Magar said :
Presi uno alla volta, i componenti di questa Band non sembrano dire molto. Eppure sono dei grandi musicisti, con un grande passato alle spalle, tanto da far dire alla stampa dell'epoca di essere di fronte ad una sorta di Supergruppo. (per i dettagli vi consiglio di consultare la pagina di Wikipedia).
Eccovi pertanto questo bellissimo Album del 1968 (il loro debutto), che vi permetterà di conoscerli meglio.
01. When You Say You're Sorry (Alan Gerber) - 3:51
02. Same Old Way (John Finley) - 2:02
03. Apricot Brandy (Danny Weis, Michael Fonfara) - 1:57
04. That Time Of The Year (Alan Gerber) - 4:11
05. You're My Girl (I Don't Want To Discuss It) (Beth Beatty, Dick Cooper, Ernie Shelby) - 4:38
06. I Need Love (Larry Williams) - 4:23
07. I've Been There (Alan Gerber, John Finley) - 4:24
08. Belbuekus (Danny Weis, John Finley) - 2:25
09. Along Comes Tomorrow (Alan Gerber) - 4:37
10. I Will Serenade You (John Finley) - 3:19
- John Finley - vocals (01,02,04-08,10)
- Alan Gerber - vocals (01,06-09), piano
- Danny Weis - guitar, piano
- Doug Hastings - guitar
- Michael Fonfara - organ
- Jerry "The Bear" Penrod - bass
- Billy Mundi - drums, percussion
+
- Paul A. Rothchild - producer
RHINOCEROS
Nonostante tutto, sono convinto che gli anni 70 siano stati il decennio più importante della seconda metà del XX secolo. Quì troverai di tutto un pò per rivivere quei giorni... Musica, Cinema, Letteratura... Benvenuto !
mercoledì 29 febbraio 2012
CAROLYN HESTER COALITION
Magar said :
La coalizione....come lascia supporre il nome della Band.
In realtà un signor Gruppo, nel quale la bella e brava Carolyn da il meglio di se in canto, composizione e, non ultimo, sex appeal. Due Album strepitosi e fondamentali, a cavallo di Folk, Rock e Tradizione.
Due monumenti che meritano un posto speciale nella vostra collezione e, sopratutto, nel vostro cuore.
"The Carolyh Hester Coalition" (1968)
01. Magic Man (Steve Wolfe, Dave Blume) - 2:13
02. East Virginia (trad., arr.Carolyn Hester & Dave Blume) - 3:04
03. Tomorrow When I Wake Up (Carolyn Hester) - 2:31
04. Be Your Baby (Carolyn Hester, Dave Blume) - 2:35
05. Big City Streets (Tom Moore, Carolyn Hester, Dave Blume) - 2:53
06. Half The World (Joan Maitland, John Scott) - 3:17
07. Let's Get Together (Dino Valente) - 2:32
08. Hey Jay (J. Wagner, D. Judge) - 2:48
09. Last Night I Had The Strangest Dream (Ed McCurdy) - 3:02
10. The Journey (Tom Moore, Carolyn Hester, Dave Blume) - 2:33
11. Buddha (Was Her Best Man) (Carolyn Hester) - 2:21
Personnel:
- Carolyn Hester - guitar, female lead vocals
- Dave Blume - bass, piano, organ, vibraphone, producer
- Steve Wolfe - guitar
- Skeeter Camera - drums, percussion
"Magazine" (1970)
01. Rise Like Phoenix (Carolyn Hester, Dave Blume) - 3:15
02. Dedicated (Steve Wolfe) - 3:01
03. Plant The Crops In The Garden (David Newburge, Dave Blume) - 2:57
04. Beadmaker (Carolyn Hester) - 2:49
05. St. James Infirmary (Joe Primrose) - 5:19
06. Just Follow Me (Tom Moore, Steve Wolfe, Dave Blume) - 5:11
07. (Sittin' On The) Dock Of The Bay (Otis Redding, Steve Cropper) - 3:47
08. Sir Robert, The Lost Knight (C.Parisi, Dave Blume) - 3:40
09. Calico Sky (S.Davis, Dave Blume) - 2:35
10. Swing Low, Sweet Chariot (trad., lyrics by Dave Blume) - 2:48
Personnel:
- Carolyn Hester - guitar, lead female vocals
- Dave Blume - bass, keyboards, melodica, arranger, producer
- Steve Wolfe - lead guitar, percussion
- Skeeter Camera - drums, flute
- Dave Mauney - vibes, bass
CAROLYN
La coalizione....come lascia supporre il nome della Band.
In realtà un signor Gruppo, nel quale la bella e brava Carolyn da il meglio di se in canto, composizione e, non ultimo, sex appeal. Due Album strepitosi e fondamentali, a cavallo di Folk, Rock e Tradizione.
Due monumenti che meritano un posto speciale nella vostra collezione e, sopratutto, nel vostro cuore.
"The Carolyh Hester Coalition" (1968)
01. Magic Man (Steve Wolfe, Dave Blume) - 2:13
02. East Virginia (trad., arr.Carolyn Hester & Dave Blume) - 3:04
03. Tomorrow When I Wake Up (Carolyn Hester) - 2:31
04. Be Your Baby (Carolyn Hester, Dave Blume) - 2:35
05. Big City Streets (Tom Moore, Carolyn Hester, Dave Blume) - 2:53
06. Half The World (Joan Maitland, John Scott) - 3:17
07. Let's Get Together (Dino Valente) - 2:32
08. Hey Jay (J. Wagner, D. Judge) - 2:48
09. Last Night I Had The Strangest Dream (Ed McCurdy) - 3:02
10. The Journey (Tom Moore, Carolyn Hester, Dave Blume) - 2:33
11. Buddha (Was Her Best Man) (Carolyn Hester) - 2:21
Personnel:
- Carolyn Hester - guitar, female lead vocals
- Dave Blume - bass, piano, organ, vibraphone, producer
- Steve Wolfe - guitar
- Skeeter Camera - drums, percussion
"Magazine" (1970)
01. Rise Like Phoenix (Carolyn Hester, Dave Blume) - 3:15
02. Dedicated (Steve Wolfe) - 3:01
03. Plant The Crops In The Garden (David Newburge, Dave Blume) - 2:57
04. Beadmaker (Carolyn Hester) - 2:49
05. St. James Infirmary (Joe Primrose) - 5:19
06. Just Follow Me (Tom Moore, Steve Wolfe, Dave Blume) - 5:11
07. (Sittin' On The) Dock Of The Bay (Otis Redding, Steve Cropper) - 3:47
08. Sir Robert, The Lost Knight (C.Parisi, Dave Blume) - 3:40
09. Calico Sky (S.Davis, Dave Blume) - 2:35
10. Swing Low, Sweet Chariot (trad., lyrics by Dave Blume) - 2:48
Personnel:
- Carolyn Hester - guitar, lead female vocals
- Dave Blume - bass, keyboards, melodica, arranger, producer
- Steve Wolfe - lead guitar, percussion
- Skeeter Camera - drums, flute
- Dave Mauney - vibes, bass
CAROLYN
martedì 28 febbraio 2012
EMANUELLE
Magar said :
Be...
Un Film che non posso non ripostare. A parte la strepitosa bellezza di Silvya Krystel, resta un'icona dei 70.
Impossibile non averlo nella vostra personalissima videoteca.
Emmanuelle è un film erotico del 1974 diretto da Just Jaeckin con Sylvia Kristel. Il film, tratto dal romanzo omonimo di Emmanuelle Arsan, riscosse un enorme successo e diede origine ad una lunga serie di sequel cinematografici e televisivi.
Il film fu distribuito in Italia dalla Cineriz nel novembre 1974, ampiamente tagliato e rimontato, cambiando notevolmente la trama originale del film, con doppiaggio affidato alla SAS (Emanuela Fallini dava la voce alla Kristel) e questa era l'edizione presente nei vari vhs usciti da noi sino agli anni '90. Nel 2008 invece, è uscito il dvd a cura della Universal/Studio Canal in versione integrale, col montaggio originale e un doppiaggio completamente diverso.
EMANUELLE
Be...
Un Film che non posso non ripostare. A parte la strepitosa bellezza di Silvya Krystel, resta un'icona dei 70.
