivacità e predilezione per giochi di parole.
La collaborazione partì subito con il botto. La prima canzone partorita dalla coppia fu infatti "Heroes And Villains", uno dei cinque pezzi di "Smile" a essere stato “ufficializzato” nel disco sostitutivo, "Smiley Smile". Parlarne, però, è quantomai difficile: è noto, infatti, che la versione uscita come singolo nel luglio del ‘67 e inclusa a settembre in "Smiley Smile" sia una versione troncata, ri-arrangiata e ri-registrata rispetto a quella (mai edita) che sarebbe dovuta comparire in "Smile" (destino comune a tutti i brani riproposti nei dischi successivi, ad eccezione di "Good Vibrations").
Nel 1990 la Capitol, in occasione della riedizione su cd di "Smiley Smile" e "Wild Honey", ha inserito tra le bonus track la prima delle due parti che secondo il tecnico Chuck Britz avrebbero composto il pezzo e sarebbero dovute uscire come 45 giri, mentre la seconda sezione è facilmente reperibile in bootleg. Il dubbio rimane comunque legittimo, se non d’obbligo: se queste due parti, per un totale di 6 minuti e mezzo, siano effettivamente l’edizione definitiva del pezzo o solo dei "work in progress", non è possibile saperlo. È certo, però, che la qualità musicale delle due sezioni sia di sommo livello: la complessità degli intrecci vocali, delle campiture musicali, dei collage sonori (l’esempio più lampante è il main theme che sfocia nel segmento conosciuto come “Cantina Scene”, purtroppo rimosso nella versione ufficiale) raggiunge vertici forse sconosciuti persino a "Good Vibrations". Il tutto è contornato da un tripudio di grugniti, risate lo-fi, citazioni doo-wop 50's ("Gee", hit dei Crows), per un risultato decisamente spiazzante: se i fan statunitensi (a differenza di quelli britannici) fecero fatica a capire "Pet Sounds", ci si chiede come avrebbero reagito a simili sperimentazioni.
L’intesa tra Wilson e Parks si rivelò subito ottima e in pochi mesi, tra la primavera e l’estate del ’66, scrissero numerosi pezzi per il nuovo disco, inizialmente intitolato "Dumb Angel". Idea dei due era quella di dar vita a un disco inequivocabilmente statunitense, in risposta alla British Invasion che sempre di più stava spopolando. Un viaggio attraverso l’America non solo geograficamente (partenza a Plymouth Rock e arrivo alle Hawaii), ma anche storicamente e culturamente. Per questo l’uso di citazioni e di cover assume particolare rilievo: dalla già citata "Gee" a "The Old Master Painter", da "You Are My Sunshine" al tema principale di "Woody Woodpecker".
Il collage, proprio come nei coevi lavori di Zappa e delle Mothers, si eleva protagonista non solo all’interno dei pezzi, ma dell’album stesso. La varietà dei pezzi è eccezionale: dal coro a cappella di "Our Prayer" alla baldoria di "Heroes And Villains", dalla melodia old style stravagantemente arrangiata di "Barnyard" alla goliardica demenza di "He Gives Speeches", dall’infinita dolcezza di "Wonderful" (forse il pezzo più stuprato, tra quelli riediti in un secondo momento) a "Bicycle Rider", degnissimo successore di "Let’s Go Away For Awhile", dal tour de force vocale di "Cabin Essence" a "Good Vibrations", dalla titanica suite "The Elements" (purtroppo in buona parte incompleta: se "Vegetables" - con la band e Paul McCartney, in visita all’amico Brian, che sgranocchiarono verdure e usarono il suono prodotto come percussioni - rappresenta la terra, l’intro e le sezioni concernenti il fuoco e l’acqua sono andate perdute, mentre quella dell’aria, seppur anch’essa perduta, è stata rimpiazzata da "Wind Chimes") fino alla sublime "Surf’s Up". Il cilindro dei due autori, insomma, sembrava poter contenere un numero infinito di conigli da estrarre.
Con "Smile", dunque, Brian Wilson era pronto a sconvolgere il mondo del pop così come era riuscito a fare con "Pet Sounds". Forse addirittura di più.
Sei maggio. Derek Taylor, l’agente stampa dei Beach Boys, dichiara in una conferenza stampa che "Smile" non uscirà. I motivi di questo abbandono sono legati unicamente al crollo psicofisico dell’autore. Ma cosa provocò una simile debacle?
Ovviamente le cause sono diverse. Wilson da anni soffriva di ansietà legata a depressione (forse ereditate dalla famiglia), tanto che smise di andare in tour con il resto del gruppo già nel 1964. Le pressioni esercitate dalla Capitol, dalla stampa e dall’opinione pubblica arrivarono a livelli per lui insostenibili. La situazione peggiorò in maniera esponenziale in seguito all’uscita di "Pet Sounds": le vendite insoddisfacenti (almeno per gli standard dei Beach Boys) unite al grande scalpore che il disco fece tra critici e addetti ai lavori "obbligarono" Wilson ad andare oltre, a tentare di elevare ancor di più la qualità della sua musica. Non aiutavano, poi, le dosi sempre più massicce di Lsd ed erba che il compositore consumava in quel periodo. E, a rendere il quadro ancora più insopportabile, era la tanto discussa rivalità con i Beatles: se Lennon e McCartney vivevano la vicenda positivamente, Wilson cominciò a soffrire questa sfida a distanza, non godendo neanche degli appoggi, anche morali, di cui i due Beatles potevano beneficiare (Martin in primis). C’è da chiedersi in ogni caso in cosa consistesse questa rivalità tra due band profondamente diverse, al punto che i “duelli” "Revolver"-"Pet Sounds" e "Sgt. Pepper"-"Smile" risultano del tutto sterili.
In ultimo luogo, per Wilson, c’era la spina sempre più dolorosa chiamata Mike Love. Brillante e dotato affarista nello spietato mondo del music-business ma cieco e modesto musicista, Love non capì né appoggiò la nuova strada imboccata dal cugino a partire da "Pet Sounds". In particolare, durante le session di "Smile", fece di tutto per ostentare il proprio malumore a Wilson e Parks: Love non comprendeva le intenzioni del cugino, preso da quel mucchio di frammenti strampalati, e non apprezzava minimamente i testi di Parks, per lui inconsistenti e vacuamente criptici. I due arrivarono addirittura a litigare animosamente durante le session di "Cabin Essence", con Love che pretendeva da Parks spiegazioni sul significato del testo.
Arrivista nato, Mike Love anni dopo smentì tutto, dicendo di apprezzare sia "Pet Sounds" che "Smile", arrivando addirittura a chiedere in tribunale (vincendo) la paternità dei testi di alcuni brani di "Pet Sounds" (nonostante le veementi smentite di Asher circa un suo coinvolgimento nella realizzazione di "Wouldn’t It Be Nice") e a citare in giudizio (perdendo) Wilson e il quotidiano "Mail On Sunday" per aver usato impropriamente la sua immagine e il nome dei Beach Boys per la promozione dello "Smile" del 2004. Parks, molto sagacemente, lo smentì su tutto il fronte, imputandogli proprio l’abbandono del progetto.
In ogni caso tutto questo minò ulteriormente la serenità di Wilson, che soffriva del mancato appoggio del “vice leader” del gruppo (nel 2004 si lasciò sfuggire in un’intervista un laconico “Le ragioni per cui non pubblicai 'Smile': primo, a Mike non piaceva...”). In altre parole, il musicista, verso la fine del ’66, era diventato paranoico e sempre più instabile. Gli episodi di squilibrio furono diversi; tre, in particolare, raggiunsero il grottesco. Durante le session di "Fire", il segmento purtroppo perduto della suite "The Elements", oltre a chiedere ai musicisti di indossare cappelli da vigili del fuoco, Wilson si convinse che la musica da lui creata fosse responsabile di alcuni incendi divampati nei pressi dello studio (sembra falso, invece, l’aneddoto secondo cui bruciò i nastri delle session); si convinse anche che la battuta iniziale del thriller di John Frankenheimer “Seconds” (“Operazione Diabolica”), "Good Morning, Mr. Wilson", fosse riferita a lui; all'apice di questo obnubilante stato psichico, Wilson arrivò a sostenere che Phil Spector stesse cercando di ucciderlo.
Troppi ostacoli, insomma, per un progetto così ambizioso e frammentato, che richiedeva un enorme dispendio di energie psico-fisiche, ancor più di "Pet Sounds", altrettanto complesso, ma più riconducibile a una forma compiuta e unitaria.
Il brodino "Smiley Smile", registrato in fretta e furia con l’orribile produzione di un Wilson sempre più alienato e depresso, e il cadavere riesumato e imbellettato del 2004, non sono altro che due ulteriori tasselli di un enigma che continua ad ammaliare, irritare, innamorare. Due ulteriori, beffarde apparizioni di una inafferrabile Fata Morgana.
In definitiva, se "Smile" continua a far parlare di sé è perchè rappresenta la sconfitta, la dimora del genio che soccombe al suo stesso genio, della luce più intensa che brucia solo per sé stessa, dell’artista che si arrende in tutta la sua umanità e solitudine.
P.S. Naturalmente non esiste alcuna scaletta ufficiale di "Smile". Né quella del cofanetto “Good Vibrations” né quella del progetto solista del 2004 possono essere prese in considerazione, in quanto mero cumulo arbitrario di tracce è il primo, tutt’altro lavoro è il secondo. Quella proposta qui a fianco è la tracklist, altrettanto arbitraria, del bootleg in possesso del recensore.

