martedì 31 gennaio 2012

FAMILY : MUSIC IN A DOLL'S HOUSE

Magar said :
Un altro Album fondamentale  della fine dei '60. 
Possibile non averlo ?





The Chase - 2:15
Mellowing Grey - 2:48
Never Like This - 2:18
Me My Friend - 2:00
Variation on a Theme of "Hey Mr. Policeman" - 0:25
Winter - 2:26
Old Songs for New Songs - 4:17
Variation on a Theme of "The Breeze" - 0:39
Hey Mr. Policeman - 3:13
See Through Windows - 3:43
Variation on a Theme of "Me My Friend" - 0:22
Peace of Mind - 2:25
Voyage - 3:30
The Breeze - 2:51
3 x Time - 3:51








Roger Chapman: armonica - sassofono tenore - voce.
Jim King: sassofono tenore e soprano - armonica - tastiere - voci.
Charlie Whitney: chitarra - pedale chitarra - tastiere.
Ric Grech: basso - violino - violoncello - voci.
Rob Townsend: batteria - percussioni







http://www.mediafire.com/?te3iqhnp2pb5830

AUDIENCE : THE HOUSE ON THE HILL

Magar said :
Uno degli Album storici del Progressive (?) Rock dei primi '70.
In effetti  azzardare l'etichetta Progressive non è cosa da poco, ma d'altra parte non è un Album di facile collocazione.
Ma. in fondo...chi se ne frega !  Un grande Album resta comunque un grande Album...




Vi propongo la bella recensione di DeBaser :
"Il progressive questo sconosciuto... Già, gli Audience, che nel 1971 sfornarono un disco enigmatico fin dalla copertina firmata del famoso studio Hypgnosis: interno di una casa anni '40 con il detective che interroga la bionda fatalona di turno e sul retro il maggiordomo che trascina via un cadavere.
Era un gruppo che suonava quasi sempre con la spina staccata, la chitarra acustica 
del cantante Howard Werth e i fiati di Keith Gemmell supportati dalla ritmica di basso e batteria. Dopo due onesti dischi fanno il botto con questo "House on the Hill" proprio mentre impazza il progressive e così ancor oggi vengono forzatamente catalogati in questo ambito.
Ma qualcosa non quadra: le composizioni sono "brevi " rispetto alle interminabili suite degli altri campioni del genere, la voce di Howard Werth è potente, aprono i concerti dei Led Zeppelin. Più che le mie cazzate ascoltate il disco: "I Had a Dream" suona  come una bussando alle porte del paradiso suonata dai Creedence... "Eye to Eye" è puro Jethro Tull sia nell'uso della voce 
che del flauto... "House on the Hill" con l'apertura prog jazz e il sax a la 
Van der Graaf... "Jackdaw"con le aperture vocali di Werth manco fosse Chris Cornell... "Raviolè" uno strumentale raffinato basato sulla chitarra classica accompagnata dagli archi della London Symphony Orchestra... la strana cover di "I Put a Spell on You" di Screamin' Jay Hawkins.
Progressive?.... mmmm... proprio come la copertina: questo è art rock! "




 "The House on the Hill" (1971)


1. Jackdaw (7:28) 
2. You're Not Smiling (5:12) 
3. I Had a Dream (4:17) 
4. Raviole (3:38) 
5. Nancy (4:14) 
6. Eye to Eye (2:30) 
7. I Put a Spell on You (4:08) 
8. The House on the Hill (7:27) 
9. Indian Summer (3:16) 





- Howard Werth / guitar, guitar (electric), vocals 
- Tony Connor / percussion, drums, vocals (background), vibraphone
- Gus Dudgeon / percussion
- Keith Gemmell / clarinet, flute, saxophone
- Trevor Williams / bass, guitar (bass), keyboards, vocals


http://www.mediafire.com/?8g07siqo1hsswqb

lunedì 30 gennaio 2012

CURVED AIR :PHANTASMAGORIA

Magar said :
Innanzi tutto fate un salto qui :
http://www.curvedair.com/index.html


...poi andiamo a vedere  due brani di questo grande Album :


Marie Antoniette 




Melinda (more or less)




Stiamo ovviamente parlando di Phantasmagoria, il terzo Album della Band.





Side 1: 
1. Marie Antoinette (6:20) 
2. Melinda (More or Less) (3:25) 
3. Not quite the Same (3:44) 
4. Cheetah (3:33) 
5. Ultra-Vivaldi (2:22) 
Side 2: 
6. Phantasmagoria (3:15) 
7. Whose Shoulder are You Looking Over Anyway? (3:24) 
8. Over and Above (8:36) 
9. One a Ghost, Alway a Ghost (4:25) 





 Sonja Kristina / vocals, acoustic guitar 
- Francis Monkman / guitars, keyboards, Tubular Bells, Gong, percussion 
- Florian Pilkington-Miksa / drums, percussion 
- Darryl Way / violin, keyboards, vocals, Tubular Bells, Mellotron on "Marie Antoinette" 
- Mike Wedgwood / bass, acoustic guitar, vocals 


Guest Musicians: 
- Annie Stewart / flute on "Melinda (More or Less)" 
- Crispian Steele-Perkins / trumpet 
- Paul Cosh / trumpet 
- Jim Watson / trumpet 
- George Parnaby / trumpet 
- Chris Pyne / trombone 
- Alan Gout / trombone 
- David Purser / trombone 
- Steve Saunders / trombone 
- Frank Ricotti / xylophone, vibes 
- Mal Linwood-Ross / percussion 
- Colin Caldwell / percussion 
- Jean Akers / percussion and featuring 
- Doris the Cheetah / Grand Finale on Cheetah




http://www.mediafire.com/?iy8it2354877yu7


HANK MOBLEY : HANK MOBLEY

Magar said :
L'omonimo Album di Hank del 1957.
Un Album essenziale, tipico dei '50 (grande pregio) che suona meravigliosamente dando lezioni a molti contemporanei, sia di quel periodo che...attuali.





01. Mighty Moe and Joe (Porter)
02. Falling in Love with Love (Rodgers/Hart)
03. Bags' Groove (Jackson)
04. Double Exposure (Mobley)
05. News (Porter)


Bill Hardman (Trumpet)
Curtis Porter (Sax (Alto), Sax (Tenor))
Hank Mobley (Sax (Tenor))
Sonny Clark (Piano)
Paul Chambers (Bass)
Art Taylor (Drums)




BRONCO : COUNTRY HOME

Magar said :
Il Country Rock non è esclusivamente Americano, anzi...
Prendete questa Band, Inglesi purosangue, che debuttano con questo splendido Album nel 1970, ma la loro musica è proprio Rock con tipiche venature Country.
Strumentisti davvero frmidabili, i Bronco non ebbero molta fortuna, ma si guadagnarono la stima di tutte le maggiori Band dell'epoca, tipo led Zeppelin.



 "Country Home"
1970 Label: Island ILPS 9124
1. Civil Of You Stranger
2. Love
3. Misfit On Your Stair
4. Bumpers West
5. Home
6. Well Anyhow
7. Time (So Long Between)


Jess Roden Lead Vocals
Robbie Blunt Guitar
John Pasternak - Bass
Kevyn Gammond - Guitar
Pete Robinson - Drums

Il Bassista della Band, John Pasternak. morì per un attacco di cuore nel 1986 e, nel dicembre di quell'anno Robert Plant gli dedicò un sentito tributo.