Impossibile non averlo nella vostra personalissima videoteca.
Emmanuelle è un film erotico del 1974 diretto da Just Jaeckin con Sylvia Kristel. Il film, tratto dal romanzo omonimo di Emmanuelle Arsan, riscosse un enorme successo e diede origine ad una lunga serie di sequel cinematografici e televisivi.
Il film fu distribuito in Italia dalla Cineriz nel novembre 1974, ampiamente tagliato e rimontato, cambiando notevolmente la trama originale del film, con doppiaggio affidato alla SAS (Emanuela Fallini dava la voce alla Kristel) e questa era l'edizione presente nei vari vhs usciti da noi sino agli anni '90. Nel 2008 invece, è uscito il dvd a cura della Universal/Studio Canal in versione integrale, col montaggio originale e un doppiaggio completamente diverso.
EMANUELLE
OMAGGIO A KLAUS KINSKI : NOSFERATU A VENEZIA
Magar said :
Un Film decisamente minore, magari al limite del trash, ma che identifica perfettamente questo Attore (definizione che a Kinski va decisamente stretta) geniale e pazzo allo stesso tempo, capace di vette altissime e di profondi baratri. Un uomo la cui vita è a sua volta un Film, oscuro ed imprevedibile, vera e propria icona della dannazione, che spesso conduce alla pazzia, ma che altre volte regala genialità...
Klaus Kinski, nome d'arte di Nikolaus Karl Günther Nakszyński (Sopot, 18 ottobre 1926 – Lagunitas-Forest Knolls, 23 novembre 1991), è stato un attore, regista e sceneggiatore tedesco, sia di teatro sia di cinema.
Nacque a Sopot (Zoppot), allora compresa nella città-stato della Libera Città di Danzica da padre tedesco di lontana origine polacca e da madre tedesca. La sua carriera comincia all'inizio del secondo dopoguerra. Nel 1955 ottiene un ruolo minore nella pellicola All'est si muore, del regista László Benedek. Inizia così una carriera come caratterista, interpretando soprattutto personaggi luciferini e violenti e partecipando a diverse pellicole internazionali incluso un cameo ne Il dottor Zivago (1965), di David Lean.
Nel 1965 partecipa, seppur sempre con un ruolo di contorno, a uno dei classici di Sergio Leone Per qualche dollaro in più in cui interpreta lo scagnozzo gobbo nella cricca di "El Indio". Negli anni successivi l'attore continua a lavorare in Italia, partecipando a numerosi spaghetti western, spesso di serie B, in cui interpreta generalmente il ruolo del cattivo. Tra le interpretazioni più significative di questo periodo, quella del cacciatore di taglie Tigrero ne Il grande silenzio di Sergio Corbucci e il ruolo di protagonista in E Dio disse a Caino di Antonio Margheriti.
Dagli anni settanta comincia la collaborazione con il regista tedesco (ed ex coinquilino negli anni giovanili) Werner Herzog, che lo sceglie come protagonista di cinque dei suoi film e che gli donerà finalmente fama internazionale: Aguirre, furore di Dio (1972), Woyzeck (1979), Nosferatu, principe della notte (1979), Fitzcarraldo (1982) e Cobra Verde (1987). Sono nella storia del cinema le discussioni, anche violente, che Kinski provocava frequentemente col regista sul set, che tuttavia non hanno impedito il continuare di questo sodalizio, basato su una forte reciproca considerazione e desiderio di sperimentazione espressiva, fino alla morte dell'attore. Herzog, dopo la morte dell'attore, produsse un lungo documentario dal titolo Kinski, il mio nemico più caro (1999), nel quale raccontò il loro sodalizio e la figura del suo amico usando moltissimi spezzoni di riprese fatte sui diversi set cinematografici ed interviste con attori che recitarono con Kinski a teatro.
Attore istrionico e da alcuni considerato fin troppo esasperato nelle sue manifestazioni sceniche, donava comunque sempre ai suoi personaggi un alto tasso di imprevedibilità. Rimangono nella storia del cinema almeno due delle sue interpretazioni: quella di Aguirre, il folle conquistador che, spinto dalla sua sete di ricchezza alla ricerca della fantomatica città di El Dorado, troverà la morte, in preda della follia più oscura, e quella di Nosferatu nel rifacimento del capolavoro del 1922, Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di F.W. Murnau. Ha lasciato come regista una sola opera: Kinski Paganini (1989), un film dedicato al celebre violinista ma avente, allo stesso tempo, anche intenzioni autobiografiche.
Kinski morì di infarto a Lagunitas in California a 65 anni. Le sue ceneri furono sparse nell'Oceano Pacifico
Kinski è stato sposato per quattro volte:
Dal 1952 al 1955 con Gislinde Kühbeck, dalla quale ha avuto la figlia Pola.
Dal 1960 al 1971 con Brigitte Ruth Tocki, dalla quale ha avuto la figlia Nastassja.
Dal 1971 al 1979 con Minhoi Geneviève Loanic, dalla quale ha avuto il figlio Nikolai.
Dal 1987 al 1989 con l'attrice italiana Debora Caprioglio.
Nosferatu a Venezia è un film horror del 1988, diretto da Augusto Caminito con alcune parti girate da Luigi Cozzi, Maurizio Lucidi, dal protagonista Klaus Kinski e inizialmente affidato a Mario Caiano che abbandonò il set dopo pochi giorni a causa di diverbi con Kinski.
Nel cast figurano anche Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Yorgo Voyagis e Donald Pleasence.
La patrizia veneziana Helietta Canins invita nella città dei Dogi uno studioso inglese, Paris Catalano, esperto in vampirismo. Essa vuole che venga a cessare per sempre quell'atmosfera cupa di leggende e di orrori che ancora grava nel suo palazzo, dove vive con la nonna e la giovanissima sorella Maria. Due secoli prima, infatti, mentre a Venezia imperversavano carnevale e peste, un'ava era stata vittima del vampiro (che una leggenda tramanda essere egli poi morto là) e con lui svanita nel nulla. Nei sotterranei del palazzo tuttora esiste un misterioso sarcofago cerchiato di ferro ed Helietta, pensando che Nosferatu sia proprio là dentro, invita Paris ad eliminarne per sempre i resti. Il vampiro, evocato in una seduta spiritica, piomba a Venezia, mentre, scoperchiato il sepolcro vi si trova il corpo dell'ava Letizia, stranamente somigliante ad Helietta.
Ma stanare ed esorcizzare Nosferatu si rivela impresa impossibile, sia a sacerdoti, sia a Paris, sia anche a Giuseppe Barnabò, l'amante di Helietta. Una dopo l'altra le vittime si susseguono, uccise da morsi fatali. Muoiono la nonna di Helietta, quest'ultima ed una sua giovane amica. Nosferatu appare e scompare, inattaccabile perfino dalle fucilate e in più seducente, malgrado le sue fattezze, agli occhi delle donne che egli vampirizza, contagia e sa fare all'occorrenza resuscitare. Egli sa di poter essere liberato e morire ad una sola condizione: quella di essere amato da una fanciulla vergine. Maria è la prescelta ma, proprio nell'attimo in cui Nosferatu sembra conseguire il suo massimo obiettivo - in una villa fatiscente sull'Isola dei cani, in laguna - Barnabò, arrivato sul posto, spara ancora una fucilata, lasciando indenne il mostro e ferendo la ragazza. Dopo essersi vendicato dell'uomo, Nosferatu vampirizza Maria e con lei sulle braccia lascia Venezia verso un comune, atroce destino.
NOSFERATU A VENEZIA
Un Film decisamente minore, magari al limite del trash, ma che identifica perfettamente questo Attore (definizione che a Kinski va decisamente stretta) geniale e pazzo allo stesso tempo, capace di vette altissime e di profondi baratri. Un uomo la cui vita è a sua volta un Film, oscuro ed imprevedibile, vera e propria icona della dannazione, che spesso conduce alla pazzia, ma che altre volte regala genialità...
Klaus Kinski, nome d'arte di Nikolaus Karl Günther Nakszyński (Sopot, 18 ottobre 1926 – Lagunitas-Forest Knolls, 23 novembre 1991), è stato un attore, regista e sceneggiatore tedesco, sia di teatro sia di cinema.