(Riccardo Nuziale, Ondarock)

CD1:
01 – Our Prayer
02 – Gee
03 – Heroes and Villains
04 – Do You Like Worms (Roll Plymouth Rock)
05 – I’m In Great Shape
06 – Barnyard
07 – My Only Sunshine (The Old Master Painter You Are My Sunshine)
08 – Cabin Essence
09 – Wonderful
10 – Look (Song for Children)
11 – Child Is Father of the Man
12 – Surf’s Up
13 – I Wanna Be Around Workshop
14 – Vega-Tables
15 – Holidays
16 – Wind Chimes
17 – The Elements Fire (Mrs. O’Leary’s Cow)
18 – Love to Say Dada
19 – Good Vibrations
20 – You’re Welcome
21 – Heroes and Villains (Stereo Mix)
22 – Heroes and Villains Sections (Stereo Mix)
23 – Vega-Tables (Demo)
24 – He Gives Speeches
25 – Smile Backing Vocals Montage
26 – Surf’s Up 1967 (Solo Version)
27 – Psycodelic Sounds – Brian Falls Into a Piano
CD2:
01 – Our Prayer (Dialog)
02 – Heroes and Villains, Pt. 1
03 – Heroes and Villains, Pt. 2
04 – Heroes and Villains – Children Were Raised
05 – Heroes and Villains – Prelude to Fade
06 – My Only Sunshine, Pts. 1 & 2
07 – Cabin Essence (Session Highlights and Stereo Backing Track)
08 – Surf’s Up (1st Movement)
09 – Surf’s Up (Piano Demo) [Master Take]
10 – Vegetables Fade
11 – The Elements Fire
12 – Cool, Cool Water (Version 2)
13 – Good Vibrations (Session Highlights)

http://www.filesonic.com/file/2832775385/BEACH_BOYS_-_The_Smile_Session.rar

domenica 30 ottobre 2011

DELITTI ROCK : KURT COBAIN


Magar said :
Eccoci arrivati alla puntata su Kurt Cobain.
Come sempre ben fatta, come sempre argomento trattato con la giusta deferenza e con il giusto rispetto.
Gran bella trasmissione.



http://www.filesonic.com/file/2827969095/Kurt_Cobain_-_delitti_rock.avi

SINEAD O'CONNOR : THE ESSENTIAL



Magar said :
Personaggio eccentrico, capace di clamorose cadute di stile, ma anche di notevoli vette artistiche.
Un CD che la rappresenta, forse non al meglio, ma che ce la rende con il dovuto cipiglio.
Fiera ed essenziale, come chi compra ed ascolta la sua musica.


01. Mandinka
02. Troy
03. I Want Your (Hands On Me)
04. Just Call Me Joe
05. I Am Stretched On Your Grave
06. Three Babies
07. The Emperor's New Clothes
08. Nothing Compares 2 U
09. Jump In the River
10. Last Day of Our Acquaintance
11. I Do Not Want What I Haven't Got
12. Success Has Made A Failure of Our Home
13. Don't Cry for Me Argentina
14. Jerusalem
15. Black Boys On Mopeds

PHILADELPHIA


Magar said :
Fin dall'inizio, fin dallo scorrere delle prime immagini, con quell'incredibilmente stupenda canzone di Bruce Springsteen, ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un grande Film.
Uno di quei Film che ti restano dentro, rari ed essenziali, al di là della critica e del plauso del pubblico.
Da vedere sempre....


Philadelphia
Un film di Jonathan Demme. Con Tom Hanks, Denzel Washington, Jason Robards, Antonio Banderas, Joanne Woodward. Mary Steenburgen, Roberta Maxwell, Buzz Kilman, Charles Napier, Adam LeFevre, Daniel Von Bargen, Gary Goetzman, Elizabeth Roby, Dan Olmstead, Karen Finley, Daniel Chapman, Mark Sorensen Jr, Jeffrey Williamson, Charles Glenn, Bradley Whitford, Jane Moore, Robert Ridgely, John Bedford Lloyd, Stephanie Roth Haberle, Ann Dowd, Paul Lazar, Ron Vawter, Robert Castle, Chandra Wilson, Joey Perillo, Warren Miller, Anna Deavere Smith, Lisa Talerico, Molly Hickok, Meghan Tepas, Ann Howard, Peg French, Katie Lintner, Dennis Radesky, Lauren Roselli, Lisa Summerour, Peter Jacobs, Ford Wheeler, David Drake, Bill Rowe Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 119 min. - USA 1993.

Brillante avvocato di Philadelphia è licenziato per inefficienza e inaffidabilità dal prestigioso studio legale dove lavora. È una scusa, sostenuta con mezzi ignobili: in realtà hanno scoperto che è omosessuale e malato di Aids. Sostenuto dall'affettuosa famiglia e dal suo tenero compagno, difeso da un grintoso avvocato nero, fa causa agli ex datori di lavoro. 1ª produzione di alto costo (25 milioni di dollari) sull'Aids, è una lezione di tolleranza, una requisitoria sui pregiudizi, un'arringa contro l'ingiustizia affidata a uno straordinario T. Hanks, interprete simpatico e “leggero”, e a D. Washington, l'avvocato che lo difende, fiero eterosessuale e a disagio con i gay, che a poco a poco disperde i suoi pregiudizi e le sue paure insieme a quelli dello spettatore. L'ottima sceneggiatura di Ron Nyswater affidata alla sobria regia di J. Demme diventa qualcosa di più di un onesto esempio di cinema civile: ne fanno testo alcune scene memorabili, la festa gay e la sequenza in cui Hanks ascolta Maria Callas in Andrea Chenier (4° atto) di Giordano, e la colonna musicale in cui Mozart, Spontini, Cilea, Catalani s'alternano a Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Neil Young. Oscar a T. Hanks attore protagonista e a Springsteen per la canzone “Streets of Philadelphia”.
(MyMovies)

CD 1
http://www.filesonic.com/file/2819466995/Philadelphia_(Tom_Hanks_-_Denzel_Washington_-_Antonio_Banderas-1993).cd1.avi
CD 2
http://www.filesonic.com/file/2827218385/Philadelphia_(Tom_Hanks_-_Denzel_Washington_-_Antonio_Banderas-1993).cd2.avi

OPPURE

File name: Philadelphia (Tom Hanks - Denzel Washington - Antonio Banderas-1993).cd2.avi
File size:518.06 MB

File name: Philadelphia (Tom Hanks - Denzel Washington - Antonio Banderas-1993).cd1.avi
File size:495.65 MB

PAUL SIMON : SONGWRITER


Magar said :
Aspetto da tempo un nuovo Album di Paul Simon, e invece...
Ecco uscire in questi giorni un bellissimo doppio CD che ce lo racconta in modo esemplare, con brani noti e meno noti, performances classiche e inedite, LIVE e in studio. Un bell'esempio di come fare per rendere appetibile un prodotto altrimenti obsoleto.
Meritevole....


DISC 1:
01. The Sound of Silence (Live at Webster Hall 2011) - new unreleased
02. The Boxer (Live at Central Park 1991)
03. Bridge Over Troubled Water (Aretha Franklin - studio version)
04. Mother and Child Reunion
05. Tenderness
06. Peace Like a River
07. American Tune
08. Kodachrome
09. Something So Right
10. Late In the Evening
11. Train In the Distance
12. Hearts and Bones
13. Rene and Georgette Magritte With Their Dog After the War
14. Still Crazy After All These Years
15. Diamonds On the Soles of Her Shoes
16. The Boy In the Bubble
17. Graceland

DISC 2:
01. Obvious Child
02. Further To Fly
03. The Cool, Cool River
04. Spirit Voices
05. Born In Puerto Rico
06. Quality
07. Darling Lorraine
08. Look At That
09. Senorita With a Necklace of Tears
10. That’s Me
11. Another Galaxy
12. Father and Daughter
13. Rewrite
14. Love and Hard Times
15. So Beautiful Or So What

http://www.filesonic.com/file/2820643485/PAUL_SIMON_-_Songwriter_(2011).rar

sabato 29 ottobre 2011

BOB DYLAN : PURE DYLAN



Magar said :
Un'altra raccolta di Dylan ?
Si, ma....
Una cosa diversa, uno sguardo attento e meno eclatante sulla vastissima produzione del Menestrello di Duluth. Quì non troverete i suoi maggiori successi, ma una serie di grandi pezzi, diciamo così, un pò meno noti. A partire dalla prima traccia, quella con Mark Knopfler, questo bel CD (78 minuti, 17 brani Digipack) viene immesso sul mercato per supportare la Tournee in compagnia di Mark.
Intima & sofisticata


01. Trouble In Mind
02. Girl From The North Country
03. Most Of The Time
04. She Belongs To Me
05. Billy 1
06. Shooting Star
07. Sugar Baby
08. You're Gonna Make Me Lonesome When You Go
09. Tomorrow Night
10. Every Grain Of Sand
11. Percy's Song
12. Born In Time
13. Boots Of Spanish Leather
14. This Dream Of You
15. Spanish Is The Loving Tongue
16. If You See Her, Say Hello
17. Moonshiner (Live)

http://www.filesonic.com/file/2816960375/BOB_DYLAN_-_Pure_Dylan_-_An_Intimate_Look_at_Bob_Dylan_(2011)_@320.rar

THE TREE OF LIFE


Magar said :
Il Cinema di Terence Malick è grande Cinema. Cinema che propone, che fa discutere, che anima, indigna, sprona....
Un grande Autore, che non può essere certo tacciato di prolissità, le cui opere vanno pertanto salutate con gioia. Questa sua ultima fatica si colloca nel gotha delle uscite del 2011. e merita, eccome se merita....