EDELBERRY JAK : LONG OVERDUE

Magar said :
Questa Band è il classico esempio di come, a volte, le cose nel mondo del rock girino nel verso sbagliato. Questi quattro ragazzi avevano tutto per sfondare, e avrebbero potuto avere una carriera simile a quella di Gruppi tipo Free, the James Gang, the Guess Who, e Three Dog Night . e invece...
E invece scomparvero nel nulla, dato lo scarso successo commerciale del loro primo e unico Album.
Sono originari della Virginia, e si formano nel lontano 1969, pubblicando questo bel disco nel 1970.



01- Going Back Home - 3.15 min
02- Forrest On The Mountain - 2.51 min
03- Vance's Blues - 3.47 min
04- Inspired - 3.30 min
05- Restless Feeling - 3.40 min
06- Wish Me Well - 3.25 min
07- Mr.Sun - 3.43 min
08- My Lady - 3.46 min
09- Changes - 4.51 min
10- You're The One - 4.02 min



http://www.mediafire.com/?dkxhvg0yh97irbt




domenica 29 gennaio 2012

L'ULTIMA DOMENICA DI GENNAIO

Magar said :
Tra due giorni si conclude il primo mese del 2012, e non si può certo dire che sia stato un mese tranquillo. Le vicende Italiane sono al centro dell'attenzione, e le pur meno importanti vicende de web pure.
La giornata è nuvolosa, La Scighera si è alzata, regalandoci la visione di un cielo che promette neve. Stiamo a vedere...
Nel frattempo godetevi la giornata con gli Album che trovate qui sotto...
Alla prossima Folks...

THE DOORS : L.A. WOMAN (40th ANNIVERSARY EDITION)

Magar said :
La Band ed il disco non hanno certo bisogno di presentazione, 
ma eccovi un piccolo "ripasso" :
L.A. Woman è il sesto album dei Doors, realizzato nell'aprile del 1971; fu prodotto da Bruce Botnick e dai Doors per l'etichetta discografica Elektra/Asylum Records. 
L.A. Woman è anche il titolo di uno dei brani dell'album.
E' l'ultimo disco registrato dai Doors prima della morte del leader e cantante Jim Morrison, ed è sicuramente da considerarsi l'album più blues della produzione della band. 
Fu realizzato dopo l'allontanamento del precedente produttore, Paul A. Rothchild, e il subentro di Bruce Botnick. La maggior parte dei pezzi furono registrati in presa diretta, eccezion fatta per qualche parte di tastiera sovraincisa.
I singoli estratti da questo album furono Love her Madly e Riders on the Storm, 
che si piazzarono rispettivamente alla posizione 11 e 14 nelle classifiche del tempo, mentre l'album raggiunse la posizione numero 9.
I pezzi più rappresentativi dell'album sono sicuramente la lunga title-track, 
L.A. Woman, che celebra il glamour di Los Angeles, i singoli Love her Madly e Riders on the Storm, e The Changeling e L'America. Con L.A. Woman i Doors conquistarono l'ottavo disco d'oro 
consecutivo che successivamente diventerà di platino entrando di diritto nella storia come prima rock'n roll band americana capace di produrre appunto 8 dischi d'oro e di platino consecutivi.








01 – The Changeling
02 – Love Her Madly
03 – Been So Long
04 – Cars Hiss By My Window
05 – L.A. Woman
06 – L’ America
07 – Hyacinth House
08 – Crawling King Snake
09 – The WASP (Texas Radio And The Big Beat)
10 – Riders On The Storm
CD2:
01 – The Changeling (Alternate Version)
02 – Love Her Madly (Alternate Version)
03 – Cars Hiss By My Window (Alternate Version)
04 – L.A. Woman (Alternate Version)
05 – The WASP (Texas Radio And The Big Beat) (Alternate Version)
06 – Been Down So Long (Alternate Version)
07 – Riders On The Storm (Alternate Version)
08 – She Smells So Nice
09 – Rock Me 




http://www.mediafire.com/?mqmrzbia1h427m9


CHERYL DILCHER : SPECIAL SONGS

Magar said :

"Special Songs"  è il debutto discografico della bella 
e brava Cheryl Dilcher. Pubblicato nel 1970, questo Album è 
una delle rarità di quegli anni, e rappresenta un classico esempio
di Psychedelic Folk al femminile.
Un Album tenue e soffuso ed al tempo stesso decisamente grintoso,
che dimostra quanto siano stati prilifici i '70.
Cheryl è splendida nella sua semplicità, e l'ascolto di questo Album
è davvero un piacere; lasciatevi avvolgere dalla sua voce e dalle sue melodie,
perdendovi in un mondo ormai lontano.
P.S. una curiosità : questo Album segna anche il debutto di una certa
"Bettle Midler" , presente come corista.





01. A Better Day (3:48) 
02. Mercy Dear Lord (2:38)
03. Three Wishes (2:42)
04. Richard Never Cries (2:51)
05. Do I Have To Wait Very Long (3:09)
06. Song By a Bird (3:28)
07. Music Box (0:40)
08. How I'd Like To Go Home (3:19)
09. Cotton Joe (2:49)
10. Little Miss No One (2:34)
11. Happy Times (2:32)
12. Goodbye (3:59)
13. Save The World (3:45)



Cheryl Dilcher: Vocals, Guitar, Piano, Harpsichord 
with :
Amedeo Borsetti: Organ, Electric Piano 
David Smith: Flute
David Wagner: Bass Guitar
Lane Emley: Bass Guitar 
Mario Garcia: Bongos, Drums
Bette Midler: Voices
Jim Turner: Voices
John Adelson: Organ, Guitar, Harmonica
John Dee: Producer


http://www.mediafire.com/?jjc2oawy4si4o31


WINDY CORNER : THE HOUSE AT WINDY CORNER

Magar said :
Un Post molto particolare.
Una vera e proprio rarità, difficilmente reperibile anche
in rete.
Si tratta di un gruppo tedesco, che propone un Folk Progressivo
decisamente minimale.
Questo Album è stato registrato in una piccola casa di Amsterdam, chiamata Windy Corner, cosa che poi ha finito per dare il titolo al disco ed il nome definivo
alla Band. Fù pubblicato in sole 100 copie, nel 1973, eppure eccolo qui; arrivato fino a noi ed in grado di deliziarci con le sue atmosfere eteree e perfettamente disegnate.



01. Song From The Very North (7:05)
02. Blinkered Man's Staring Face (3:08)
03. Waiting To Fall Back Asleep (6:24)
04. The Palace Of Twelfe Phases (3:24)
05. Sitting On A Throne (16:22)
06. Wind Is Blowing (5:22)



Ascoltate la lunga "Sitting On A Throne" ,  e vi renderete conto di
quello che sto dicendo, e di quello che molti di voi hanno perduto...
Le voci sognanti, le chitarre acustiche, il delicato suono dell'organo,
fanno di questo Album una bellissima realtà...


http://www.mediafire.com/?8zxzup3np9z251o

TIMOTHY LEARY :YOU CAN BE ANYONE THIS TIME AROUND

Magar said :
Timothy Leary è stato uno dei personaggi chiave degli anni '60. L'altro è sicuramente Albert Hofmann.
Dunque...