Nacque a Sopot (Zoppot), allora compresa nella città-stato della Libera Città di Danzica da padre tedesco di lontana origine polacca e da madre tedesca. La sua carriera comincia all'inizio del secondo dopoguerra. Nel 1955 ottiene un ruolo minore nella pellicola All'est si muore, del regista László Benedek. Inizia così una carriera come caratterista, interpretando soprattutto personaggi luciferini e violenti e partecipando a diverse pellicole internazionali incluso un cameo ne Il dottor Zivago (1965), di David Lean.
Nel 1965 partecipa, seppur sempre con un ruolo di contorno, a uno dei classici di Sergio Leone Per qualche dollaro in più in cui interpreta lo scagnozzo gobbo nella cricca di "El Indio". Negli anni successivi l'attore continua a lavorare in Italia, partecipando a numerosi spaghetti western, spesso di serie B, in cui interpreta generalmente il ruolo del cattivo. Tra le interpretazioni più significative di questo periodo, quella del cacciatore di taglie Tigrero ne Il grande silenzio di Sergio Corbucci e il ruolo di protagonista in E Dio disse a Caino di Antonio Margheriti.
Dagli anni settanta comincia la collaborazione con il regista tedesco (ed ex coinquilino negli anni giovanili) Werner Herzog, che lo sceglie come protagonista di cinque dei suoi film e che gli donerà finalmente fama internazionale: Aguirre, furore di Dio (1972), Woyzeck (1979), Nosferatu, principe della notte (1979), Fitzcarraldo (1982) e Cobra Verde (1987). Sono nella storia del cinema le discussioni, anche violente, che Kinski provocava frequentemente col regista sul set, che tuttavia non hanno impedito il continuare di questo sodalizio, basato su una forte reciproca considerazione e desiderio di sperimentazione espressiva, fino alla morte dell'attore. Herzog, dopo la morte dell'attore, produsse un lungo documentario dal titolo Kinski, il mio nemico più caro (1999), nel quale raccontò il loro sodalizio e la figura del suo amico usando moltissimi spezzoni di riprese fatte sui diversi set cinematografici ed interviste con attori che recitarono con Kinski a teatro.
Attore istrionico e da alcuni considerato fin troppo esasperato nelle sue manifestazioni sceniche, donava comunque sempre ai suoi personaggi un alto tasso di imprevedibilità. Rimangono nella storia del cinema almeno due delle sue interpretazioni: quella di Aguirre, il folle conquistador che, spinto dalla sua sete di ricchezza alla ricerca della fantomatica città di El Dorado, troverà la morte, in preda della follia più oscura, e quella di Nosferatu nel rifacimento del capolavoro del 1922, Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di F.W. Murnau. Ha lasciato come regista una sola opera: Kinski Paganini (1989), un film dedicato al celebre violinista ma avente, allo stesso tempo, anche intenzioni autobiografiche.
Kinski morì di infarto a Lagunitas in California a 65 anni. Le sue ceneri furono sparse nell'Oceano Pacifico
Kinski è stato sposato per quattro volte:
Dal 1952 al 1955 con Gislinde Kühbeck, dalla quale ha avuto la figlia Pola.
Dal 1960 al 1971 con Brigitte Ruth Tocki, dalla quale ha avuto la figlia Nastassja.
Dal 1971 al 1979 con Minhoi Geneviève Loanic, dalla quale ha avuto il figlio Nikolai.
Dal 1987 al 1989 con l'attrice italiana Debora Caprioglio.
Nosferatu a Venezia è un film horror del 1988, diretto da Augusto Caminito con alcune parti girate da Luigi Cozzi, Maurizio Lucidi, dal protagonista Klaus Kinski e inizialmente affidato a Mario Caiano che abbandonò il set dopo pochi giorni a causa di diverbi con Kinski.
Nel cast figurano anche Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Yorgo Voyagis e Donald Pleasence.
La patrizia veneziana Helietta Canins invita nella città dei Dogi uno studioso inglese, Paris Catalano, esperto in vampirismo. Essa vuole che venga a cessare per sempre quell'atmosfera cupa di leggende e di orrori che ancora grava nel suo palazzo, dove vive con la nonna e la giovanissima sorella Maria. Due secoli prima, infatti, mentre a Venezia imperversavano carnevale e peste, un'ava era stata vittima del vampiro (che una leggenda tramanda essere egli poi morto là) e con lui svanita nel nulla. Nei sotterranei del palazzo tuttora esiste un misterioso sarcofago cerchiato di ferro ed Helietta, pensando che Nosferatu sia proprio là dentro, invita Paris ad eliminarne per sempre i resti. Il vampiro, evocato in una seduta spiritica, piomba a Venezia, mentre, scoperchiato il sepolcro vi si trova il corpo dell'ava Letizia, stranamente somigliante ad Helietta.
Ma stanare ed esorcizzare Nosferatu si rivela impresa impossibile, sia a sacerdoti, sia a Paris, sia anche a Giuseppe Barnabò, l'amante di Helietta. Una dopo l'altra le vittime si susseguono, uccise da morsi fatali. Muoiono la nonna di Helietta, quest'ultima ed una sua giovane amica. Nosferatu appare e scompare, inattaccabile perfino dalle fucilate e in più seducente, malgrado le sue fattezze, agli occhi delle donne che egli vampirizza, contagia e sa fare all'occorrenza resuscitare. Egli sa di poter essere liberato e morire ad una sola condizione: quella di essere amato da una fanciulla vergine. Maria è la prescelta ma, proprio nell'attimo in cui Nosferatu sembra conseguire il suo massimo obiettivo - in una villa fatiscente sull'Isola dei cani, in laguna - Barnabò, arrivato sul posto, spara ancora una fucilata, lasciando indenne il mostro e ferendo la ragazza. Dopo essersi vendicato dell'uomo, Nosferatu vampirizza Maria e con lei sulle braccia lascia Venezia verso un comune, atroce destino.
NOSFERATU A VENEZIA
lunedì 27 febbraio 2012
THE NICE : ARS LONG VITA BREVIS (DOUBLE CD EDITION)
Magar said :
Album storico e strepitoso, su cui sono stati scritti innumerevoli articoli, e sul quale non serve aggiungere altro.
Resta comunque il fatto che questa rara Edizione con un bel Bonus Disc in più è davvero gustosa. Eccovi i dettagli :
CD1:
01. Daddy, Where Did I Come From? (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:42
02. Little Arabella (Lee Jackson, Keith Emerson) - 4:14
03. Happy Freuds (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:25
04. Intermezzo From The Karelia Suite (Jean Sibelius) - 8:57
05. Don Edito El Gruva (Keith Emerson, Lee Jackson, Brian Davison) - 0:12
06. Ars Longa Vita Brevis - 19:17 including:
a). Prelude (Brian Davison)
b). 1st Movement: Awakening (Brian Davison)
c). 2nd Movement: Realisation (Lee Jackson, David O'List, Keith Emerson)
d). 3rd Movement: Acceptance "Brandenburger" (Lee Jackson, Keith Emerson, Brian Davison)
e). 4th Movement: Denial (Keith Emerson, Lee Jackson, Brian Davison)
f). Coda: Extension To The Big Note (Keith Emerson)
07. Brandenburger (single A-side) (Lee Jackson, Keith Emerson, Brian Davison) - 4:23
08. Happy Freuds (single B-side) (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:24
CD2 (Bonus Disk):
BBC Sessions:
01. Ars Longa Vita Brevis (Lee Jackson, David O'List, Keith Emerson) - 7:57
02. Aries - 5:24
03. Lumpy Gravy (Lee Jackson, Keith Emerson) - 2:14
04. Little Arabella (Lee Jackson, Keith Emerson) - 4:15
05. Happy Freuds (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:22
06. Intermezzo From The Karelia Suite (Jean Sibelius) - 7:29
07. I'm One Of Those People That My Father Tells My Sister Not To Go Out With (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:11
08. Azrael Revisited (Keith Emerson, Lee Jackson) - 5:03
09. Blues For The Prairies (Oscar Peterson) - 4:16
10. Diary Of An Empty Day (& Top Gear Signature) (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:37
Live in Newcastle:
11. America (Leonard Bernstein, Stephen Sondheim)/Second Amendment (Keith Emerson, David O'List, Brian Davison, Lee Jackson) - 7:13
12. Rondo (Keith Emerson, David O'List, Brian Davison, Lee Jackson) - 11:13
Personnel:
- Keith Emerson - organ, piano, harpsichord, keyboards, vocals
- Lee Jackson - bass guitar, timpani, vocals
- Brian Davison - drums, bells, timpani
+
- Malcolm Langstaff - guitar (06c)
- Robert Stewart – orchestral arranger, conductor
THE NICE
Album storico e strepitoso, su cui sono stati scritti innumerevoli articoli, e sul quale non serve aggiungere altro.