The Tree of Life
Un film di Terrence Malick. Con Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Fiona Shaw, Joanna Going. Hunter McCracken, Laramie Eppler, Tye Sheridan, Jackson Hurst, Lisa Marie Newmyer, Crystal Mantecon, Tom Townsend, Jennifer Sipes, Tamara Jolaine, Will Wallace, Kimberly Whalen, Michael Showers, Danielle Rene, Margaret Hoard, Zach Irsik, Brayden Whisenhunt, Erinn Allison, Jodie Moore, Chris Orf, Cole Cockburn, Christopher Ryan, Alex Draguicevich, Robin Read, Anne Nabors Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 138 min. - India, Gran Bretagna 2011.


Malick guarda al mistero della vita con irriducibile e commovente meraviglia
Marianna Cappi



Texas, anni Cinquanta. Jack cresce tra un padre autoritario ed esigente e una madre dolce e protettiva. Stretto tra due modi dell'amore forti e diversi, diviso tra essi per tutta la vita, e costretto a condividerli con i due fratelli che vengono dopo di lui. Poi la tragedia, che moltiplica le domande di ciascuno. La vita, la morte, l'origine, la destinazione, la grazia di contro alla natura. L'albero della vita che è tutto questo, che è di tutte le religioni e anche darwiniano, l'albero che si può piantare e che sovrasta, che è simbolo e creatura, schema dell'universo e genealogia di una piccola famiglia degli Stati Uniti d'America, immagine e realtà.
L'attesa della nuova opera di uno degli sguardi più dotati e personali dell'arte cinematografica è ricompensata da un film tanto esteso, per la natura dei temi indagati, quanto essenziale. Popolato persino da frasi quasi fatte, che la genialità del regista riesce a spogliare di ogni banalità e a resuscitare al senso. Malick parla la sua lingua inimitabile, le cui frasi sono composte di immagini (tante, in quantità e qualità) e di parole (molte meno) in una combinazione unica, senza mai pontificare. Si ha più che mai l'impressione che con questo film, che parla a tutti, universalmente, non gli interessi comunicare per forza con nessuno, ma farlo innanzitutto per sé.
Testimone di una capacità rara di sapersi meravigliare, ha realizzato un film che non si può certo dire nuovo ma nel quale Terrence Malick si ripete come si ripropone il bambino nell'uomo adulto, per “essenza” vien da dire: ci si può vedere la maniera o, meglio, ci si può vedere l'autore.
Del film si mormorava addirittura che avrebbe riscritto la storia del cinema e in un certo senso The Tree of Life fa anche questo, senza inventare nulla ma spaziando dall'uso di un montaggio emotivo da avanguardia del cinema degli esordi ad una sequenza curiosamente molto vicina al finale del recentissimo Clint Eastwood, Hereafter. Il confronto, però, scorretto ma tentatore, non si pone: la passeggiata di Malick in un'altra dimensione è potente e infantile come può esserlo solo il desiderio struggente che nutre il bambino di avere tutti nello stesso luogo, in un tempo che contenga magicamente il presente e ogni età della vita. Ecco allora che il film non sarà nuovo ma rinnova, ritrovando un'emozione primigenia, fondendo ricordo e speranza. L'ultimissima immagine non poteva che essere un ponte.
(from MyMovies)

CD 1
http://www.filesonic.com/file/2815529935/The.Tree.Of.Life.2011.cd1.avi
CD 2
http://www.filesonic.com/file/2816517975/The.Tree.Of.Life.2011.cd2.avi

OPPURE

File name: The.Tree.Of.Life.2011.cd2.avi
File size:719.02 MB

File name: The.Tree.Of.Life.2011.cd1.avi
File size:681.53 MB

JEFFERSON AIRPLANE : SURREALISTIC PILLOW (EXPANDED & REMASTERED)


Magar said :
Ogni tanto...
Ogni tanto mi piace presentare, o ripresentare, un Album Classico, uno di quegli Album ch ho (abbiamo) consumato ed imparato a memoria. Così, per rimarcare il fatto che questo è lo spirito de LaScighera. Uno sguardo al passato, ed i piedi nel presente. Ed in effetti, generalmente gli Album riproposti sono versioni rimasterizzate e con materiale inedito.
E' il caso di questo "Surrealistic Pillow" , stupendo secondo Album dei mitici Jefferson Airplane. Un Album che amo moltissimo, che non mi stanco mai di ascoltare...


1. She Has Funny Cars 3:08
2. Somebody To Love (Pop #5/Chart Debut: 4/1/67) 2:54
3. My Best Friend 2:59
4. Today 2:57
5. Comin' Back To Me 5:15
6. 3/5 Of A Mile In 10 Seconds 3:40
7. D. C. B. A.-25 2:35
8. How Do You Feel 3:28
9. Embryonic Journey 1:52
10. White Rabbit 2:30
11. Plastic Fantastic Lover 2:33
12. In The Morning 6:20
13. J. P. P. Mc Step B. Blues 2:36
14. Go To Her 4:01
15. Come Back Baby 2:55
16. Somebody To Love (Mono Single Version) 2:58
17. White Rabbit (Mono Single Version) 5:20

http://www.filesonic.com/file/2815725775/Jefferson_Airplane-(1967)-Surrealistic_Pillow_(Expanded_+_Remastered)_(2003).rar

BLUES : OLD & NEWS...



Magar said :
Old & News. Perchè il Blues è da sempre fonte inesauribile di grande musica, di grandi Band, di grandi Album. E così, per rinverdirne e continuare i fasti, eccovi due novità.
Due Album appena usciti ; da una parte "The Producers" , dall'altra "Savoy Brown" , ossia, una Band abbastanza sconosciuta e una Band di vecchie volpi. Due modi diversi di affrontare il Blues, due scuole di pensiero diverse, ma in comune la qualità e la voglia di fare buona musica.
Sono due Album davvero notevoli, per cui....


"The Producers" – London Blues (2011)
01 – Coming Back For You
02 – The Wrong Way Home
03 – Little Miss Sunshine
04 – Preservation Blues
05 – Drive This Car
06 – I Get The Blues
07 – Some People Say
08 – Tell Me Why
09 – London Blues
10 – The Money Lender
11 – Love Gone Bad
12 – Bamako


"Savoy Brown" – Voodoo Moon (2011)
01 – Shockwaves
02 – Natural Man
03 – Too Much Money
04 – She’s Got The Heat
05 – Look At The Sun
06 – 247
07 – Round And Round
08 – Voodoo Moon
09 – Meet The Blues Head On

http://www.filesonic.com/file/2815198285/blues_old_&_news.rar

venerdì 28 ottobre 2011

SANTANA : SACRED FIRE


Magar said :
Uno dei migliori concerti di Carlos Santana, ed un DVD davvero spettacolare....
Scaletta eccezionale, ritmo, grinta e splendide esecuzioni !
Un Must Imperdibile...


CD 1
http://www.filesonic.com/file/2784126345/Santana.Sacred.Fire.cd1.avi
CD 2
http://www.filesonic.com/file/2785098795/Santana.Sacred.Fire.cd2.avi

OPPURE

File name: Santana.Sacred.Fire.cd2.avi
File size:695.84 MB

File name: Santana.Sacred.Fire.cd1.avi
File size:698.08 MB

ABIOGENESI : UN GRAN BEL ITALIAN PROG



Magar said :
Gran bel gruppo, eredi diretti dei Black Widow, ed alfieri della ripresa del Prog Italiano.
Poi, ascoltandoli ci potete trovare echi di King Crimson, Arti & Mestieri, Balletto di Bronzo...
Comunque, sono una grande Band, e meritano ascolto e rispetto...
Eccovi una bella recensione tratta dal sito "Arlequins"...


L'affannoso dilemma morale della scelta tra il bene e il male, la morbosa consapevolezza del proprio inconscio, studiata mediante l'esplorazione degli anfratti più bui e reconditi dell'anima, sono tematiche a cui l'uomo ha sempre cercato di fornire una risposta esauriente ma indicano soprattutto il punto di partenza o comunque la muse ispiratrici per il gruppo piemontese degli ABIOGENESI, un quartetto di musicisti e compositori ossessionati dai tenebrosi richiami alle atmosfere un po' disincantate e malsane del dark-sound britannico degli anni '70 e legati alle macabre pagine letterarie distillate da eminenti personalità quali E.A. Poe, H.P. Lovecraft e A. Rice. Pur essendo giunti solo adesso all'esordio discografico, almeno sotto tale denominazione, i membri appartenenti agli ABIOGENESI hanno maturato negli anni passati una lunga esperienza che pone immediatamente in evidenza l'ottima preparazione tecnica di cui sono dotati e la notevole caratura nell'impostare il lavoro su una produzione tipicamente '70s, consentendo al motore ritmico di disegnare geometrie compatte e granitiche spesso lasciate in bella evidenza al fine di sostenere adeguatamente l'incedere avvolgente e drammatico dell'organo Hammond e le lucide divagazioni di una chitarra elettrica talvolta virata verso vigorose impennate colme di effetti wah-wah. Gli ABIOGENESI espongono materia colma di geniali intuizioni creative nell'arco dell'intero albo: infatti ci si perde in un meraviglioso flusso di note che partendo dall'iniziale "Ile St. Louis", oscura composizione dai tratti lugubri e sinistri, abbraccia la bellissima cover di "In ancient days" dei Black Widow, ribattezzata per l'occasione "La notte di Ognissanti", si espande nelle esoteriche immagini della title-track, ridondante di eclettici climi mitteleuropei, confluendo nel romanticismo de "L'oscura tenebra", una canzone che potrebbe appartenere di diritto agli Eneide. "Abiogenesi" è una vera cattedrale da culto per i nuovi adepti del verbo dark-progressivo, nella quale suggestione e tensione si identificano in messaggi sonori austeri e notturni.
Alberto Santamaria (from Arlequins)