Timothy Francis Leary (Springfield, 22 ottobre 1920 – Beverly Hills, 31 maggio 1996) è stato uno scrittore e psicologo statunitense, noto per le sue posizioni e il suo attivismo in favore dell'uso delle droghe psichedeliche.
In qualità di fautore dell'acido (LSD) negli anni sessanta, coniò e rese popolare lo 
slogan "Turn on, tune in, drop out" ("Accenditi, sintonizzati, sganciati"). 
"Accenditi": sveglia la mente, apri le porte della percezione. 
"Sintonizzati": entra in sintonia con l'universo, comprendilo, ascoltalo. 
"Abbandonati": è un concetto più complesso, a quanto dice Leary nella sua autobiografia Flashbacks del 1983 «Drop out suggeriva un selettivo, prezioso processo di distaccamento da ciò che involontariamente restringe la libertà d'azione. Significa coscienza di sé, è la scoperta della propria singolarità, una promessa di mobilità, scelta e cambiamento. 
Sfortunatamente le mie spiegazioni dello slogan per il miglioramento di sé fu spesso male interpretato come se significasse 'Drogati e abbandona le attività costruttive'.»

Il 16 novembre 1938, il dottor Albert Hofmann sintetizza per la prima volta l'LSD-25.
L'LSD (dietilamide-25 dell'acido lisergico) è una fra le più potenti sostanze psichedeliche conosciute.



Il nome LSD è un'abbreviazione della parola tedesca Lysergesäurediethylamid.
Una dose di appena 25 milionesimi di grammo può causare alterazioni della percezione 
e dell'umore per più di 10 ore. Non causa tipicamente "allucinazioni" in senso proprio, ma amplificazioni dei sensi e distorsioni della percezione della realtà.
Tra il 1955 e il 1959 intellettuali di spicco quali lo scrittore Aldous Huxley, lo psicoterapeuta e docente di Harvard Timothy Leary e l'esponente della controcultura Allen Ginsberg sperimentano l'LSD.
Nella prima metà degli anni sessanta, col diffondersi della cultura "beat", 
l'LSD si diffonde anche fuori dai circuiti medici e "alternativi". 
Il congresso americano approva una legge che rende l'LSD un farmaco vietato fuori dal mondo della ricerca e della psicoterapia.
Nel 1963 Timothy Leary e un altro professore universitario, Richard Alpert, vengono licenziati da Harvard a causa dei ripetuti esperimenti di massa con LSD. 
Nel 1966 Leary fonda la Lega dello Sviluppo Spirituale, una sorta di ashram che usa l'LSD come sacramento. L'uso di acido, all'epoca in gocce sciolte nell'acqua o in zuccherini impregnati della sostanza, si diffonde a macchia d'olio, col conseguente allarme mediatico e il ritiro da parte della Sandoz dei campioni dai laboratori onde tutelare la propria immagine pubblica. Nel 1967 l'LSD viene vietato negli USA mentre la diffusione non si ferma; 
l'uso di LSD diventa parte integrante e fondamento della cultura del movimento hippie. La DEA calcola che nel 1970 circa 2 milioni di americani, in maggioranza giovani, abbiano sperimentato l'LSD. Il bando totale della sostanza mette fine alle numerose sperimentazioni scientifiche e all'uso dell'LSD in terapia.

L'influenza di Leary nella musica dei '70 è stata notevolissima, e questo stupefacente Album è una incredibile testimonianza di quel modo di vivere e di pensare.



You Can Be Anyone This Time Around (LP, Album 1970)
 
1 Live And Let Die
2 You Can Be Anyone This Time Around
3 What Do You Turn On When You Turn On



sabato 28 gennaio 2012

MICHAEL GARRICK BAND : HOME STRETCH BLUES

Magar said :
Ecco un Album decisamente poco noto, ma che deve essere assolutamente riscoperto. 
Si tratta di un disco magico, a cavallo tra Jazz e Blues, uscito nel 1972, e passato quasi inosservato, D'altra parte la proposta musicale era in quegli anni talmente ampia e talmente di qualità, che poteva succedere anche questo.




1. Home Stretch Blues - 9:03
2. Sweet And Low (Garrick, Words By Tennyson) - 6:14
3. Epiphany (Garrick, Green) - 9:35
....Fire Opal And Blue Poppies A Sequence Of Visions
4. Fire Opal - 4:16
5. Retribution - 3:25
6. Wishbone - 5:54
7. Blue Poppies - 6:18
8. Limbo Child - 4:18




Lo splendido lirismo jazzato di Garrick, che purtroppo è scomparso lo scorso Novembre, la splendida voce di 
Norma Winstone, tutta la Band, contribuiscono a fare dell'ascolto di questo Album un'esperienza da non perdere.






* Norma Winstone - Vocals
* Michael Garrick - Piano, Harpsichord
* Trevor Tomkins - Drums
* Dave Green - Bass
* Art Themen - Soprano Sax, Tenor Sax, Clarinet
* Henry Lowther - Trumpet, Flugelhorn, Violin
* Don Rendell - Tenor Sax 'Home Stretch Blues' And 'Epiphany' Only
  
 http://www.mediafire.com/?fl80bxsvsqninuf





LET' S GO

Magar said :
Eccoci qui.
Si ricomincia.
La Scighera scende di nuovo ad ammantare le nostre giornate, portando con se il profumo ed il ricordo di una Cultura ed un modo di pensare diverso. Diverso ed ormai lontano dal comune pensare di oggi.
Tra cose vecchie e cose nuove (poche e molto selezionate) bentornati a casa Folks...
P.S. Un Commento su di un Post è sempre molto gradito, e mi permette di chiacchierare un pò con voi.

RINGO STARR : 2012

Magar said :
Ecco l'Album dell'altra metà dei Beatles, quella vivente intendo purtroppo.
Ed è un Album decisamente da non sottovalutare, suonato con gioia e con la voglia di divertire e divertirsi.









 Per Ringo 2012, Ringo Starr ha collaborato con Joe Walsh degli Eagles, 
Dave Stewart degli Eurythmics e Benmont Tench dei Tom Petty & The Heartbreakers.



01 – Anthem
02 – Wings
03 – Think It Over
04 – Samba
05 – Rock Island Line
06 – Step Lightly
07 – Wonderful
08 – In Liverpool
09 – Slow Down


http://www.mediafire.com/?l9rjag9nl1svl4y





 



LEONARD COHEN : OLD IDEAS

Magar said :
Dopo otto anni, ecco tornare Leonard Cohen.
Ed è un ritorno davvero a 5 stelle, come del resto ci aspettavamo.
10 Canzoni, nove di zecca ma, come suggerisce il titolo dell'Album, frutto  di idee vecchie di anni.
A 77 anni Leonard ha ancora voglia di suonare la sua Musica, di cantare le sue Canzoni, come ampiamente dimostrato dalla recente e splendida Tournee, e questo grande Album ce lo ripresenta  ai massimi livelli.
10 & lode.