Resta comunque il fatto che questa rara Edizione con un bel Bonus Disc in più è davvero gustosa. Eccovi i dettagli :
CD1:
01. Daddy, Where Did I Come From? (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:42
02. Little Arabella (Lee Jackson, Keith Emerson) - 4:14
03. Happy Freuds (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:25
04. Intermezzo From The Karelia Suite (Jean Sibelius) - 8:57
05. Don Edito El Gruva (Keith Emerson, Lee Jackson, Brian Davison) - 0:12
06. Ars Longa Vita Brevis - 19:17 including:
a). Prelude (Brian Davison)
b). 1st Movement: Awakening (Brian Davison)
c). 2nd Movement: Realisation (Lee Jackson, David O'List, Keith Emerson)
d). 3rd Movement: Acceptance "Brandenburger" (Lee Jackson, Keith Emerson, Brian Davison)
e). 4th Movement: Denial (Keith Emerson, Lee Jackson, Brian Davison)
f). Coda: Extension To The Big Note (Keith Emerson)
07. Brandenburger (single A-side) (Lee Jackson, Keith Emerson, Brian Davison) - 4:23
08. Happy Freuds (single B-side) (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:24
CD2 (Bonus Disk):
BBC Sessions:
01. Ars Longa Vita Brevis (Lee Jackson, David O'List, Keith Emerson) - 7:57
02. Aries - 5:24
03. Lumpy Gravy (Lee Jackson, Keith Emerson) - 2:14
04. Little Arabella (Lee Jackson, Keith Emerson) - 4:15
05. Happy Freuds (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:22
06. Intermezzo From The Karelia Suite (Jean Sibelius) - 7:29
07. I'm One Of Those People That My Father Tells My Sister Not To Go Out With (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:11
08. Azrael Revisited (Keith Emerson, Lee Jackson) - 5:03
09. Blues For The Prairies (Oscar Peterson) - 4:16
10. Diary Of An Empty Day (& Top Gear Signature) (Keith Emerson, Lee Jackson) - 3:37
Live in Newcastle:
11. America (Leonard Bernstein, Stephen Sondheim)/Second Amendment (Keith Emerson, David O'List, Brian Davison, Lee Jackson) - 7:13
12. Rondo (Keith Emerson, David O'List, Brian Davison, Lee Jackson) - 11:13
Personnel:
- Keith Emerson - organ, piano, harpsichord, keyboards, vocals
- Lee Jackson - bass guitar, timpani, vocals
- Brian Davison - drums, bells, timpani
+
- Malcolm Langstaff - guitar (06c)
- Robert Stewart – orchestral arranger, conductor
THE NICE
ACCOLADE : ACCOLADE
Magar said :
Ecco il primo Album di questa grande e sconosciuta Band.
Dopo il successo riscontrato dal Post che presentava il loro secondo lavoro, ho deciso di postare anche questo.
Per chi l'avesse perso, eccovi dove trovarlo :
ACCOLADE 2
E adesso eccovi il loro debutto, del 1970 :
01. Maiden Flight Eliza (Don Partridge) - 2:45
02. Starting All Over (Gordon Giltrap) - 4:46
03. Prelude To A Dawn (Brian Cresswell) - 3:13
04. Never Ending Solitude (Gordon Giltrap) - 2:39
05. Natural Boy (Eden Abba) - 9:39
06. Gospel Song (Gordon Giltrap) - 3:30
07. Calico (Don Partridge) - 3:03
08. Ulysses (Don Partridge) - 12:48
09. Go On Home (Don Partridge) - 2:34
- Don Partridge - guitar, vocals, vibraphone
- Gordon Giltrap - guitar, vocals
- Brian Cresswell - saxophone, flute
- Eden Abba - double bass
- Ian Hoyle - drums
+
- Malcolm Pool - bass
- Don Paul - producer
ACCOLADE
Ecco il primo Album di questa grande e sconosciuta Band.
Dopo il successo riscontrato dal Post che presentava il loro secondo lavoro, ho deciso di postare anche questo.
Per chi l'avesse perso, eccovi dove trovarlo :
ACCOLADE 2
E adesso eccovi il loro debutto, del 1970 :
01. Maiden Flight Eliza (Don Partridge) - 2:45
02. Starting All Over (Gordon Giltrap) - 4:46
03. Prelude To A Dawn (Brian Cresswell) - 3:13
04. Never Ending Solitude (Gordon Giltrap) - 2:39
05. Natural Boy (Eden Abba) - 9:39
06. Gospel Song (Gordon Giltrap) - 3:30
07. Calico (Don Partridge) - 3:03
08. Ulysses (Don Partridge) - 12:48
09. Go On Home (Don Partridge) - 2:34
- Don Partridge - guitar, vocals, vibraphone
- Gordon Giltrap - guitar, vocals
- Brian Cresswell - saxophone, flute
- Eden Abba - double bass
- Ian Hoyle - drums
+
- Malcolm Pool - bass
- Don Paul - producer
ACCOLADE
sabato 25 febbraio 2012
IL CARNEVALE AMBROSIANO
Magar said :
OGGI A MILANO E' CARNEVALE; L'ULTIMO DI CARNEVALE, IL SABATO GRASSO .
E SI, PERCHE'...
A Milano il Carnevale non termina il martedì grasso, ma il sabato seguente, perché, secondo la tradizione, Sant'Ambrogio, Patrono di Milano, era impegnato in un pellegrinaggio e chiese alla popolazione di aspettare il suo ritorno per iniziare le liturgie quaresimali. Perciò oggi nell'arcidiocesi di Milano, il rito delle Ceneri si celebra la prima domenica di Quaresima, secondo il rito ambrosiano.
Il protagonista del carnevale milanese è la maschera di Meneghino, un servo spiritoso e buono che si burla dei difetti dei nobili. Meneghino indossa una lunga giacca marrone, pantaloni corti, calze a righe bianche e rosse, cappello a tre punte e una parrucca con codino alla francese.
Il nome deriva da Domenighin, il servo che la domenica accompagnava le nobili di Milano in chiesa o a passeggio. Nel 1848 durante le Cinque Giornate di Milano fu scelto dai cittadini di Milano come simbolo di eroismo, dato che rappresenta alcune caratteristiche tipiche dei milanesi, come la laboriosità e la generosità.
LA SCIGHERA AUGURA A TUTTI UN BUON CARNEVALE (ANCHE SE PER LA MAGGIOR PARTE DI VOI E' GIA' TUTTO FINITO) RICORDANDOVI CHE PER QUESTO WEEK END SONO STATI POSTATE BEN 10 NOVITA' CHE, TRA FILM, CLASSIC ROCK E PROGRESSIVE INCONTRERANNO SICURAMENTE IL VOSTRO FAVORE.
VI RICORDO ANCHE CHE UN COMMENTO E' SEMPRE BEN ACCETTO E, MAGARI, DOVEROSO...
CIAO GENTE...
OGGI A MILANO E' CARNEVALE; L'ULTIMO DI CARNEVALE, IL SABATO GRASSO .
E SI, PERCHE'...
A Milano il Carnevale non termina il martedì grasso, ma il sabato seguente, perché, secondo la tradizione, Sant'Ambrogio, Patrono di Milano, era impegnato in un pellegrinaggio e chiese alla popolazione di aspettare il suo ritorno per iniziare le liturgie quaresimali. Perciò oggi nell'arcidiocesi di Milano, il rito delle Ceneri si celebra la prima domenica di Quaresima, secondo il rito ambrosiano.