"Il GiocoScuro" (1996)
1. Il Giocoscuro (22:50)
2. Sul Margine Del Bosco La Morte Librava La Sua Falce (8:07)
3. Notte Da Urlare (3:24)
4. Lunipieno (1:15)
5. Golem (10:00)

- Sandro Immacolato / drums
- Roberto Piccolo / bass
- Patrick Menegaldo / keyboards, Hammond organ
- Toni d'Urso / vocals, guitar, tapes


"Le Notti Di Salem" (2000)
1. Warning (2:50)
2. A Salem (5:42)
3. Echi Nel Buio (7:30)
4. Abiogenesi 3 (7:06)
5. Nuove Stelle (6:52)
6. Mr. Clive E Dr. Jones (3:58)
7. Similia Similibus Curentur (4:36)
8. Z.A.W. (Zombie Abiogenetic War) (7:47)
9. I Warned You (1:47)

Toni d'Urso / guitars, lead vocals
- Sandro Immacolato / drums
- Roberto Piccolo / bass
- Marco Cimino / Mellotron, organ, flute, harpsichord, vibraphon
...and
- Gigi Venegoni / guitars
- Clive Jones / vocals, flute, keyboards
- Kevin Brooks / keyboards

http://www.filesonic.com/file/2783063415/ABIOGENESI.rar

POOH : I PRIMI ALBUM


Magar said :
Non fate quella faccia schifata...
Si, va bene, lo so....
I Pooh, ....sulla Scighera. Però...
Se ci pensate bene, i primi anni '70 sono stati caratterizzati anche dai tanto vituperati Pooh...
Ed in effetti, i primi quattro Album, non sono poi così male.
Opera Prima è un pregevole debutto, con Canzoni passate alla storia (Tanta voglia di Lei, Pensiero...) e qualche buon pezzo. Poi viene Alessandra, ogni brano un successo....
Ma gli altri due, Parsifal e Un Pò del Nostro tempo Migliore non sono affatto male. Il primo dei due poi, all'estero viene considerato un ottimo esempio di Prog Sinfonico Italiano. L'altro è un Album di brani molto belli, decisamente suggestivi, ben suonati ed ottimamente arrangiati, che non sfigurano accanto a Album considerati mitici.
Comunque, riascoltateli con attenzione, sono certo che li rivaluterete.
Da li in poi possiamo anche tralasciare la produzione discografica dei Pooh, ma questi....

Opera Prima
Alessandra
Parsifal
Un Pò Del Nostro Tempo Migliore

http://www.filesonic.com/file/2782670805/POOH.rar

giovedì 27 ottobre 2011

BRUCE SPRINGSTEEN : THE BOSS...


Magar said :

Eh,...non è una cosa semplice affrontare un Post sul Boss,
anzi...
Personaggio impegnativo, vero e proprio Monolito del
Rock, con milioni di fans ad osannarlo e svariati Album
"da leggenda" a supportarlo. Vediamo dunque di
prendere la cosa con i dovuti modi.
Innanzitutto una precisazione : non amo particolarmente
Bruce, anche se gli riconosco un impatto musicale
davvero notevole, sopratutto quando ad accompagnarlo
c'era la E Street Band, e sicuramente è un grande Autore,
capace di scrivere Canzoni che ci hanno raccontato
un'America fatta di persone spesso in difficoltà,
un'America molto lontana da quella patinata e
superficiale a cui spesso vogliamo credere. Ma, del resto,
a questo avevano già abbondantemente provveduto Dylan
& Co ; diciamo che Bruce ,in più, ci ha messo la grinta del
vero Rocker, e quella rabbia gioiosa (suona strano ma è
proprio così) che alla fine si è dimostrata vincente.
Una cosa però va detta, nonostante Album strepitosi
(diciamo almeno i primi 5), esiste una sostanziale
differenza tra il musicista da Album e quello da Concerto.
Un Concerto del Boss è una cosa che non si può
raccontare, è semplicemente impossibile. Bisogna
viverlo.
Ascoltare una Canzone di Bruce da uno dei suoi Album
non rende l'idea di quello che può essere la sua
esecuzione dal vivo, sopratutto, come ho già detto, se al
suo fianco c'è la E Street Band. Personalmente ho sempre
avuto la sensazione che la versione su disco risulti
sempre piatta, quasi senza anima, ovviamente se
paragonata alle versioni LIVE. Diciamo che al massimo
trovo sull'Album il 10 % delle emozioni che mi
"raggiungono" nella versione LIVE.
Per chi non ha mai avuto la fortuna di vedere un concerto
del Boss, resta una sola cosa da fare : procurarsi gli
storici Bootleg del periodo aureo. Quei vinili tripli (penso a
"Piece the Resistance" e a "Living in the Promise Land")
che hanno accompagnato una intera generazione di Fan.
Detto questo però non si può non rendere un doveroso
omaggio ad uno degli Artisti più rappresentativi di tutta la
sua generazione, per cui...
Per cui eccovi i suoi Album più rappresentativi, quelli che
contengono le Canzoni che hanno fatto la Storia, la sua e
la nostra.
A voi la scelta di una ipotetica scaletta per comporre una
personalissima set list. Una scelta decisamente non
facile, visti i titoli a disposizione ; penso a brani tipo...
Point Blank, Thunder Road, Racing in the Street, Because
the Night, The River, Born to Run, Rosalita...
Fate vobis

1973 - Greetings From Asbury Park, N.J.
1973 - The Wild, the Innocent, and the E Street Shuffle
1975 - Born to Run
1978 - Darkness on the Edge of Town
1980 - The River
1984 - Born in the U.S.A.


ONE
http://www.filesonic.com/file/2745700165/BRUCE_ONE.rar
TWO
http://www.filesonic.com/file/2750196955/BRUCE_TWO.rar
THREE
http://www.filesonic.com/file/2752774785/BRUCE_THREE.rar

JOHN LENNON : WALLS AND BRIDGES


Magar said :
"Walls and Bridges" è l'Album di John Lennon che preferisco. E' quindi con gioia che lo posto per gli amici che mi seguono.
Non sto a spendere ulteriori parole, non servono...