01 – Going Home
02 – Amen
03 – Show Me The Place
04 – Darkness
05 – Anyhow
06 – Crazy To Love You
07 – Come Healing
08 – Banjo
09 – Lullaby
10 – Different Sides


http://www.mediafire.com/?wgfis05fa0p8dii





GRAVY TRAIN : GRAVY TRAIN

Magar said :
I Gravy Train sono una Band Inglese attiva tra la fine degli anni '50 e il '75, Hanno pubblicato 4 Album, di cui 3 ( i primi, su etichetta Vertigo) davvero strepitosi.
Il loro è un Rock Progressivo che ricorda  i Jethro Tull, e forse dli Uriah Heep, ma sarebbe troppo riduttivo liquidarli cosi. In realtà la loro proposta musicale era davvero notevole e creativa,e in quegli anni i loro Album erano davvero molto ricercati. 
Questo primo loro lavoro si ascolta con immenso piacere, venendo letteralmente trasportati in un universo di suoni certamente Rock, ma delicati e sognanti, come solo in quegli Anni si poteva ascoltare.





1. The New One
2. Dedication To Syd
3. Coast Road
4. Enterprise
5. Think Of Life
6. Earl Of Pocket Nook


- Norman Barrett / guitar, vocals
- Barry Davenport / drums
- J.D. Hughes / keyboards, vocals, wind
- Lester Williams / bass, vocals 


http://www.mediafire.com/?9qc1uk4w4biq4e2






giovedì 26 gennaio 2012

LA LIBERTA' NON E' STAR SOPRA UN ALBERO...

Magar said :
Il Signor G, al secolo Giorgio Gaber, già ci ammoniva quarant'anni fa :
La Libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un'opinione.
Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione.
Questa è la concezione che io ho della rete, e questo Blog ne è la diretta conseguenza. 
La  partecipazione. 
Ed è per questo che ora sono deciso a non chiuderlo. 
Perchè la vostra partecipazione, i vostri messaggi mi hanno motivato ulteriormente.
Per cui....
...da Sabato si ricomincia ! 
Nuovi cose, sempre alla ricerca di particolari famosi e non che riguardano gli Anni '70 e i loro dintorni. 
Ho scelto di usare Mediafire, che già avevo usato tempo fa, che ha l'innegabile pregio di FUNZIONARE EGREGIAMENTE, anche se con qualche limitazione.
Troverete link che non possono superare i 200 megabyte, per cui forse vi capiterà di dover fare due o più download per qualche Post, ma...pazienza.
Resterà comunque tutto FREE, con la sola aggiunta dei soliti piccoli Banner pubblicitari che, se cliccati di tanto in tanto, contribuiranno ad appianare le spese di gestione, che per quanto non molto alte restano comunque evidenti.
Ovviamente non è certo il guadagno la molla che mi ha spinto ad aprire La Scighera, ma anzi la voglia di condividere la mia Cultura, Musicale e non, permettendo a chi avesse  voglia di seguirmi, di gettare uno sguardo su un grande periodo della nostra storia recente. Ed è per questo che continuerò ad essere qui, a proporvi cose rare e non, certo ormai di poter contare sulla vostra presenza.
Grazie a tutti e....
a Sabato !

lunedì 23 gennaio 2012

E ADESSO ?

Magar said :
Già, e adesso .....?
Come probabilmente avrete già saputo, l'FBI ha chiuso Megaupload, annullando tutti gli account e tutti i link.
Gli altri server si sono adeguati e, pur senza chiudere, hanno azzerato gli "affiliate account" , togliendo praticamente a chi fa l'upper la possibilità di gestire i file.
A questo punto La Scighera ha deciso di cancellare autonomamente tutti i file necessari al download.
Sto valutando se chiudere il Blog, o tenerlo comunque acceso come semplice Diario. Un Diario che vi presenterebbe Film, Dischi, e quant'altro riguarda i '70, senza comunque avere possibilità di scaricarli. 
L'alternativa è spegnerlo definitivamente.
Siamo arrivati alla fine dell'avventura, una bellissima avventura durata tre anni, e tutto questo mi lascia un vuoto notevole ed un profondo senso di amarezza, ma....
Fatemi sapere la vostra opinione.....
So long, people....
P.S. se venite a trovarmi su http://www.lascighera.com/forum/ , ne parlerò più diffusamente con tutti quelli che hanno voglia di scambiare quattro chiacchiere in chat.

domenica 22 gennaio 2012

JIMI HENDRIX : BLUE WILD ANGEL-LIVE AT THE ISLE OF WIIGHT 1970 (SPECIAL DIGIPACK EDITION 2 CD)

Magar said :
Un altro Album di Jimi.
Un altro Album storico.
Chi segue LaScighera, sa quanto il grande Jimi sia apprezzato da queste parti, per cui non scriverò ulteriori parole su questo incredibile doppio CD, tranne che per dire a tutti che si tratta di una edizione davvero speciale, e di conseguenza l'abbiamo trattata con i dovuti modi. 
Formato audio WAVE, 1,3 giga, ed una qualità oltre le 5 stelle....


Midnight Lightning live at the Isle of Wight 1970







Disc: 1
01. God save the queen
02. Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
03. Spanish Castle Magic
04. All Along The Watchtower
05. Machine Gun
06. Lover Man
07. Freedom
08. Red House
09. Dolly Dagger
10. Midnight Lighting


Disc: 2
01. Foxey Lady
02. Message to Love
03. Hey Baby (New Rising Sun)
04. Ezy Ryder
05. Hey Joe
06. Purple Haze
07. Voodoo Child (Slight Return)
08. In From The Storm


Credits
Jimi Hendrix - Guitar, Vocals
Billy Cox - Bass
Mitch Mitchell - Drums


UNO
http://www.filesonic.com/file/aUXQnYE/JIMI_HENDRIX_-_Blue_Wild_Angel_8LIVEt_the_Isle_of_Wight2_CD).part1.rar


DUE
 http://www.filesonic.com/file/D4PjK28/JIMI_HENDRIX_-_Blue_Wild_Angel_8LIVEt_the_Isle_of_Wight2_CD).part2.rar


OPPURE 


UNO
http://uploading.com/files/e4b81f69/JIMI%2BHENDRIX%2B-%2BBlue%2BWild%2BAngel%2B8LIVEt%2Bthe%2BIsle%2Bof%2BWight2%2BCD%2529.part1.rar/
DUE
http://uploading.com/files/de9c731f/JIMI%2BHENDRIX%2B-%2BBlue%2BWild%2BAngel%2B8LIVEt%2Bthe%2BIsle%2Bof%2BWight2%2BCD%2529.part2.rar/

THE FIRST DYLAN









Magar said :
Eh si. E' giunto il momento di rendere omaggio al primo Bob Dylan. A quello acustico, folk, immensamente amato e poi tacciato di tradimento dai puristi per quella "svolta elettrica" che avrebbe modificato il corso della Musica. Ma quella è un'altra storia, e la vedremo in un'altra occasione. Per il momento, ecco i primi splendidi Album del "Menestrello di Duluth"...
P.S. In realtà il quinto Album è da considerarsi a tutti gli effetti il primo Album "elettrico" di Bob, ma l'ho inserito comunque in questo Post perchè fu accolto con meno scalpore del seguente "Highway 61 Revisited" , e per fare risultare più evidente il cambio di "registro" della Musica Dylaniana.