Il protagonista del carnevale milanese è la maschera di Meneghino, un servo spiritoso e buono che si burla dei difetti dei nobili. Meneghino indossa una lunga giacca marrone, pantaloni corti, calze a righe bianche e rosse, cappello a tre punte e una parrucca con codino alla francese.
Il nome deriva da Domenighin, il servo che la domenica accompagnava le nobili di Milano in chiesa o a passeggio. Nel 1848 durante le Cinque Giornate di Milano fu scelto dai cittadini di Milano come simbolo di eroismo, dato che rappresenta alcune caratteristiche tipiche dei milanesi, come la laboriosità e la generosità.
LA SCIGHERA AUGURA A TUTTI UN BUON CARNEVALE (ANCHE SE PER LA MAGGIOR PARTE DI VOI E' GIA' TUTTO FINITO) RICORDANDOVI CHE PER QUESTO WEEK END SONO STATI POSTATE BEN 10 NOVITA' CHE, TRA FILM, CLASSIC ROCK E PROGRESSIVE INCONTRERANNO SICURAMENTE IL VOSTRO FAVORE.
VI RICORDO ANCHE CHE UN COMMENTO E' SEMPRE BEN ACCETTO E, MAGARI, DOVEROSO...
CIAO GENTE...
MACABRO
Magar said :
Macabro è un film del 1980 diretto da Lamberto Bava, con Bernice Stegers, Stanko Molnar e Veronica Zinny.
Alla sceneggiatura, oltre che alla produzione, hanno partecipato i fratelli Pupi e Antonio Avati.
Una signora di mezza età, Jane Baker, nasconde ai figli l'esistenza del suo amante. Mentre è in casa di lui, la figlia, scoperta la relazione della donna, annega il fratellino in una vasca da bagno, e poi chiama la mamma dicendo che è accaduta una disgrazia. Essa si precipita a casa con l'amante ma i due hanno un incidente, in seguito al quale quest'ultimo viene decapitato. Un anno dopo la donna va a vivere nella casa dell'amante scomparso, nella quale abita anche un cieco perdutamente innamorato di lei, che sente strani rumori provenire dalla stanza della donna.
Il film è oggi considerato un vero e proprio classico. Oltre alla regia di Bava, che con Macabro s'affermò nel cinema horror come ufficiale erede del padre Mario e di Dario Argento, del quale fu aiuto regista, s'avvale di un'ottima sceneggiatura cui collaborarono anche i fratelli Avati, che avevano già girato la mystery story La casa dalle finestre che ridono nel 1976.
Le reazioni dei critici italiani al film furono abbastanza soddisfacenti, se si tenne conto del fatto che Bava junior era ancora agli esordi. Morando Morandini nel suo dizionario dà al film due stelle e mezzo (su cinque), affermando che "l'esordiente figlio (1944) di Mario Bava ha fatto un film inquietante che punta sull'atmosfera più che sugli effetti orripilanti, nel rispetto e nel controllo delle regole del genere i cui fan hanno apprezzato assai la trovata del frigorifero". Pino Farinotti, invece, assegna alla pellicola due stelle, senza alcun commento.
MACABRO 1
MACABRO 2
Macabro è un film del 1980 diretto da Lamberto Bava, con Bernice Stegers, Stanko Molnar e Veronica Zinny.
Alla sceneggiatura, oltre che alla produzione, hanno partecipato i fratelli Pupi e Antonio Avati.
Una signora di mezza età, Jane Baker, nasconde ai figli l'esistenza del suo amante. Mentre è in casa di lui, la figlia, scoperta la relazione della donna, annega il fratellino in una vasca da bagno, e poi chiama la mamma dicendo che è accaduta una disgrazia. Essa si precipita a casa con l'amante ma i due hanno un incidente, in seguito al quale quest'ultimo viene decapitato. Un anno dopo la donna va a vivere nella casa dell'amante scomparso, nella quale abita anche un cieco perdutamente innamorato di lei, che sente strani rumori provenire dalla stanza della donna.
Il film è oggi considerato un vero e proprio classico. Oltre alla regia di Bava, che con Macabro s'affermò nel cinema horror come ufficiale erede del padre Mario e di Dario Argento, del quale fu aiuto regista, s'avvale di un'ottima sceneggiatura cui collaborarono anche i fratelli Avati, che avevano già girato la mystery story La casa dalle finestre che ridono nel 1976.
Le reazioni dei critici italiani al film furono abbastanza soddisfacenti, se si tenne conto del fatto che Bava junior era ancora agli esordi. Morando Morandini nel suo dizionario dà al film due stelle e mezzo (su cinque), affermando che "l'esordiente figlio (1944) di Mario Bava ha fatto un film inquietante che punta sull'atmosfera più che sugli effetti orripilanti, nel rispetto e nel controllo delle regole del genere i cui fan hanno apprezzato assai la trovata del frigorifero". Pino Farinotti, invece, assegna alla pellicola due stelle, senza alcun commento.
MACABRO 1
MACABRO 2
CATAPILLA
Magar said :
I Catapilla sono una formazione di progressive rock nata nel 1970 e originaria di Londra.
La band ha un suono particolarmente originale e distintivo rispetto a tutti i gruppi dell'epoca, grazie anche all'insolita formazione a sette (con due fiati) e ai brani in forma di suite non strutturata. La loro musica, con l'energica voce di Anna Meek (che molte volte improvvisa), crea delle atmosfere inquietanti e mistiche e ha uno stile essenzialmente jazz rock con molti ritmi funky sostenuti da lunghissimi assoli di chitarra e sax che vanno ad intrecciarsi in un vortice di voci differenti
"Catapilla"
Catapilla è il primo album discografico del gruppo britannico omonimo, del 1971. Pur avendo inciso solo due album i Catapilla rimangono tra i gruppi più interessanti del panorama britannico degli anni settanta e il loro primo lavoro è una miscela di sonorità jazz rock ottimamente eseguita, con lunghe divagazioni strumentali.
Naked Death - 15:38
Tumbleweed - 3:54
Promises - 5:42
Embryonic Fusion - 24:08
Anna Meek - voce
Robert Calvert - sassofono
Hugh Eaglestone - sassofono
Thiery Rheinhart - wind instruments
Graham Wilson - chitarre
Dave Taylor - basso
Malcolm Frith - batteria
"Changes" (1972)
Reflections - 12:14
Charing Cross - 6:48
Thank Christ for George - 12:11
It Could Only Happen to Me - 6:56
Anna Meek - voce
Robert Calvert - sassofono alto, soprano e tenore
Graham Wilson - chitarre
Ralph Rolinson - tastiere
Carl Wassard - basso
Bryan Hanson - batteria
CATAPILLA
I Catapilla sono una formazione di progressive rock nata nel 1970 e originaria di Londra.
La band ha un suono particolarmente originale e distintivo rispetto a tutti i gruppi dell'epoca, grazie anche all'insolita formazione a sette (con due fiati) e ai brani in forma di suite non strutturata. La loro musica, con l'energica voce di Anna Meek (che molte volte improvvisa), crea delle atmosfere inquietanti e mistiche e ha uno stile essenzialmente jazz rock con molti ritmi funky sostenuti da lunghissimi assoli di chitarra e sax che vanno ad intrecciarsi in un vortice di voci differenti
"Catapilla"
Catapilla è il primo album discografico del gruppo britannico omonimo, del 1971. Pur avendo inciso solo due album i Catapilla rimangono tra i gruppi più interessanti del panorama britannico degli anni settanta e il loro primo lavoro è una miscela di sonorità jazz rock ottimamente eseguita, con lunghe divagazioni strumentali.
Naked Death - 15:38
Tumbleweed - 3:54
Promises - 5:42
Embryonic Fusion - 24:08
Anna Meek - voce
Robert Calvert - sassofono
Hugh Eaglestone - sassofono
Thiery Rheinhart - wind instruments
Graham Wilson - chitarre
Dave Taylor - basso
Malcolm Frith - batteria
"Changes" (1972)
Reflections - 12:14
Charing Cross - 6:48
Thank Christ for George - 12:11
It Could Only Happen to Me - 6:56
Anna Meek - voce
Robert Calvert - sassofono alto, soprano e tenore
Graham Wilson - chitarre
Ralph Rolinson - tastiere
Carl Wassard - basso
Bryan Hanson - batteria
CATAPILLA
LE MONACHE DI SANT'ARCANGELO
Magar said :
Le monache di Sant'Arcangelo è un film erotico-conventuale del 1973 diretto da regista Domenico Paolella, con Ornella Muti diciottenne. È ispirato al libello Cronaca del convento di Sant'Arcangelo a Bajano (Francia, 1829), attribuito a Stendhal.