Walls and Bridges è il nono album da solista di John Lennon, pubblicato nell’ottobre del 1974.
Ideato e registrato durante il suo periodo di separazione da Yoko Ono, il disco cattura Lennon nel bel mezzo del suo famoso "lost weekend", un lasso di tempo che durò diciotto mesi. L’album raggiunse la prima posizione in classifica e contiene l’unico singolo da numero 1 dell’intera carriera solista in vita di Lennon, il brano Whatever Gets You Thru the Night.
Alla fine del 1973, dopo l’uscita dell’album Mind Games, Lennon partì per Los Angeles accompagnato dalla sua assistente e amante May Pang, con in mente il progetto di registrare un disco di cover di classici rock 'n' roll anni Cinquanta con il produttore Phil Spector. Le sessions per l’album degenerarono presto in festini alcolici, Lennon e Pang ritornarono a New York mentre Spector sparì con i nastri delle registrazioni. Ancora bendisposto a creare musica, Lennon decise di registrare un nuovo album di materiale originale.
Le sedute di registrazione per Walls and Bridges iniziarono nel giugno 1974 agli studi Record Plant East. I musicisti coinvolti includevano gli amici Jim Keltner alla batteria, Klaus Voormann al basso, Jesse Ed Davis alla chitarra, e Arthur Jenkins alle percussioni. Walls and Bridges possiede un’ampia varietà di stili musicali e molti dei testi rivelano contemporaneamente sia l’entusiasmo per la ritrovata libertà che il senso di vuoto per la mancanza di Yoko. Going Down On Love, What You Got, Bless You esprimono questi sentimenti verso Ono. Steel and Glass, introdotta da un sinistro riff, è un’altra delle canzoni “attacco” di Lennon, sullo stile di How Do You Sleep? nell’album Imagine, dove si scagliava contro l’ex partner musicale Paul McCartney; questa volta l’obiettivo delle invettive di Lennon è l’ex manager dei Beatles Allen Klein. Scared è una spettrale canzone sulla paura di Lennon di invecchiare in solitudine e senza più successo. Il brano contiene anche le profetiche parole: «Hatred and jealousy gonna be the death of me». (L’odio e la gelosia saranno la mia morte)
L’album contiene anche alcune delle canzoni più sottovalutate di Lennon, come Whatever Gets You Thru The Night e #9 Dream. La prima, che figura Elton John al pianoforte e ai cori, raggiunse la prima posizione nella classifica dei singoli negli Stati Uniti la stessa settimana dell’uscita del disco. Avendo perso una scommessa sul potenziale commerciale della canzone che aveva fatto con Elton, John accettò di esibirsi in concerto con lui al Madison Square Garden di New York il 28 novembre, dove avrebbero eseguito insieme l’attuale hit di Lennon. In aggiunta, furono anche eseguite, per la gioia del pubblico, I Saw Her Standing There e Lucy In The Sky With Diamonds, cover dei Beatles ultimo singolo di Elton John. Questa fu l’ultima esibizione pubblica di Lennon su un palco. Altre canzoni notevoli sull’album sono, Nobody Loves You (When You're Down and Out) che, originariamente era stata scritta con in mente Frank Sinatra (e Lennon aveva segretamente sperato che “The Voice” accettasse di interpretarla), Beef Jerky, l’unico strumentale ad apparire su disco nell’intera carriera solista di John Lennon, e il primo brano registrato per il disco, Surprise Surprise (Sweet Bird of Paradox) gioiosa canzone d'amore dedicata a May Pang.
Durante una delle frequenti visite dall’Inghilterra per andare a trovare il padre, l’undicenne Julian Lennon partecipò alle sedute di registrazione e insieme al padre incise una cover della vecchia canzone "Ya Ya", che Lennon inserì alla fine di Walls and Bridges così accreditata: "con Julian Lennon alla batteria e papà alla voce e al pianoforte". Lennon mandò anche un velato messaggio al produttore Morris Levy, il quale si aspettava che il nuovo disco di Lennon fosse il pattuito album di classici rock‘n’roll (vedi Rock 'n' Roll), all’inizio della canzone: «Ok, Let's do sitting in the lala and get rid of that!» (Bene, facciamo "sitting in the lala" e facciamola finita!), che fece infuriare Levy. May Pang ricorda che il giovane Julian rimase scontento quando seppe che la sua esibizione sarebbe finita sul disco, e disse al padre: «Se l’avessi saputo, avrei suonato meglio!».
In aggiunta al riavvicinamento del rapporto con Julian, Lennon ristabilì i contatti anche con gli altri Beatles durante questo periodo. Walls and Bridges è pieno di rimandi alla musica del gruppo. Nella prima canzone dell’album, Lennon canta «somebody please, please help me». In Surprise Surprise, Lennon utilizza il finale di Drive My Car sostituendo i beep beep yeahs della canzone dei Beatles, con sweet sweet love. In risposta al brano su “Lennon” di McCartney, Let Me Roll It sull’album Band on the Run, Lennon riprese il riff di chitarra della canzone nota per nota e lo incorporò in Beef Jerky. Inoltre, Paul e John ricominciarono a frequentarsi e una jam session tra i due (a cui parteciparono anche Stevie Wonder, Jesse Ed Davies, Harry Nilsson e Bobby Keys) fu registrata ai Record Plant studios di Los Angeles il 28 marzo 1974. La registrazione venne alla luce solo diciotto anni dopo, quando un frammento della stessa fu pubblicato sul bootleg A Toot and a Snore in '74.
All’ultimo minuto fu lasciata fuori dall’album la canzone intitolata Move Over Ms. L – uno dei rock più duri scritti da Lennon e una delle rarissime canzoni che esprimono sentimenti non proprio “benevoli” nei confronti di Yoko Ono, che sarà pubblicata successivamente come B-side del singolo Stand By Me l’anno seguente. L’elaborata confezione del disco comprendeva disegni scolastici fatti da Lennon durante l’infanzia e una serie di foto intercambiabili del suo viso.
Oltre al successo in America del singolo di Whatever Gets You Thru The Night, Walls and Bridges fu ben accolto anche in Inghilterra, dove raggiunse la posizione numero 6 in classifica. Come anche Mind Games, Walls and Bridges non è considerato alla stregua dei capolavori del Lennon solista come John Lennon/Plastic Ono Band o Imagine, ma ha comunque la sua nicchia di fan. Uno di questi, Elton John, dichiarò di considerare Walls and Bridges "il miglior disco solista di un ex Beatle". Inoltre, a dispetto del fatto che l’album fu registrato durante la loro separazione, Yoko Ono ha indicato il disco come il suo preferito tra quelli incisi da Lennon durante la sua carriera solista. Poco dopo l’uscita del disco, Lennon mixò personalmente una versione quadrifonica dell’album (per le 20 persone che lo compreranno, scherzò all’epoca). Questi missaggi mettono in evidenza gran parte delle parti percussive e delle partiture orchestrali che non erano così prominenti nella versione stereo.


Going Down on Love – 3:54
Whatever Gets You Thru the Night – 3:28
Old Dirt Road – (John Lennon/Harry Nilsson) – 4:11
What You Got – 3:09
Bless You – 4:38
Scared – 4:36
#9 Dream – 4:47
Surprise, Surprise (Sweet Bird of Paradox) – 2:55
Steel and Glass – 4:37
Beef Jerky – 3:26
Nobody Loves You (When You're Down and Out) – 5:08
Ya Ya (Dorsey/Lewis/Robinson) – 1:06

http://www.filesonic.com/file/2745043135/JOHN_LENNON__-_Walls_And_Bridges_(1974).rar

mercoledì 26 ottobre 2011

CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG : DEJA VU (EXPANDED EDITION)




Magar said :
Be, il disco lo conoscete no ?
Questa è l'edizione Remastered & Expanded !
Doppio CD....
Buon ascolto.....


http://www.filesonic.com/file/2743959391/CROSBY_STILLS_NASH_&_YOUNG_-_Deja_vu_(Expanded_Edition).rar

PAOLO FRESU : MISTICO MEDITERRANEO


Magar said :
Mi piace molto l'ultimo Album di Paolo Fresu, per cui sono molto contento di questo Post.
Per meglio raccontarvi il Film eccovi una bella recensione tratta dal bel sito GEROVI-JAZZ


L'Ultimo album di Paolo Fresu "Mistico Mediterraneo", edito dalla ECM, sviluppa un tema caro al musicista isolano, quello del rapporto fra jazz e folklore popolare.
Il disco è stato inciso con il gruppo polifonico corso A Filetta (La Felce) il cui repertorio mescola tradizione e rinnovamento, canti antichi ai quali fanno eco brani originali, nati in quasi trent'anni di attività e con il bandoneon di Daniele di Bonaventura che contribuisce ad amalgamare le sonorità polifoniche con la tromba di Fresu.
Il percorso di ricerca iniziato anni orsono con il folklore sardo attraverso lavori come Sonos 'e Memoria (2001) e Etnografie (2004), ha trovato un più ampio bacino d'espansione attraversando le Bocche di Bonifacio e approdando in Corsica. Secondo Fresu infatti: «La Corsica e la Sardegna hanno diversità culturali e storiche, ma le sonorità possono essere molto in sintonia. Loro avevano relazioni dirette con i cori di Orosei e Santu Lussurgiu, che tra l’altro sono le confraternite sarde con le quali collaboro di più. Soprattutto ho provato con loro un rapporto diretto emozionale, molto di stomaco, come si usa fare tra isolani. Sono rimasto colpito da questa polifonia».
In queste settimane i musicisti sono in tournée in Italia per promuovere il disco e da una di queste date è tratto il video che propongo
Questo interessante progetto vede la sintesi fra jazz e folklore, musicalità arcaiche e spunti moderni, sentimenti religiosi e profani, il tutto messo insieme con grande maestria.
(from : GEROVI-JAZZ)


Paolo Fresu tromba, flicorno
Daniele di Bonaventura bandoneon

A Filetta (voci)
Jean-Claude Acquaviva
Paul Giansily
Jean-Luc Geronimi
José Filippi
Jean Sicurani
Maxime Vuillamier
Ceccè Acquaviva


01. Rex tremendae
02. Liberata
03. Da tè à mè
04. Le lac
05. Dies irae
06. Gloria
07. Corale
08. La folie du Cardinal
09. U sipolcru
10. Scherzi veranili
11. Figliolu d’ella
12. Gradualis
13. Sanctus

http://www.filesonic.com/file/2743627011/PAOLO_FRESU_-_Mistico_Mediterraneo.rar

AGORA


Magar said :
Torno a postare il bel Film di Amenabar che narra la storia di Ipazia, e di conseguenza l'ennesima pagina nera della chiesa cattolica. Un'infamia che si aggiunge alle altre, e che dimostra quanto, troppo spesso, si predichi bene e....
Una visione assolutamente consigliata, per rendersi conto che....


Agora
Un film di Alejandro Amenábar. Con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale. Rupert Evans, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Homayoun Ershadi, Oshri Cohen, Harry Borg, Charles Thake, Yousef 'Joe' Sweid, Andre Agius, Paul Barnes, Christopher Dingli, Clint Dyer, Wesley Ellul, Jordan Kiziuk, George Harris, Amber Rose Revah, Angele Galea, Alan Meadows Avventura, durata 128 min. - Spagna 2009.