Bob Dylan (1962)
The Freewheelin' Bob Dylan (1963)  
The Times They Are a-Changin'(1964)  
Another Side of Bob Dylan (1964)  
Bringing It All Back Home (1965)

Bob Dylan è l'omonimo album di debutto del cantautore.  
È stato pubblicato il 19 marzo 1962, dalla Columbia Records, quando Dylan aveva 20 anni. 
Contiene solo due canzoni composte dall'autore, il resto è composto da cover di altri 
artisti che avevano pubblicato lavori con la Columbia Records secondo le 
indicazioni di John Hammond.

You're No Good - 1:40 - (Jesse Fuller)

Talkin' New York - 3:20 - (Bob Dylan)
In My Time of Dyin' - 2:40 - (trad. arr. Dylan)
Man of Constant Sorrow - 3:10 - (trad. arr. Dylan)
Fixin' to Die - 2:22 - (Bukka White)
Pretty Peggy-O - 3:23 - (trad. arr. Dylan)
Highway 51 Blues - 2:52 - (Curtis Jones)
Gospel Plow - 1:47 - (trad. arr. Dylan)
Baby, Let Me Follow You Down - 2:37 - (Rev. G. Davis, Eric von Schmidt, Dave Van Ronk)
House of the Risin' Sun - 5:20 - (trad. arr. Van Ronk)
Freight Train Blues - 2:18 - (trad. arr. Dylan)
Song to Woody - 2:42 - (Bob Dylan)
See That My Grave Is Kept Clean - 2:43 -(Blind Lemon Jefferson)


The Freewheelin' Bob Dylan (traducibile come Bob Dylan a ruota libera) è 
 pubblicato da Bob Dylan nel maggio del 1963; è il secondo album ufficiale 
(il primo con composizioni interamente sue) dell'autore di Duluth dopo il disco d'esordio 
che portava il suo nome (Bob Dylan, del 1962, composto da cover di brani traditional del 
folk statunitense e da un paio di pezzi scritti da lui).

Oltre a Bob Dylan alla voce, chitarra e armonica, sono presenti come "session man" in Corrina, 
Corrina (l'unico brano non acustico) R.Wellstood al pianoforte, Bruce Langhorne e G.Barnes alla 
chitarra elettrica, A.Davis al basso e H.Lovelle alla batteria

Blowin' in the Wind - 2:48

Girl from the North Country - 3:22
Masters of War - 4:34
Down the Highway - 3:27
Bob Dylan's Blues - 2:23
A Hard Rain's A-Gonna Fall - 6:55
Don't Think Twice, It's All Right - 3:40
Bob Dylan's Dream - 5:03
Oxford Town - 1:50
Talkin' World War III Blues - 6:28
Corrina, Corrina - 2:44
Honey, Just Allow Me One More Chance - 2:01
I Shall Be Free - 4:49


The Times They Are a-Changin' è il terzo album ufficiale della discografia di Bob Dylan.
È stato pubblicato nel 1964 (lo stesso anno di uscita di Another Side of Bob Dylan),
dopo il long playing di debutto che porta il nome del compositore e musicista di Duluth 
(Bob Dylan, distribuito nel 1962) e dopo The Freewheelin' Bob Dylan, dell'anno successivo.

L'album riporta nelle note di copertina una versione ridotta del poema 11 Outlined Epitaphs.
The Times They Are a-Changin' – 3:15


Ballad of Hollis Brown – 5:06
With God on Our Side – 7:08
One Too Many Mornings – 2:41
North Country Blues – 4:35
Only a Pawn in Their Game – 3:33
Boots of Spanish Leather – 4:40
When the Ship Comes In – 3:18
The Lonesome Death of Hattie Carroll – 5:48
Restless Farewell – 5:32



Another Side of Bob Dylan è il titolo del quarto album ufficiale della discografia di Bob Dylan.
Prodotto da Tom Wilson, fu pubblicato nel 1964 e vide per la prima volta il compositore e 
cantante di Duluth cantare accompagnandosi in alcuni brani al pianoforte.

All I Really Want to Do - 4:04

Black Crow Blues - 3:14
Spanish Harlem Incident - 2:24
Chimes of Freedom - 7:10
I Shall Be Free, No. 10 - 4:47
To Ramona - 3:52
Motorpsycho Nitemare - 4:33
My Back Pages - 4:22
I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met) - 4:22
Ballad in Plain D - 8:16
It Ain't Me Babe - 3:33



Bringing It All Back Home (letteralmente, in lingua italiana: "Riportando tutto a casa") 
è il quinto album discografico registrato in studio da Bob Dylan.



Dopo la prima produzione prettamente acustica (se si eccettuano alcune registrazioni di brani 
pop-rock poi distribuiti in bootleg ed incisi in registrazioni di fortuna con l'ausilio di The Band, 
all'epoca ancora The Hawks) questo album è il primo di una sorta di trilogia rock costituita, 

oltre che da questo, dai successivi album Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde.
Subterranean Homesick Blues – 2:21

She Belongs to Me – 2:47
Maggie's Farm – 3:54
Love Minus Zero/No Limit – 2:51
Outlaw Blues – 3:05
On the Road Again – 2:35
Bob Dylan's 115th Dream – 6:30
Mr. Tambourine Man – 5:30
Gates of Eden – 5:40
It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) – 7:29
It's All Over Now, Baby Blue – 4:12


http://www.filesonic.com/file/yUlG4aY/THE_FIRST_DYLAN.rar

ORNETTE COLEMAN : THE COMPLETE ORNETTE COLEMAN QUINTET LIVE AT THE HILLCREST CLUB




Magar said :
Lo splendido e splendente Album di Coleman del 1958, che documenta le due incredibili serate dell'ottobre di quell'anno all'Hilcrest Club di Los Angeles, nelle quali il geniale sassofonista, accompagnato da una Band davvero da URLO, ci mostra tutta la bellezza del suo Jazz.
Stratosferico...


01. Klactoveesedstene
02. I Remember Harlem
03. The Blessing
04. Free
05. When Will The Blues Leave?
06. How Deep Is The Ocean?
07. Ramblin'
08. Crossroads

Paul Bley: Piano
Don Cherry: Trumpet
Ornette Coleman: Sax (Alto)
Charlie Haden: Bass
Billy Higgins: Drums



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IN THE CUT





Magar said :
il Film che ha sdoganato Meg Ryan dall'immagine di donna semplice e a volte frivola alla quale ci aveva abituati. La regina delle commedie sentimentali Americane è quì alle prese con una parte ad alto tasso emotivo, sensuale ed erotica, che agiunge qualcosa alla sua già importante carriera di attrice. Dirige Jane Campion, (quella di "Lezioni di Piano") che difficilmente sbaglia un Film.


In The Cut
Un film di Jane Campion. Con Meg Ryan, Mark Ruffalo, Kevin Bacon,
Jennifer Jason Leigh Thriller, durata 120 min. - USA 2003.