Nello stesso anno stesso regista e stesso sceneggiatore girano Storia di una monaca di clausura, con protagonista una giovanissima Eleonora Giorgi.
Le monache di Sant'Arcangelo
Un film di Domenico Paolella. Con Luc Merenda, Ornella Muti, Martine Brochard, Anne Heywood. Claudio Gora Drammatico, durata 103' min. - Italia 1973.
Regno di Napoli, 1577. Vige l'Inquisizione romana e la caccia alle streghe e nei processi è autorizzata la tortura, mentre il popolo vive nella miseria e nella paura. L'aitante nobile spagnolo Don Carlos (Pier Paolo Capponi) se la spassa nel Convento di Sant'Arcangelo di Baiano, appagando il suo erotismo con la badessa Giulia di Mondragone (Anne Heywood). Poiché egli ha il potere, lei vuole tenerlo a tutti i costi dalla sua parte, mentre altre badesse tramano dalla gelosia; e lo fa sacrificando il suo corpo nel sottomettersi all'uomo nonostante sia lesbica e desiderosa di stare solo con la sua innamorata: suor Chiara (Martine Brochard).
Giulia di Mondragone sa che deve accontentare Don Carlos anche quando le chiede l'oggetto di desiderio più pericoloso per le possibili spiate delle rivali badesse: passare una notte nella cella di suor Isabella (Ornella Muti).
Le tre badesse: Giulia di Mondragone (Anne Heywood), Carmela (Claudia Gravi) e Lavinia (Maria Cumani Quasimodo) si scatenano nella guerra su chi dovrà comandare il convento morta la madre badessa in pensione, e dalla gelosia passano ad avvelenamenti, trappole, denunce e false accuse.
Dello scandalo si occupa il rappresentante dell'Inquisizione inviato dall'arcivescovo di Napoli,'vicario Carafa (Luc Merenda). Spietato è il processo in cui le badesse vengono torturate e fatte confessare. Si conclude con la condanna a morte, ed è crudelissima l'esecuzione di 'iulia di Mondragone, costretta a bere la cicuta. Suor Isabella (Ornella Muti), consegnato a Don Carlos come "oggetto sessuale", riesce a ribaltare la sua situazione grazie ad un suo ricatto nei confronti del nobiluomo, sui traffici illegali di quest'ultimo nei territori del Nuovo Mondo; aiutata proprio da costui che non ci tiene affatto a perdere i suoi lucrosi affari, viene processata anche lei, ma senza essere torturata e alla fine anche assolta da tutte le accuse, e come "punizione" riceve la giustizia della pena che mai ti aspetti, visto il trattamento riservato alle altre: paradossalmente la "dispensa dai voti", che significherà libertà.
LE MONACHE 1
LE MONACHE 2
Le monache di Sant'Arcangelo è un film erotico-conventuale del 1973 diretto da regista Domenico Paolella, con Ornella Muti diciottenne. È ispirato al libello Cronaca del convento di Sant'Arcangelo a Bajano (Francia, 1829), attribuito a Stendhal.
Nello stesso anno stesso regista e stesso sceneggiatore girano Storia di una monaca di clausura, con protagonista una giovanissima Eleonora Giorgi.
Le monache di Sant'Arcangelo
Un film di Domenico Paolella. Con Luc Merenda, Ornella Muti, Martine Brochard, Anne Heywood. Claudio Gora Drammatico, durata 103' min. - Italia 1973.
Regno di Napoli, 1577. Vige l'Inquisizione romana e la caccia alle streghe e nei processi è autorizzata la tortura, mentre il popolo vive nella miseria e nella paura. L'aitante nobile spagnolo Don Carlos (Pier Paolo Capponi) se la spassa nel Convento di Sant'Arcangelo di Baiano, appagando il suo erotismo con la badessa Giulia di Mondragone (Anne Heywood). Poiché egli ha il potere, lei vuole tenerlo a tutti i costi dalla sua parte, mentre altre badesse tramano dalla gelosia; e lo fa sacrificando il suo corpo nel sottomettersi all'uomo nonostante sia lesbica e desiderosa di stare solo con la sua innamorata: suor Chiara (Martine Brochard).
Giulia di Mondragone sa che deve accontentare Don Carlos anche quando le chiede l'oggetto di desiderio più pericoloso per le possibili spiate delle rivali badesse: passare una notte nella cella di suor Isabella (Ornella Muti).
Le tre badesse: Giulia di Mondragone (Anne Heywood), Carmela (Claudia Gravi) e Lavinia (Maria Cumani Quasimodo) si scatenano nella guerra su chi dovrà comandare il convento morta la madre badessa in pensione, e dalla gelosia passano ad avvelenamenti, trappole, denunce e false accuse.
Dello scandalo si occupa il rappresentante dell'Inquisizione inviato dall'arcivescovo di Napoli,'vicario Carafa (Luc Merenda). Spietato è il processo in cui le badesse vengono torturate e fatte confessare. Si conclude con la condanna a morte, ed è crudelissima l'esecuzione di 'iulia di Mondragone, costretta a bere la cicuta. Suor Isabella (Ornella Muti), consegnato a Don Carlos come "oggetto sessuale", riesce a ribaltare la sua situazione grazie ad un suo ricatto nei confronti del nobiluomo, sui traffici illegali di quest'ultimo nei territori del Nuovo Mondo; aiutata proprio da costui che non ci tiene affatto a perdere i suoi lucrosi affari, viene processata anche lei, ma senza essere torturata e alla fine anche assolta da tutte le accuse, e come "punizione" riceve la giustizia della pena che mai ti aspetti, visto il trattamento riservato alle altre: paradossalmente la "dispensa dai voti", che significherà libertà.
LE MONACHE 1
LE MONACHE 2
PETER FRAMPTON : WIND OF CHANGES
Magar said :
Il primo, splendido, Album di peter Frampton, che vede la collaborazione di gente del calibro di Ringo Starr, Billy Preston e Klaus Voorman. Usito nel 1972, rimane il lavoro migliore di Peter, anche se lontano anni luce dalle vendite del milion seller "Frampton Comes Alive" .
"Fig Tree Bay" – 3:36
"Wind of Change" – 3:05
"Lady Lieright" – 2:56
"Jumpin' Jack Flash" (Jagger, Richards) – 5:20
"It's a Plain Shame" – 3:14
"Oh for Another Day" – 3:53
"All I Wanna Be (Is by Your Side)" – 6:36
"The Lodger" – 5:44
"Hard" – 4:30
"Alright" – 4:26
Peter Frampton - guitar, electric guitar, acoustic guitar, lead guitar, organ, keyboards, drums, percussion, dulcimer[disambiguation needed ], harmonium, vocals
Frank Carillo - guitar, electric guitar, acoustic guitar, rhythm guitar, backing vocals
Mick Jones - rhythm guitar on "All I Want To Be (Is By Your Side)"
Andy Bown - bass, organ, electric piano, mellotron, percussion, backing vocals
Rick Wills - bass
Klaus Voorman - bass on "Alright"
Billy Preston - piano, organ on "Alright"
Mike Kellie - drums, percussion
Ringo Starr - drums, percussion
Chris Karen - congas on "Lady Lieright"
Frank Ricotti - shaker on "Lady Lieright"
Del Newman - strings, arrangements, flute, marimba
Jim Price - brass on "The Lodg
WIND
Il primo, splendido, Album di peter Frampton, che vede la collaborazione di gente del calibro di Ringo Starr, Billy Preston e Klaus Voorman. Usito nel 1972, rimane il lavoro migliore di Peter, anche se lontano anni luce dalle vendite del milion seller "Frampton Comes Alive" .