l film narra in forma romanzata la vita della filosofa alessandrina Ipazia (Rachel Weisz), conclusasi col suo assassinio per mano di un gruppo di fanatici parabolani, nel marzo del 415, durante l'epoca delle persecuzioni anti-pagane stabilite per legge dai Decreti teodosiani. Sul finire del IV secolo, mentre le tensioni tra cristiani e pagani si accentuano ad Alessandria d'Egitto, dov'è presente sia una nutrita comunità cristiana sia il celebre tempio pagano di Serapide; lo zelota cristiano Ammonio compie un miracolo (attraversando un braciere senza riportare ferite) dinnanzi alla folla cittadina, schernendo così la comunità pagana. Ipazia mostra indifferenza per tali questioni e si dedica alla difesa della conoscenza classica, nonché ad ardite riflessioni d'astronomia che la portano a dubitare del modello geocentrico promosso da Tolomeo, giudicandolo troppo artificioso ed interessandosi degli ormai dimenticati studi di Aristarco, che ponevano invece il Sole al centro del sistema solare. Viceversa, suo padre Teone mostra una decisa ostilità verso i cristiani, al punto da voler punire una schiava domestica perché in possesso di una croce di legno; per risparmiargli la punizione, un altro schiavo, Davo, mente asserendo di essere anch'egli cristiano, e chiede così di ricevere le frustate al posto dell'altra schiava. Ironicamente, dopo aver incontrato Ammonio per le strade della città, Davo si lascia persuadere a convertirsi alla sua fede. Intanto, la comunità pagana di Alessandria si riunisce in seguito alla provocazione di Ammonio, e Teone concorda con gli esponenti più facinorosi riguardo alla necessità di aggredire fisicamente i Cristiani per vendicare l'affronto, nonostante le proteste d'Ipazia. Tuttavia, dopo l'assalto iniziale in pubblica piazza, i pagani si ritrovano in netta inferiorità numerica, e devono ritirarsi all'interno delle mura del Serapeo, che comprende non solo lo sfarzoso tempio ma anche la famosa Biblioteca di Alessandria; lo stesso Teone viene ferito da un suo schiavo, che si ritrova ad anteporre la sua fede al suo dovere di schiavo. Durante la notte, l'assedio alle mura viene posto in stallo dall'intervento della guardia cittadina, su ordine del Pretore. Tuttavia, la mattina dopo un ambasciatore rende noto ai pagani trincerati le volontà dell'Imperatore Teodosio II: non saranno puniti per l'attacco ai Cristiani, ma le guardie dovranno essere ritirate e i Cristiani lasciati liberi di entrare nel Serapeo. Intuendo la furia distruttiva degli zeloti cristiani, i pagani fuggono dall'uscita posteriore del tempio, non prima di aver però portato con sé diversi scritti di teatro, filosofia e matematica, che altrimenti verrebbero sicuramente distrutti insieme alla Biblioteca dalla folla inferocita, come appunto avviene. Davo sceglie di non fuggire insieme ad Ipazia e gli altri, bensì di unirsi agli zeloti nella distruzione del Serapeo, odiato simbolo della cultura classica e pagana. Segretamente infatuato della sua padrona, torna poi nella sua casa per abusare di lei, ma desiste appena cominciato e se ne vergogna . Ipazia sceglie di liberarlo per scacciarlo dalla propria dimora, mentre Teone muore in seguito all'infezione della ferita durante gli scontri con i cristiani.
Passano diversi anni, durante i quali il paganesimo scompare dalla vita pubblica alessandrina e il Cristianesimo assume una posizione sempre più dominante nella società dell'Impero. Il vescovo Cirillo, che condivide le politiche di obliterazione dei culti pagani come predetto pochi anni prima da Teodosio, minaccia l'ordine sociale dal prefetto Oreste, ex-allievo di Ipazia. Scoppia inoltre un conflitto con la comunità ebraica locale, che viene assalita dai parabolani, guidati da Ammonio, all'anfiteatro. Gli ebrei decidono di vendicarsi nottetempo, attirando con l'inganno nella cattedrale decine di cristiani e massacrandoli a colpi di pietre. Ne segue una persecuzione su vasta scala degli ebrei, che vengono uccisi pubblicamente e poi ammassati in grandi pile funerarie. Frattanto, Ipazia continua i propri esperimenti sul modello eliocentrico, iniziando a covare dubbi riguardo un'orbita perfettamente circolare dei pianeti. La situazione si aggrava ulteriormente quando Oreste, seppure cristiano e battezzato, rifiuta di inginocchiarsi dinnanzi alle Sacre Scritture durante una pubblica messa, scatenando così pesanti maldicenze sull'influenza negativa che Ipazia, dichiaratasi non cristiana di fronte al Concilio, avrebbe su Oreste. Ammonio colpisce Oreste scagliandogli una pietra all'uscita della Chiesa, e viene così messo a morte, ma ormai su Ipazia gravano le accuse di empietà e stregoneria. I parabolani, ora fuori di sé, decidono di linciarla. Davo ode questi discorsi e corre a casa della sua ex-padrona per avvertirla, ma scopre che si è nuovamente recata al Concilio, dove Oreste le ha offerto un'ultima possibilità di scampare alla furia del popolo: battezzarsi, come hanno già fatto, seppur di malgrado, tutti i membri del Concilio non cristiani. Ipazia rifiuta, ma sulla via per tornare alla propria dimora viene sequestrata da un gruppo di zelanti, che la portano in una chiesa isolata per scorticarla viva, ma Davo, che si è unito al gruppo strada facendo, propone invece di lapidarla per evitare il contatto con il suo sangue impuro. Approfittando del tempo necessario agli zelanti per raccogliere le pietre fuori dalla chiesa, si avvicina ad Ipazia e, con il suo tacito consenso, la strangola, risparmiandole così una morte ben più dolorosa per mano degli zelanti.
La protagonista Ipazia è rappresentata come una filosofa e una scienziata che insegna ponendo questioni sulla validità del sistema tolemaico, che a quell'epoca si stava consolidando filosoficamente. Ella argomenta sui temi astronomici e fisici tipici della Rivoluzione Scientifica: come possono le stelle erranti (i pianeti) descrivere epicicli e deferenti.
Nel film si sostiene che Ipazia, riferendosi all'antico scienziato Aristarco, che fu il primo a teorizzare un sistema eliocentrico, capì (molti secoli prima di Copernico e di Galilei) che doveva essere la Terra a girare attorno al Sole e non il contrario. Quindi, non soddisfatta del fatto che la distanza del Sole fosse talvolta più lontana o più vicina alla Terra, con l'osservazione del cono di Apollonio trovò la soluzione ipotizzando (come scoprì poi Keplero) orbite ellittiche anziché circolari.
Il film lascia intendere che se Ipazia non fosse stata lapidata dai cristiani, sarebbe forse riuscita ad anticipare di ben 12 secoli il modello astronomico di Keplero. Ma ciò non possiede, tuttavia, una corrispondenza storica, in quanto Giovanni Keplero nella celebre Astronomia nova derivò le orbite ellittiche dai dati di Tycho Brahe, e precisamente sui moti di Marte la cui orbita è molto eccentrica. Prima di allora sarebbe stato impensabile e insensato secondo lo stesso Galileo Galilei, immaginare orbite non circolari. D'altronde non vi è alcun riscontro storico circa le eventuali teorie eliocentriche di Ipazia, qui riportate forse al solo scopo narrativo, e comunque il suo contributo scientifico risulterebbe associato solamente ai lavori del padre, Teone di Alessandria.

CD 1
http://www.filesonic.com/file/2731352291/Agora.2010.part1.rar
CD 2
http://www.filesonic.com/file/2739586671/Agora.2010.part2.rar

martedì 25 ottobre 2011

DON BACKY : ITALIANS.....



Magar said :
Proprio lui !
E non storcete il naso, Don Backy resta un grande della musica Italiana, uno di quelli veri. Uno a cui la sorte, ma sopratutto certi "amici" hanno magari voltato le spalle, ma sempre un grande. Basta ascoltare le sue Canzoni per rendersene conto.
Eccovi quindi un doppio CD che raccoglie le sue Canzoni, più l'ultima sua fatica, un Album di cover davvero notevole.
E poi, andate a vedere la sua filmografia. Vi renderete conto che, a partire dal bellissimo "Banditi a Milano" di Carlo Lizzani, Don Backy ha messo la faccia in molti film davvero notevoli.


"La Mia Storia"
CD1
amico
ho rimasto
io che giro il mondo
una ragazza facile
la carita'
dimmi cosa
non piangere stasera
ma con chi
quando un uomo non sa amare
cara
succedera'
fuggiasco
in una stanza senza sole
ritorna da me
la tua voce
la storia di francie ballan
mister tamburino
serenata

CD2
canzone
l'immensita'
casa bianca
in cerca di te perduto amor
l'amore
poesia
l'egoista
io piu' te
amore non amore
l'odore del pane
immaginare
il naso
zoo
faccia da marciapiede
buonanotte

"IL MESTIERE DELLE CANZONI"
Arrangiamenti e orchestrazioni: Enzo Polito
SULLA STRADA
CHE STRANO
PIAZZA SAN PIETRO
CANDIDA
CULTURA DA STRADA
AUTORITRATTO –
VENT'ANNI
IL MIO MESTIERE
LE CANZONI
ALBERGHI
SPIRITUAL
L'ARTISTA.
....plus...

Hanno collaborato alla realizzazione
Enzo Polito: Pianoforte, testiere e fisarmonica.
Claudio Trippa: chitarre soliste e ritmiche – elettriche e acustiche (amplificatori Tabacco amp.)
Riziero “Bixio” Amorosi: Batteria (piatti Ufip).
Matteo Esposito: Basso
Massimo Tomo: chitarra ritmica in “Le canzoni”.
Giancarlo Capo: chitarre, basso, in “Che strano”.
Diego Calcagno: pianoforte, violini e tastiere in “Che strano”
Raul “Cuervo” Sceba: Percussioni
Sezione Fiati
Mirko Rinaldi: Tromba.
Massimo Pirone: Trombone.
Donato Sensini: Sax alto.
Francesco Polito: Sax tenore e clarinetto.
Sezione Violini
Antonio Marchetti: I violino.
Valentina Macioti.
Federico Vozzella.
Diretti da Francesco “Jimmy” Marchetti.