Il film è basato su un romanzo di Susanna Moore che ne ha anche curato la sceneggiatura insieme alla regista. Ciononostante tra romanzo e film ci sono differenze considerevoli, specie nel finale.
L'attrice Nicole Kidman è qui in veste di produttrice, dopo aver rifiutato la parte di Frannie in favore di Meg Ryan. Questa sveste (letteralmente) i panni di ragazza 
"acqua e sapone" per una storia torbida e con al centro il sesso, destando così molta perplessità, soprattutto negli Stati Uniti
Frannie, insegnante newyorkese di lettere che è intenta a raccogliere parole per un dizionario di slang urbano frequentando bar in quartieri malfamati, viene interrogata dall'investigatore Malloy a proposito di una ragazza il cui cadavere è stato trovato in pezzi in un giardino vicino a casa sua. La trama si sviluppa intorno alle indagini su questo omicidio efferato, che si rivelerà opera di un serial killer. Frannie, che aveva intravisto la sera prima in un bar una coppia intenta evidentemente in una pratica sessuale, distinguendo però chiaramente solo 
un tatuaggio sul polso dell'uomo e la chioma rossa di lei, incomincia a sospettare dell'investigatore Malloy, che ha un medesimo tatuaggio sul polso. Tuttavia ne accetta la corte, specie dopo che, aggredita in un vicolo ed investita da un'auto, viene da questi soccorsa ed aiutata, e ci va a letto. Il moltiplicarsi in breve tempo degli efferati delitti che hanno come vittima giovani ragazze, tra le quali finisce anche la sua stessa amata sorellastra, la convince che il serial killer sia il suo nuovo amante. Dopo aver cercato rifugio nell'alcol, Frannie si decide a cercare d'incastrare Malloy. Così lo attira in casa con la promessa di un lungo amplesso e qui lo ammanetta, correndo poi a denunciarlo come assassino al collega di lui, 
il volgare ed ubriacone Rodriguez che, guarda caso, ha anche lui il medesimo tatuaggio sul braccio. Sequestrata da quest'ultimo, il vero killer, Frannie riesce, in un tentativo disperato, a disfarsi di lui uccidendolo e poi corre a casa a liberare l'amante, da lei stessa ammanettato ma rivelatosi innocente, Malloy.


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sabato 21 gennaio 2012

WALLACE COLLECTION






Magar said :
Quattro  Album, per ricordare questa grande Band Belga che, a cavallo tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70 ci regalò una pagina importante di ottima musica.


E poi, come dimenticar questo brano...




Laughing Cavalier (1969)
Serenade (1970)
Daydream (1970)
La Maison (1971)





http://www.filesonic.com/file/u2WE19q/WALLACE_COLLECTION.rar

CARO EMERALD : DELETED SCENES FROM THE CUTTING ROOM FLOOR & LIVE IN CONCERT





Magar said :
Un caso discografico. Due Album davvero notevoli, che meritano almeno 4 stelle, e che vale la pena di ascoltare.

"Deleted Scenes from the Cutting Room Floor"

01. That Man
02. Just One Dance
03. Riviera Life
04. Back It Up
05. The Other Woman
06. Absolutely Me
07. You Don't Love Me
08. Dr. Wanna Do
09. Stuck
10. I Know That He's Mine
11. A Night Like This
12. The Lipstick On His Collar

"LIVE in Concert"

01. Intro Greg Shapiro
02. Zoot Suit Theme
03. Absolutely Me
04. Just One Dance
05. You Don't Love Me
06. Muchos Besos
07. Back It Up
08. The Other Woman
09. Close To Me
10. Riviera Life
11. Dr Wannado
12. Caro's Lament
13. I Know That He's Mine
14. The Lipstick On His Collar
15. Bad Romance
16. That Man
17. A Night Like This
18. Two Hearts
19. Stuck



http://www.filesonic.com/file/aUjucaR/CARO_EMERALD.rar

CHRISTIE : CHRISTIE




Magar said :
Un Singolo storico, tratto da un Long Playing altrettanto storico.
Sono certo che ve li ricordate...




1. Yellow River
2. Gotta Be Free
3. I've Got A Feeling
4. New York City
5. Inside Looking Out
6. Put Your Money Down
7. Down The Mississippi Line
8. San Bernadino
9. Country Boy
10. Johnny One Time
11. Coming Home Tonight
12. Here I Am
13. Until The Dawn
14. Everything's Gonna Be Alright
15. Freewheelin' Man
16. Inside Looking Out
17. Iron Horse
18. Every Now And Then
19. Fools Gold
20. California Sunshine
21. Born To Lose
22. Jo Jo's Band

  http://www.filesonic.com/file/oUYP7IN/CHRISTIE_-_Christie_(1970).rar

THE ZOMBIES : THE SINGLES A's & B's





Magar said :
Gruppo storico, noto dalle nostre parti sopratutto per l'Hit "She's not There" , gli Zombies sono un gruppo con una solida base Rock, capaci di vette inaspettate. Questa bellissima raccolta di Singoli ce li mostra al meglio...


DISC 1:
01. She's Not There
02. You Make Me Feel Good
03. Leave Me Be
04. Woman
05. Tell Her No
06. What More Can I Do
07. She's Coming Home
08. I Must Move
09. I Want You Back Again
10. I Remember I Loved Her
11. Whenever You're Ready
12. I Love You
13. Is This The Dream
14. Don't Go Away
15. Remember You
16. Just Out Of Reach
17. Indication
18. How We Were Before
19. Gotta Get A Hold Of Myself
20. Way I Feel Inside
21. Goin Out Of My Head
22. She Does Everthing For Me

DISC 2:
01. Friend Of Mine
02. Beechwood Park
03. This Will Be Our Year
04. Butcher's Tale-Western Front 1914
05. Care Of Cell 44
06. Maybe After He's Gone
07. Time Of The Season
08. I'll Call You Mine
09. Imagine The Swan
10. Conversation Off Floral Street
11. If I Don't Work Out
12. I Know Her Well
13. Don't Cry For Me
14. I'll Cry You Mine
15. King Of Girls
16. Sometimes
17. It's Alright With Me
18. Summertime
19. Nothing's Changed
20. Remember You


http://www.filesonic.com/file/lHGDrX1/THE_ZOMBIES_-_The_Singles_A's_&_B's_(2002).rar

JIMI HENDRIX : FIRST RAYS OF THE BLUES





Magar said :
Sotto questo artificioso Titolo si nasconde un Post che racchiude due dei migliori CD dell'interminabile lista di Opere Postume del grande mancino di Seattle.
Ecco due belle recensioni che hanno il merito di presentarli al meglio...

"First Rays Of The News Rising Sun"