"Fig Tree Bay" – 3:36
"Wind of Change" – 3:05
"Lady Lieright" – 2:56
"Jumpin' Jack Flash" (Jagger, Richards) – 5:20
"It's a Plain Shame" – 3:14
"Oh for Another Day" – 3:53
"All I Wanna Be (Is by Your Side)" – 6:36
"The Lodger" – 5:44
"Hard" – 4:30
"Alright" – 4:26
Peter Frampton - guitar, electric guitar, acoustic guitar, lead guitar, organ, keyboards, drums, percussion, dulcimer[disambiguation needed ], harmonium, vocals
Frank Carillo - guitar, electric guitar, acoustic guitar, rhythm guitar, backing vocals
Mick Jones - rhythm guitar on "All I Want To Be (Is By Your Side)"
Andy Bown - bass, organ, electric piano, mellotron, percussion, backing vocals
Rick Wills - bass
Klaus Voorman - bass on "Alright"
Billy Preston - piano, organ on "Alright"
Mike Kellie - drums, percussion
Ringo Starr - drums, percussion
Chris Karen - congas on "Lady Lieright"
Frank Ricotti - shaker on "Lady Lieright"
Del Newman - strings, arrangements, flute, marimba
Jim Price - brass on "The Lodg
WIND
CRESSIDA : ASYLUM
Magar said :
Nel 1971 i Cressida pubblicano il loro secondo, e purtroppo ultimo Album, sempre su etichetta Vertigo (siano benedetti tutti gli Dei esistenti per questa grande Etichetta). Un album decisamente più Prog Oriented rispetto al loro debutto. La Scighera rende loro il giusto omaggio con questo Post.
ECOVI LA BELLA RECENSIONE DI OleEinar, TRATTA DAL SEMBRE GRANDE DEBASER,A CUI VA IL MIO PIU' SENTITO RINGRAZIAMENTO PER LO SPLENDIDO LAVORO EFFETTUATO.
Gli dei del rock, si sa, sono capricciosi e spesso "condannano" all'oblio senza apparente motivo formazioni che avrebbero meritato ben altro destino. Il fitto sottobosco del progressive e della psichedelia inglese a cavallo degli anni '60 e '70, in particolare, è ricco di band che come meteore sono apparse sulla scena e, dopo pochi anni di attività, sono scomparse nell'indifferenza generale, per essere magari riscoperte dopo un paio di decenni. Questi Cressida ne sono un esempio, certo non l'unico e forse non il più significativo, ma sicuramente uno tra quelli che meritano di essere ricordati.
Il gruppo, il cui nome tradisce l'ispirazione neoclassica, si forma nel 1968 attorno al tastierista Peter Jennings (Hammond, piano), con Angus Cullen alla voce, John Heyworth alla chitarra, Kevin McCarthy al basso e Iain Clark alla batteria. Nel 1970 i Cressida pubblicano il primo album omonimo, il settimo del catalogo della celeberrima etichetta Vertigo, un lavoro godibile, ricco di melodie garbate e malinconiche, già rappresentativo del sound della band ma ancora debitore del pop sinfonico e sovrastrutturato di derivazione beatlesiana di gruppi quali Moody Blues e Procol Harum. Il successivo "Asylum" (1971), con il nuovo chitarrista John Culley, è invece deciso nel parlare un linguaggio già pienamente progressivo, pur senza negare i debiti verso certe sonorità tipiche degli ultimi sixties. Dietro la splendida copertina metafisica, realizzata da Marcus Keef, si cela infatti uno dei lavori più riusciti ed equilibrati del primo progressive, caratterizzato da un'atmosfera sognante e vagamente malinconica, un rock sinfonico e romantico, eppure sempre compassato e garbato, mai prolisso e scevro da barocchismi esasperati e ridondanti.
La mini-suite "Munich", forse la composizione più rappresentativa dei Cressida, giocata su un morbido dialogo tra organo e chitarra elettrica, impreziosita da misurati inserti orchestrali e dai fiati di Harold McNair, e resa indimenticabile dalle splendide melodie vocali di Cullen, ben testimonia questa atmosfera serena e incantata, quasi fiabesca, un mondo in grigio e rosa che ci richiama alla mente i coevi Caravan.
Il resto dell'album non è comunque da meno, proponendo pezzi di vigoroso rock sinfonico ("Lisa", "Asylum"), brevi brani più incalzanti e accattivanti ("Goodbye Post Office Tower Goodbye", "Survivor"), intermezzi di raffinato pianismo jazz ("Reprived") e ballate folkeggianti ("Summer Weekend Of A Lifetime"), fino ad arrivare alla splendida suite conclusiva, "Let Them Come When They Will", dall'andamento altalenante, ora calmo e trasognato, ora più urgente e concitato. Il tutto interpretato con quella grazia compassata e quell'ammaliante cadenza, che costituiscono la cifra stilistica dell'intero lavoro.
Dopo la pubblicazione di "Asylum", i Cressida, delusi dallo scarso interesse suscitato dal disco (si parla di non più di ottocento copie vendute), alla scadenza del contratto con la Vertigo chiudono la loro esperienza musicale (rivedremo il batterista Clark negli Uriah Heep e il chitarrista Culley nei Black Widow), lasciando due splendidi lavori, oggi considerati tra i migliori esempi del primo progressive inglese, che meritano di essere riportati nella giusta considerazione, seppur non come capolavori, almeno come degni testimoni del loro tempo.
1. Asylum (3:33)
2. Munich (9:33)
3. Goodbye post office tower, goodbye (2:50)
4. Survivor (1:34)
5. Reprieved (2:28)
6. Lisa (5:08)
7. Summer weekend of a lifetime (3:25)
8. Let them come when they will (11:44)
- Angus Cullen / vocals, guitar, percussion
- John Culley / lead guitar
- Peter Jennings / organ, piano
- Kevin McCarthy / bass
- Iain Clark / drums, percussion
with :
- Harold McNair / flute
- Paul Layton / acoustic guitar
Nel 1971 i Cressida pubblicano il loro secondo, e purtroppo ultimo Album, sempre su etichetta Vertigo (siano benedetti tutti gli Dei esistenti per questa grande Etichetta). Un album decisamente più Prog Oriented rispetto al loro debutto. La Scighera rende loro il giusto omaggio con questo Post.
ECOVI LA BELLA RECENSIONE DI OleEinar, TRATTA DAL SEMBRE GRANDE DEBASER,A CUI VA IL MIO PIU' SENTITO RINGRAZIAMENTO PER LO SPLENDIDO LAVORO EFFETTUATO.
Gli dei del rock, si sa, sono capricciosi e spesso "condannano" all'oblio senza apparente motivo formazioni che avrebbero meritato ben altro destino. Il fitto sottobosco del progressive e della psichedelia inglese a cavallo degli anni '60 e '70, in particolare, è ricco di band che come meteore sono apparse sulla scena e, dopo pochi anni di attività, sono scomparse nell'indifferenza generale, per essere magari riscoperte dopo un paio di decenni. Questi Cressida ne sono un esempio, certo non l'unico e forse non il più significativo, ma sicuramente uno tra quelli che meritano di essere ricordati.
Il gruppo, il cui nome tradisce l'ispirazione neoclassica, si forma nel 1968 attorno al tastierista Peter Jennings (Hammond, piano), con Angus Cullen alla voce, John Heyworth alla chitarra, Kevin McCarthy al basso e Iain Clark alla batteria. Nel 1970 i Cressida pubblicano il primo album omonimo, il settimo del catalogo della celeberrima etichetta Vertigo, un lavoro godibile, ricco di melodie garbate e malinconiche, già rappresentativo del sound della band ma ancora debitore del pop sinfonico e sovrastrutturato di derivazione beatlesiana di gruppi quali Moody Blues e Procol Harum. Il successivo "Asylum" (1971), con il nuovo chitarrista John Culley, è invece deciso nel parlare un linguaggio già pienamente progressivo, pur senza negare i debiti verso certe sonorità tipiche degli ultimi sixties. Dietro la splendida copertina metafisica, realizzata da Marcus Keef, si cela infatti uno dei lavori più riusciti ed equilibrati del primo progressive, caratterizzato da un'atmosfera sognante e vagamente malinconica, un rock sinfonico e romantico, eppure sempre compassato e garbato, mai prolisso e scevro da barocchismi esasperati e ridondanti.