Sezione cori
Anna Tulimieri, Annarita Liparoti, Cinzia “Gabi” Campagni, Gaetano Romeo, Enzo Polito, Francesco Polito, Emiliano Caponi, Don Backy.
Ringraziamenti
Tullio De Piscopo: Batteria in “L’Artista” e “Sulla strada”.
Alberto Radius: Chitarre in “L’Artista”.
Isabel Tamiazzo (in arte Isabel): voce in ”Che strano”.
Giancarlo Capo: Chitarra ritmica in “Cultura da strada” e “Autoritratto”. Elaborazione arrangiamento di “Che strano” in collaborazione col m° Enzo Polito.
Pino Santamaria: Basso in “Sulla strada”.
Julius Farmer: Basso in “L’Artista”.
Ingegneri del suono: Pino Santamaria e Claudio Trippa dello studio “Novo Sonum” – Roma
Produttore: Emiliano Caponi per conto di Gennaro Ricca e Rino Ciotta della CSINFO spa, di Pisa.


Don Backy, pseudonimo di Aldo Caponi (Santa Croce sull'Arno, 21 agosto 1939), è un cantautore, attore e pittore italiano.
nizia a strimpellare la chitarra da ragazzino, dopo aver visto al cinema, nel 1956, il film Senza tregua il rock and roll, in cui Bill Haley canta, accompagnato dal gruppo dei Comets, Rock Around the Clock: comincia quindi a cantare il genere con il gruppo dei "Golden Boys" (lavorando di giorno come impiegato in una conceria di pellami), usando il nome d'arte di "Agaton" e, ben presto, a comporre canzoni, finché nel 1960 incide il suo primo 45 giri, registrato a Roma e autoprodotto, contenente le canzoni "Volo lontano" e "Solo con te" col nome di "Agaton e i Pirati". È tuttavia lui stesso ad acquistare le 100 copie prodotte del disco.
Qualche mese dopo si reca a Torino, dove incide (questa volta con il gruppo "Golden boys", che hanno mutato il nome in "Kiss"), il secondo 45 giri - ancora autoprodotto - con un brano di Alberto Senesi, "Bill Haley rock", e una versione di "Non arrossire" di Giorgio Gaber cantata a due voci - stile Everly Brothers - con Alberto, il vocal-chitarrista del gruppo.
L'anno successivo scrive La storia di Frankie Ballan, una ballata ispirata alla storia di Franco, un suo amico scappato di casa con la sua ragazza Wally: la musica, assolutamente inusuale in quel periodo, ricorda molto le atmosfere western. Il giovane Aldo crede fino in fondo a questa canzone: si reca a Torino per inciderla in un terzo 45 giri autoprodotto (questa volta il nome usato è "Kleiner Agaton"), riservando il lato B a Mi manchi tu, brano scritto a quattro mani con Alberto Senesi. Il disco viene inviato a discografici e produttori. Il maestro Detto Mariano, all'epoca collaboratore di Alessandro Celentano (fratello di Adriano), ascolta il disco e lo segnala ad Adriano, che sta cercando nuovi artisti da lanciare per la sua casa discografica, il Clan Celentano, fondata proprio in quel periodo (marzo 1962) dopo la chiusura del contratto con la Jolly, ma Celentano boccia sia la canzone che il cantante. Detto Mariano non si arrende: dopo alcuni giorni quindi ripropone il disco all'ascolto di Adriano, ottenendone un secondo rifiuto. Solo la curiosità spinge Milena Cantù (all'epoca fidanzata di Celentano) a riascoltare il disco, rimanendone entusiasta. Adriano Celentano si convince allora dell'originalità del brano e del cantante e lo fa contattare dal fratello con una lettera raccomandata. Il ragazzo si presenta emozionatissimo a Milano e viene scritturato.
Ricky Gianco, Guidone e altri componenti del Clan decidono di cambiare il nome d'arte di Agaton e optano per Don Backy. La neonata etichetta discografica lo invia al primo Cantagiro con La storia di Frankie Ballan. Sulla facciata B del disco viene incisa Il Fuggiasco, nuova versione di Mi manchi tu con il testo riscritto da Luciano Beretta.
Il Cantagiro si conclude con Don Backy al settimo posto della classifica e il disco è l'unico - insieme a quello di Celentano - a riscuotere un buon successo di vendite[senza fonte]. I Fuggiaschi diventa il nome del suo gruppo.
L'anno successivo Don Backy partecipa alla seconda edizione della manifestazione con il brano Amico, cover di un brano di Burt Bacharach, riscuotendo anche in questo caso un lusinghiero successo di vendite. Nello stesso anno, cantando La carità, facciata B di Amico, prende parte al film Il monaco di Monza con Totò, per la regia di Sergio Corbucci. In questo film Don Backy e Celentano compaiono nei panni di due frati.
Altro successo di quell'anno è l'irriverente Ho rimasto - che crea scandalo per l'errore grammaticale contenuto nel testo - seguito l'anno dopo da Io che giro il mondo (per il terzo anno di seguito al Cantagiro). Sempre nel 1964 recita nel film Super rapina a Milano, di cui ha scritto il soggetto insieme a Celentano: sul set di questo film conosce la giovane attrice Liliana Petralia, che diventerà sua moglie.
Don Backy scrive anche testi per altri autori del Clan: sulla musica di Stand by me racconta la storia di una ragazza non vedente, e la canzone Pregherò diventa un grande successo di Celentano; per Ricky Gianco scrive il testo di Tu vedrai, sulla musica di Don't play that song, che viene lanciata quale seguito di Pregherò.
Il 1964 è anche l'anno di Cara, che viene seguita nel 1965 dal brano L'amore, giudicata da lui come la canzone che gli apre definitivamente il suo mondo di "cantainventore". Il 1966 è la volta di Serenata, brano scherzoso, assolutamente nelle corde del Don Backy irriverente verso le mode. Dopodiché I Fuggiaschi si staccano da lui per dedicarsi ad una loro carriera autonoma, e Don Backy forma un altro gruppo, La Banda.
Nel 1967 è al Festival di Sanremo in coppia con Johnny Dorelli con una delle sue canzoni più celebri, L'immensità, ripresa subito da Mina, da Milva e più recentemente dai Negramaro, da Francesco Renga e - in Spagna e paesi latini - da Monica Naranjo. Segue il grande trionfo con Poesia, nell'estate dello stesso anno. Sempre in quell'anno escono due film, I sette fratelli Cervi di Gianni Puccini e Banditi a Milano di Carlo Lizzani, ed il libro Io che miro il tondo, pubblicato da Feltrinelli. Don Backy diventa così il primo cantautore ad aver pubblicato un romanzo.
Al 15º Festival della Canzone Napoletana 1967 si presenta con il brano di Salerno e Lombardi E facimmoce a croce, eseguito in abbinamento con Ettore Lombardi.
L'anno dopo, per problemi legati alle royalties effettive pagategli sui dischi venduti, abbandona il Clan Celentano. Le versioni di questa vicenda sono divergenti, ma nel 1974, Celentano addiverrà a una transazione, considerate le prove inconfutabili presentate da Don Backy
Il cantautore toscano nel 1968 avrebbe dovuto partecipare al Festival di Sanremo in coppia con Milva con il suo brano Canzone, ma Ornella Vanoni si è infatuata della sua canzone Casa bianca e la pretende per il festival. Don Backy non può però accontentarla, perché il regolamento di allora vietava a un compositore di presentare più di un brano. Il Clan trova l'escomotage di far presentare la documentazione riguardante Casa Bianca facendola firmare da un prestanome - tale Eligio La Valle - che accetta dietro compenso. La firma dell'autore del testo (Don Backy) viene falsificata da Detto Mariano. (Seguiranno a questo proposito 9 gradi di giudizio con la sorprendente decisione finale che vede il brano assegnato al La Valle, senza che a Don Backy siano mai state accolte le prove testimoniali, tantomeno essere mai stato convocato per essere interrogato).
Questa la goccia che fa traboccare il vaso, già abbondantemente colmo dalla vicenda delle royalties che Celentano per 7 anni non ha pagato a Don Backy per le canzoni che hanno portato al successo lo stesso Adriano Celentano. La situazione precipita e così Celentano gli impedisce di partecipare come cantante al Festival di Sanremo.
La sua Canzone sarà interpretata proprio da Adriano Celentano che, vendicandosi di quello che lui reputa il tradimento di un amico, la canta stonando volutamente, fingendo di dimenticarsi le parole, e con un tono distratto e svagato che non rende giustizia al brano; nonostante ciò la canzone arriva terza, grazie soprattutto a Milva, e Casa bianca si classifica seconda. Il giorno successivo, il quotidiano "La Notte" titola in prima pagina: «Don Backy vince senza cantare».
L'artista toscano prontamente fonda una sua casa discografica, chiamandola Amico dal titolo del suo primo successo, ma qualcuno vedrà in questo nome un riferimento ironico alla vicenda che lo vede contrapposto a Celentano. Il primo 45 giri esce con Canzone e, sul lato B, Casa bianca. Il Clan pubblica un altro 45 giri usando il provino che Don Backy aveva inciso in precedenza, e tutto ciò, unito ai dischi cantati da Milva e da Celentano, fa sì che nello stesso periodo ci siano ben 4 dischi con la stessa canzone: la versione di Don Backy risulta di gran lunga la più venduta e raggiunge il primo posto nella hit parade.
La vicenda prosegue in tribunale: Celentano denuncia Don Backy per aver rotto il contratto, e Don Backy a sua volta lo denuncia per 7 anni di contratto non pagati.


http://www.filesonic.com/file/2729748181/DON_BACKY.rar

JIMI HENDRIX : THE FIRST TWO...