 Già dal titolo una premonizione ed una sensazione di dolorosa amarezza.
Cosa ne sarebbe stato della musica di oggi se Hendrix non fosse morto troppo presto, se avesse 
continuato a risplendere oltre i "Primi Raggi Del Nuovo Sole Nascente"? 
E pensare che era ad un passo dal cominciare un nuovo progetto musicale con Miles Davis... 
 Cosa sarebbe successo se avessero unito le loro idee due tra più grandi artisti del novecento nel momento del loro maggior fermento creativo? Purtroppo non lo possiamo sapere. 
Ci rimane da ascoltare e riascoltare uno dei capolavori assoluti del chitarrista di Seattle, per scoprire ogni volta stupiti ed estasiati nuove sfumature, arrangiamenti e sonorità rivoluzionari, riffs che esprimono nella loro fulminea sintesi la potenza eversiva e trascinante del rock.
Questo disco uscì solo nel 1997, ma raccoglie brani in gran parte già pubblicati nella miriade di dischi fatti uscire dopo la sua scomparsa, albums che molte volte servivano solo a rimpinguare le casse di chi per anni ha speculato sull'arte di Jimi. 
Al contrario, la scaletta dei "First Rays" era proprio quella voluta da Hendrix, e a raccontarcelo, è l'ingegnere del suono Eddie Kramer che ha lavorato con lui alla produzione dei brani (per capire la fruttuosa simbiosi tra artista e tecnico è imperdibile il DVD che documenta la produzione di Electric Ladyland).
Recensire questo disco non è impresa facile, bisognerebbe farne un libro, per poi accorgersi forse che scrivere di musica è un po' come ballare di architettura, come disse qualcuno. 
C'è tutto in questo lavoro: ci sono scatenati ritmi funky e struggenti ballads. Ci sono assoli che fanno capire come i chitarristi vadano distinti in epoche "avanti Hendrix" e "dopo Hendrix" 
(a.H. e d.H.), ci sono dei brani apparentemente meno impegnati, ma che fanno riflettere su un altro aspetto importante dell'approccio alla musica e dei tempi che cambiano: "My friends" ricrea il clima di una tipica jam session, come ne avvenivano nei locali del Greenwich Village a New York, a notte 
fonda; quando potevi incontrare Jimi intento ad improvvisare un blues con Stephen Stills che era lì di passaggio. Oppure potevi ad esempio portarti una chitarra o delle percussioni e suonare, e se eri fortunato ti potevi ritrovare in studio ad assistere alla registrazione dell'ultimo disco di una 
rock-star... Io Vasco Rossi (con le dovute distinzioni, per carità, è il primo nome che mi è venuto in mente) non l'ho mai incontrato al pub sotto casa!
Ma il tema principale di "First Rays Of A New Rising Sun" è insito nel titolo stesso. Hendrix riprende in studio le sperimentazioni iniziate con Electric Ladyland e spinge la propria musica verso zone 
inesplorate, come si conviene ad ogni genio che si rispetti.
La ricerca timbrica frutto della già citata collaborazione con Eddie Kramer porta il blues ed il rock ad appropriarsi dei nuovi strumenti a disposizione (operazione analoga a quella che compiva Miles Davis
 negli stessi anni). Tuttavia lo sperimentalismo non cede mai il passo alla potenza comunicativa dell'arte. 
Gli aspetti strettamente compositivi stupiscono ad oggi per la creatività vulcanica e per la capacità che, a volte, può essere definita contrappuntistica delle intuizioni del nostro.Se è vero che l'arte, per progredire, deve superare l'universo di linguaggio comunemente assunto, è pur vero che esistono personaggi che conciliano le due tensioni apparentemente antitetiche giungendo ad un'incredibile quanto straordinaria quadratura del cerchio.



Freedom – 3:26
Izabella – 2:50
Night Bird Flying – 3:50
Angel – 4:21
Room Full of Mirrors – 3:21
Dolly Dagger – 4:44
Ezy Ryder – 4:07
Drifting – 3:48
Beginnings – 4:12
Stepping Stone – 4:12
My Friend – 4:36
Straight Ahead – 4:42
Hey Baby (New Rising Sun) – 6:04
Earth Blues – 4:21
Astro Man – 3:34
In From the Storm – 3:41
Belly Button Window – 3:36



"Blues"