Magar said :
Ok, ancora Jimi !
Chi conosce LaScighera sa che Jimi qui è di casa, sa che nutro una predilezione particolare per il grande mancino di Seattle, per cui...
Per cui eccovi i primi due Album ! Pura Psychedelia, tanta qualità, tanta inventiva...e poi, non dimenticatelo, correva l'anno 1967.
41 anni fa....e scusate se è poco !



Are You Experienced è l'LP di debutto della The Jimi Hendrix Experience, primo gruppo formato dal chitarrista rock Jimi Hendrix. L'album, registrato tra il 26 ottobre 1966 ed il 3 aprile 1967, fu pubblicato il 12 maggio del 1967 e raggiunse il secondo posto in classifica nel Regno Unito.
L'album venne anticipato dal singolo Hey Joe, pubblicato il 16 dicembre 1966. Viene da molti considerato il migliore album del gruppo, nonché una pietra miliare della storia del rock. Nel 2003, l'album venne incluso nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone alla posizione numero 15.
Sin dalla sua pubblicazione Are You Experienced si rivelò subito un successo sia commerciale che di critica. L'album raggiunse il secondo posto in classifica in Gran Bretagna cedendo il primato al solo Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Il disco contiene alcune delle canzoni più conosciute di Hendrix, incluse Purple Haze, Hey Joe, Fire, Stone Free, e Red House. Viene spesso considerato uno dei migliori album di debutto della storia del Rock.

"Are You Experienced "
Versione UK
Lato A
Foxy Lady - 3:19
Manic Depression - 3:42
Red House - 3:42
Can You See Me - 2:33
Love or Confusion - 3:11
I Don't Live Today - 3:55
Lato B
May This Be Love - 3:11
Fire - 2:43
Third Stone from the Sun - 6:44
Remember – 2:48
Are You Experienced? - 4:14
Hey Joe (Billy Roberts) - 3:30
Bonus track:
Stone Free
Purple Haze
51st Anniversary
The Wind Cries Mary
Highway Chile

Jimi Hendrix - voce, chitarra, pianoforte, voce della Star Fleet in Third Stone from the Sun
Noel Redding - basso, voce aggiuntiva
Mitch Mitchell - batteria


Axis: Bold As Love è il secondo album della The Jimi Hendrix Experience, primo gruppo formato dal chitarrista rock Jimi Hendrix, pubblicato nel 1967. Nel 2003 l'album viene incluso nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone alla posizione numero 82.
Alla pubblicazione, il disco raggiunse la posizione numero 5 in classifica nel Regno Unito e successivamente, il 3º posto negli Stati Uniti.
L'album venne completato per tenere fede agli obblighi contrattuali della band, i quali stabilivano che il gruppo avrebbe dovuto produrre due dischi nel 1967. Però, l'album non venne pubblicato negli USA fino al 1968 perché si temeva che avrebbe potuto disturbare le vendite del primo disco. Il bassista Noel Redding ha affermato che questo è il suo disco preferito dei tre album degli Experience.
Poco prima del completamento dell'album, Hendrix dimenticò i nastri master del lato 1 in un taxi. I nastri non vennero mai ritrovati, e si dovette procedere velocemente a remixare nuovamente il lato A.

"Axis Bold As Love"
EXP - 1:55
Up from the Skies - 2:55
Spanish Castle Magic - 3:00
Wait Until Tomorrow - 3:00
Ain't No Telling - 1:46
Little Wing - 2:24
If 6 Was 9 - 5:32
You Got Me Floatin' - 2:45
Castles Made of Sand - 2:46
She's So Fine - 2:37 - (Noel Redding)
One Rainy Wish - 3:40
Little Miss Lover - 2:20
Bold as Love - 4:09

Jimi Hendrix - chitarra, voce, basso, pianoforte
Mitch Mitchell - batteria
Noel Redding - voce, basso

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lunedì 24 ottobre 2011

NEW TROLLS : CONCERTI CLASSICI




Magar said :
Ci sono poche parole per descrivere l'emozione con cui all'epoca ascoltai "Concerto Grosso per i New Trolls". Le incomparabili orchestrazioni di Luis Bacalov e gli inserti Rock dei New Trolls mi regalarono, e continuano a farlo, momenti di pura felicità.
Così,.....così eccovi i due Concerto Grosso uniti al più attuale "The Seventh Season". Un insieme Classico, Fondamentale...


Concerto Grosso N.1
1° tempo: Allegro (Luis Enriquez Bacalov) - 2:15
2° tempo: Adagio (Shadows) (Luis Enriquez Bacalov) - 4:50
3° tempo: Cadenza - Andante con moto (Luis Enriquez Bacalov) - 4:10
4° tempo: Shadows (Per Jimi Hendrix) (Luis Enriquez Bacalov) - 5:30
Nella sala vuota, improvvisazioni dei New Trolls registrate in diretta - 20:32

Concerto Grosso N.2
1° tempo: Vivace (Lusi Enriquez) - 4:44
2° tempo: Andante (Most Dear Lady) (D'Adamo, Bardotti, Enriquez) - 3:41
3° tempo: Moderato - (Fare You Well Dove) (D'Adamo, Bardotti, Enriquez) - 4:13
Quiet Seas (D'Adamo, Belleno, Bardotti, Belloni, Di Palo, De Scalzi) - 4:16
Vent'Anni (D'Adamo, Belleno, Belloni, Di Palo, De Scalzi) - 4:49
Bella Come Mai (D'Adamo, Belleno, Belloni, Di Palo, De Scalzi) - 3:20
Let It Be Me (Vurtis, Delanoe, Becaud) 3:19
Le Roi Soleil (D'Adamo, Belleno, Bardotti, Belloni, Di Palo, De Scalzi)


Concerto Grosso: The seven seasons
Concerto Grosso: The seven seasons è il primo e unico album in studio pubblicato da La leggenda New Trolls. Tuttavia, sulla copertina compare il nome New Trolls, in quanto venne pubblicato prima che una sentenza del 6 dicembre 2007 vietasse alla formazione di Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo di utilizzare il nome della band originaria.
Il disco riprende il titolo, nonché la stessa fusione tra rock e musica classica, dei due celebri concerti grossi pubblicati dai New Trolls negli anni 70. Tuttavia il disco non venne intitolato Concerto grosso n.3, in quanto il terzo episodio della collaborazione tra Luis Bacalov e i New Trolls era già stato scritto e, in parte, registrato a metà degli anni 90 (ma poi abbandonato a causa delle vicende legali della band).
Tutti i brani sono stati composti da Di Palo e De Scalzi, eccetto Intro and Canone, per il quale ha contribuito anche Andrea Maddalone. I testi sono stato scritti da Shel Shapiro, il quale compare come voce recitante nel brano The seventh season.

The Knowledge
Dance with the rain
Future Joy
High Education
The seventh season
One magic night
Barocco'n roll
Intro and Canone
Testament of time
The Ray of white light
To love the land
The season of hope
Simply Angels
Ethix
Bonus Track
So che ci sei (versione italiana di "Dance with the rain")

Vittorio De Scalzi: voce, pianoforte, flauto traverso, chitarra classica.
Nico Di Palo: voce, tastiere.
Alfio Vitanza: batteria, voce
Andrea Maddalone: chitarra acustica ed elettrica, voce
Mauro Sposito: chitarra elettrica, voce
Francesco Bellia: basso, voce
White Light Orchestra:
Roberto Izzo: Violino
Raffaele Rebaudengo: Viola
Mirko Foschi: Oboe
Stefano Cabrera: Violoncello
Shel Shapiro: Voce narrante
Martino Coppo: Mandolino
Madelyn Monti: Soprano

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THE COMPLETE BLUES BROTHERS


Magar said :
Doveroso, vero ?
Nel senso che suLaScighera i Blues Brothers proprio mancavano. E certo non è con dispiacere che colmo questa grave lacuna.
Un doppio CD, 35 grandi Canzoni, suonate con la grinta e la verve dei Fratelli del Blues.
Impossibile stare fermi...


CD1
01. I Cant Turn You Loose - 1:41
02. Everybody Needs Somebody To Love - 3:12
03. Gimme Some Lovin' - 2:54
04. Think - 3:04
05. Soul Man - 2:54
06. Soul Finder - 1:34
07. Messin With The Kid - 2:44
08. Hey Bartender - 2:46
09. (I Got Everything I Need) Almost - 2:31
10. Rubber Buiscuit - 2:40
11. Shotgun Blues - 5:11
12. Groove Me - 3:31
13. I Don't Know - 4:00
14. B Movie Box Car Blues - 3:53
15. FlipFlop And Fly - 3:14
16. She Caught The Katy - 3:58
17. Peter Gunn Theme - 3:39

CD2
01. Shake A Tail Feather - 2:37
02. The Old Landmark - 2:48
03. Theme From Rawhide - 2:28
04. Minnie The Moocher - 3:13
05. Sweet Home Chicago - 7:42
06. Jailhouse Rock - 3:10
07. Who's Making Love - 3:23
08. Do You Love Me - 2:43
09. Guilty - 3:30
10. Perry Mason Theme - 1:53
11. Riot In Cell Block Number Nine - 3:20
12. Green Onions - 5:36
13. I Ain't Got You - 2:33
14. From The Bottom - 3:14
15. Going Back To Miami - 3:51
16. Expressway To Your Heart - 3:14
17. Excusez Moi Mon Cherie - 2:31
18. Closing: I Can't Turn You Loose - 0:38

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