  Se di tutta la storia del rock fra cent'anni resterà soltanto un nome, sarà inevitabilmente Jimi Hendrix, diceva Pete Townshend.
Ma nel rock non c'è tempo da perdere e l'iconografia cristallizza per sempre il chitarrista di Seattle durante la sua trasfigurazione lisergica e distorta dell'inno americano(1). Nella bandiera a mezz'asta è il rosso a prendere il sopravvento su bianco e blu; in pochi istanti Woodstock piomba nell'incubo del Vietnam, sullo sfondo colonne di fumo nero sempre più alte, fino 
a che l'odore acre del napalm non si dissolve in una nebbia purpurea.
Alla storia del rock viene consegnato uno dei momenti catartici più emblematici e profani di sempre; 
all'immaginario collettivo un semidio da adorare e venerare; ai posteri invece un musicista sempre più solo e visionario, distrutto dagli eccessi, pronto a volare ancora più in alto, fino a bruciarsi le ali, nel disperato tentativo di non replicare sé stesso a chi chiedeva prove della sua divinità(2).    
Con il passare degli anni infatti non poche crepe hanno incrinato la superficie di quel cristallo, lasciando trapelare un Hendrix inedito­, timido e balbuziente, stanco della sua trasgressione sessuale,
 schiavo di una teatralità che forse ormai non gli appartiene più, non abbastanza forte da sopravvivere
alla propria evoluzione musicale mentre il peso del successo lo sta lentamente ma inesorabilmente trascinando verso il fondo. Eppure due anni appena separano Woodstock dall'allucinata e selvaggia 
esibizione di Monterey. Due anni che per il rock e per lo stesso Hendrix hanno avuto il peso e l'importanza di cento.
A Monterey la sua fama non lo precede ancora. Una monetina ha deciso che sarebbe stato Townshend a 
salire per primo sul palco quella sera, e un certo Brian Jones, che ha fatto di tutto(3) affinché l'Experience venisse inserita nel cartellone principale del Festival, si trova lì solo ed esclusivamente
 per annunciarlo. Quando arriva il suo momento, negli occhi della folla sono ancora impressi i cumuli di strumentazione che gli Who hanno lasciato a terra dopo un finale pirotecnico(4), vero e proprio marchio di fabbrica ormai, atteso da pubblico e critica fors'anche più dell'esibizione stessa. 
Un finale questa volta ancora più violento e rabbioso, perché nella testa di Pete riecheggiano, in un mantra, le parole di sfida rivoltegli nel backstage: "if I'm going to follow you, I'm gonna pull all the stops"(5). 
A luci ancora spente, un Jimi Hendrix semisconosciuto apre con una versione furiosa e supersonica di "Killing Floor"(6), blues di Howlin' Wolf, sulla quale aleggia minaccioso lo spettro di Robert Johnson e il suo essere al tempo stesso chitarra ritmica, solista e voce. L'impatto è devastante. L'impressione
 è che siano non due, ma quattro e forse più le mani ad accanirsi sullo stesso strumento contemporaneamente. E gli Who sono già soltanto un ricordo.
Nel momento cruciale della sua carriera, la scelta di esordire con un blues è tutt'altro che casuale, 
perché prim'ancora di essere il più grande chitarrista elettrico di tutti i tempi, Jimi Hendrix è innanzitutto un chitarrista blues. Blues è la musica che lo ha spinto ad imbracciare una chitarra, 
blues è il suo modo istintivo e sanguigno di suonarla. Blues è l'impostazione della mano, con il pollice saldamente ancorato al bordo del manico. Blues sono i vinili che ascolta e colleziona(7); 
blues sono gli artisti a cui si ispira, così come blues sono oltre un terzo dei nastri che incide. Blues è la sua adolescenza ai margini della società, fra miseria e solitudine, trascorsa suonando solo e soltanto blues. Ma soprattutto "Blues" è l'unico documento non live nella mastodontica e 
disorganizzatissima discografia postuma di Jimi Hendrix che merita di essere ascoltato. Perché "Blues" propone un viaggio alternativo nell'universo musicale del chitarrista, attraverso un percorso coerente che si insinua fra le crepe del cristallo e le ripercorre a ritroso, alla ricerca delle sue 
radici più profonde. Un percorso che si guarda bene dal visitare i monumenti più celebri della sua breve quanto intensa parabola, per focalizzare invece la propria attenzione sui vicoli più sporchi e malfamati. Inutile aggiungere che si tratta di un biglietto di sola andata.
Pubblicato nel 1994, "Blues" si apre e si chiude con lo stesso brano, "Hear My Train A-Comin'", prima in un insolito e riverente Hendrix acustico(8), poi in un'acidissima versione elettrica e dilatata, a 
sottolineare come in fondo il messaggio di Pete sia poi lo stesso di Neil Young; il re se ne è andato, ma non sarà dimenticato, neanche fra cent'anni. In mezzo nove registrazioni, dissotterrate durante i 
ripetuti saccheggi dei suoi archivi, e messe da parte data l'impossibilità di una collocazione commerciale su di un mercato, quello americano, da sempre insofferente verso uno dei generi più immediati e vitali della musica contemporanea.Nove registrazioni in cui Hendrix, nel più antico dei rituali voodoo, evoca e si lascia possedere dagli spiriti dei grandi maestri del passato(9), in un disco infestato che suona a metà fra una Delta Voodoo Possession Experience e una Jimi Hendrix Blues Implosion Inevitable. Un'orgia cacofonica in cui la Stratocaster di Jimi diventa a turno la puttana di tutti, con picchi di intensità quali "Catfish Blues", in cui si avvertono le inquietanti presenze di Elmore James, Lightnin' Slim e John Lee Hooker, o 
"Once I Had A Woman", nella quale in filigrana si intravedono Hubert Sumlin, Lonnie Johnson, Jimmy Reed e soprattutto B.B. King. 
"Blues" è un documento finalmente coerente, dall'artwork alla scelta dei brani, nel quale è racchiuso l'Hendrix più allucinato e mefistotelico, libero dalle catene dell'industria discografica e dall'ossessione della guerra del volume, capace di passare con disinvoltura da sfuriate aggressive e 
laceranti ad atmosfere più rarefatte e sensuali senza mai tradire il proprio retaggio blues. Undici brani in tutto, undici diamanti grezzi che Hendrix non è costretto a rifinire, e che per questo rimangono le testimonianze più attendibili del suo genio puro quanto sregolato. Poco fumo e tanto 
arrosto, insomma.Nel corso degli anni, un'aura di divinità ha contribuito a nascondere le crepe sempre più profonde 
sulla superficie di quel cristallo, anche quando i tempi sarebbero stati maturi per un'analisi lucida ed imparziale del fenomeno Hendrix. Sebbene sia impossibile quantificare l'influenza della sua 
produzione sulla musica a venire o ridimensionarne la portata rivoluzionaria, si può a ragione considerare la sua come una rivoluzione prettamente formale. Hendrix si muove infatti, seppur in modo del tutto personale, entro confini ben definiti.Fin dalla dichiarazione di guerra di Link Wray, si sono sviluppate in Stati Uniti e Inghilterra due vie parallele, due modi differenti di alzare il volume: il garage-rock capitanato da Count Five, Electric Prunes e soprattutto Sonics, e il blues-rock di Stones, Who e Yardbirds. Due vie in cui 
distorsione, fuzz, feedback ed effetto Larsen sono già state ampiamente usate ed abusate, e che cominciano, in alcuni sporadici episodi quali ad esempio i Litter(10), ad essere fuse insieme. 
Quando Hendrix arriva a Londra, i Cream hanno già istituzionalizzato l'hard-blues (o hard-rock), radicalizzando il linguaggio del blues e addestrando il pubblico a lunghe jam improvvisate e interminabili assoli. Non è d'altronde mistero che la Jimi Hendrix Experience sia stata costruita a tavolino e plasmata ad immagine e somiglianza del trio londinese, con Noel Redding arruolato al basso addirittura soltanto per via del proprio look. Proprio durante il primo incontro con i Cream, Hendrix 
ha modo di provare un amplificatore Marshall, all'epoca poco più che un negozietto dei sobborghi di Londra che Eric Clapton prima e Pete Townshend poi avevano contribuito a rendere celebre grazie al supporto nell'evoluzione dell'amplificazione, culminata nella realizzazione dei due modelli più famosi,
 rispettivamente il Bluesbreaker e lo Stack. A questo punto l'Experience comincia a sviluppare il proprio suono, ma ci vorranno un paio di mesi e qualche esibizione di Jeff Beck prima che Hendrix sia 
in grado di padroneggiare la combinazione Marshall, Stratocaster e fuzz box(11) senza creare quel fastidioso rumore di fondo.
Hendrix è così pronto per ridefinire il ruolo della chitarra elettrica nella musica contemporanea. Artefice di una rivoluzione che non ha precedenti, ma che pur sempre di rivoluzione formale si tratta, 
Hendrix non cambia le regole della chitarra elettrica, semplicemente le infrange tutte. Non esiste un musicista tanto influente nell'evoluzione del rock quanto legato alla propria tradizione, e questo 
album ne è la prova schiacciante. La vera rivoluzione, non più formale ma di contenuti, Jimi Hendrix era in procinto di metterla in atto 
poco prima della sua morte, quando sembrava seriamente intenzionato a prog-redire il suo blues e, verosimilmente, a cambiare nuovamente ed in maniera irreversibile il corso della storia del rock.
Ma questo purtroppo non lo sapremo mai, neanche fra cent'anni.


_______________________________________________________ 
Note 
1. ^ Jimi Hendrix, "The Star-Spangled Banner". Woodstock, 18 agosto 1969.
2. ^ cit. Paolo Galori. 
3. ^ John Philips, cit. Brian Jones: "you've got to have this guy. He's tearing Europe to pieces". 
4. ^ The Who, "My Generation". Monterey Pop Festival, 18 giugno 1967.
5. ^ Pete Townshend, cit. Jimi Hendrix. Monterey, 18 giugno 1967. 
6. ^ Jimi Hendrix Experience, "Killing Floor". Monterey, 18 giugno 1967. 
7. ^ James Rotondi, "Jimi Hendrix' Personal Record Collection". Guitar Player, aprile 1996, pp. 37-42. 
8. ^ Jimi Hendrix, "Hear My Train A-Comin'". See My Music Talking, 1969. 
9. ^ Copertina interna di "Blues", Jimi Hendrix. MCA, 1994.
10. ^ The Litter, "I'm A Man". Distortions, 1967. 
11. ^ Schema strumentazione di Jimi Hendrix.


 1. "Hear My Train A Comin'" (acoustic; live) Jimi Hendrix 3:05
2. "Born Under a Bad Sign" (instrumental) Booker T. Jones, William Bell 7:37
3. "Red House"   Hendrix 3:41
4. "Catfish Blues"   Traditional, arr. Hendrix 7:46
5. "Voodoo Chile Blues"   Hendrix 8:47
6. "Mannish Boy"   Muddy Waters, Mel London, Ellas McDaniel 5:21
7. "Once I Had a Woman"   Hendrix 7:49
8. "Bleeding Heart"   Elmore James, arr. Hendrix 3:26
9. "Jelly 292" (instrumental) Hendrix 6:25
10. "Electric Church Red House"   Hendrix 6:12
11. "Hear My Train A Comin'" (electric; live) Hendrix 12:08

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