La mini-suite "Munich", forse la composizione più rappresentativa dei Cressida, giocata su un morbido dialogo tra organo e chitarra elettrica, impreziosita da misurati inserti orchestrali e dai fiati di Harold McNair, e resa indimenticabile dalle splendide melodie vocali di Cullen, ben testimonia questa atmosfera serena e incantata, quasi fiabesca, un mondo in grigio e rosa che ci richiama alla mente i coevi Caravan.
Il resto dell'album non è comunque da meno, proponendo pezzi di vigoroso rock sinfonico ("Lisa", "Asylum"), brevi brani più incalzanti e accattivanti ("Goodbye Post Office Tower Goodbye", "Survivor"), intermezzi di raffinato pianismo jazz ("Reprived") e ballate folkeggianti ("Summer Weekend Of A Lifetime"), fino ad arrivare alla splendida suite conclusiva, "Let Them Come When They Will", dall'andamento altalenante, ora calmo e trasognato, ora più urgente e concitato. Il tutto interpretato con quella grazia compassata e quell'ammaliante cadenza, che costituiscono la cifra stilistica dell'intero lavoro.
Dopo la pubblicazione di "Asylum", i Cressida, delusi dallo scarso interesse suscitato dal disco (si parla di non più di ottocento copie vendute), alla scadenza del contratto con la Vertigo chiudono la loro esperienza musicale (rivedremo il batterista Clark negli Uriah Heep e il chitarrista Culley nei Black Widow), lasciando due splendidi lavori, oggi considerati tra i migliori esempi del primo progressive inglese, che meritano di essere riportati nella giusta considerazione, seppur non come capolavori, almeno come degni testimoni del loro tempo.
1. Asylum (3:33)
2. Munich (9:33)
3. Goodbye post office tower, goodbye (2:50)
4. Survivor (1:34)
5. Reprieved (2:28)
6. Lisa (5:08)
7. Summer weekend of a lifetime (3:25)
8. Let them come when they will (11:44)
- Angus Cullen / vocals, guitar, percussion
- John Culley / lead guitar
- Peter Jennings / organ, piano
- Kevin McCarthy / bass
- Iain Clark / drums, percussion
with :
- Harold McNair / flute
- Paul Layton / acoustic guitar
BLACKWATER PARK : DIRTY BOX
Magar said :
Una formazione Anglo-Tedesca, capace di pubblicare nel 1971 questo stupefacente Album di BluesRock davvero tosto. Sconosciuti ai più, questi ragazzi ci hanno regalato uno degli Album più interessanti e grintosi di quell'anno, ragion per cui è ASSOLUTAMENTE necessario che siano riscopreti e degnamente celebrati.
Un Post doveroso & fantastico...
01. Mental block
02. Roundabout
03. One´s life
04. Indian summer
05. Dirty face
06. Rock song
07. For No One
Credits
Richard Routledge - Vocals, Guitar
Michael Fechner - Guitar
Andreas Scholz - Bass
Norbert Kagelmann - Drums
Una formazione Anglo-Tedesca, capace di pubblicare nel 1971 questo stupefacente Album di BluesRock davvero tosto. Sconosciuti ai più, questi ragazzi ci hanno regalato uno degli Album più interessanti e grintosi di quell'anno, ragion per cui è ASSOLUTAMENTE necessario che siano riscopreti e degnamente celebrati.
Un Post doveroso & fantastico...
01. Mental block
02. Roundabout
03. One´s life
04. Indian summer
05. Dirty face
06. Rock song
07. For No One
Credits
Richard Routledge - Vocals, Guitar
Michael Fechner - Guitar
Andreas Scholz - Bass
Norbert Kagelmann - Drums
IL LENZUOLO VIOLA
Magar said :
Film davvero bello, intenso e splendidamente interpretato. Un regista davvero con le "palle" , un Cast stellare, una sceneggiatura strepitosa ed uno script formidabile. insomma, 5 Stelle assolute !!!
Ho scelto di postare la versione originale (con sottotitoli in Italiano) per darvi l'opportunità di gustarlo nella sua integrità.
DA NON PERDERE !!!
Il lenzuolo viola
Un film di Nicolas Roeg. Con Art Garfunkel, Harvey Keitel, Theresa Russell, Denholm Elliott, Daniel Massey. Dana Gillespie, William Hootkins, Eugene Lipinski, George Roubicek, Stefan Gryff, Sevilla Delofski, Robert Walker, Gertan Klauber, Ania Marson, Lex van Delden Titolo originale Bad Timing. Drammatico, durata 129' min. - Gran Bretagna 1980. - VM 18
Vienna, nell'indagare sul tentato, forse istigato, suicidio di una divorziata americana (Russell), un ispettore di polizia (Keitel) scopre che ha una torbida relazione con uno studioso di psicanalisi (Garfunkel) affetto da gelosia possessiva e da inclinazioni perverse. Dopo alcune incursioni nel territorio congeniale del cinema fantastico, Roeg, noto direttore della fotografia passato alla regia, ha diretto questo labirintico sex melodrama, scritto da Yale Udoff, dove, più che i rimandi a Freud e a Pinter, contano le suggestioni figurative sotto il segno grafico di Klimt e Schiele. Affascinante, intrigante, ai limiti del Kitsch. Musiche degli Who, Keith Jarrett, Billie Holliday. È il 1° dei film che la Russell ha interpretato sotto la guida del marito.
Film davvero bello, intenso e splendidamente interpretato. Un regista davvero con le "palle" , un Cast stellare, una sceneggiatura strepitosa ed uno script formidabile. insomma, 5 Stelle assolute !!!
Ho scelto di postare la versione originale (con sottotitoli in Italiano) per darvi l'opportunità di gustarlo nella sua integrità.
DA NON PERDERE !!!
Il lenzuolo viola
Un film di Nicolas Roeg. Con Art Garfunkel, Harvey Keitel, Theresa Russell, Denholm Elliott, Daniel Massey. Dana Gillespie, William Hootkins, Eugene Lipinski, George Roubicek, Stefan Gryff, Sevilla Delofski, Robert Walker, Gertan Klauber, Ania Marson, Lex van Delden Titolo originale Bad Timing. Drammatico, durata 129' min. - Gran Bretagna 1980. - VM 18
Vienna, nell'indagare sul tentato, forse istigato, suicidio di una divorziata americana (Russell), un ispettore di polizia (Keitel) scopre che ha una torbida relazione con uno studioso di psicanalisi (Garfunkel) affetto da gelosia possessiva e da inclinazioni perverse. Dopo alcune incursioni nel territorio congeniale del cinema fantastico, Roeg, noto direttore della fotografia passato alla regia, ha diretto questo labirintico sex melodrama, scritto da Yale Udoff, dove, più che i rimandi a Freud e a Pinter, contano le suggestioni figurative sotto il segno grafico di Klimt e Schiele. Affascinante, intrigante, ai limiti del Kitsch. Musiche degli Who, Keith Jarrett, Billie Holliday. È il 1° dei film che la Russell ha interpretato sotto la guida del marito.
venerdì 24 febbraio 2012
CAROLANNE PEGG : CAROLANNE
Magar said :
Tra Folk e Ballads, uno degli Album femminili migliori di sempre: Non celebrato, perlomeno mai quanto merita, questo disco lascia sempre stipiti per la bellezza e la qualità.
Un Post con cui andate sul sicuro, un Post tipico della Scighera...
01. Open The Door (Judy Collins) - 4:22
02. A Witch's Guide To The Underground - 3:44
03. Mouse And The Crow - 2:50
04. The Sapphire - 3:55
05. Fair Fortune's Star - 10:02
06. Clancy's Song - 3:57
07. The Lady And The Well - 4:32
08. Wycoller - 2:50
09. The Lizard - 3:16
10. Man Of War - 3:17
11. Winter Pole - 4:59
- Carolanne (Carole) Pegg - fiddle, acoustic guitar, harmonium, tambourine, vocals
The Wags:
- Albert (Ligger) Lee - guitars, keyboards
- Keith (Horatio Hornpipe) Nelson - acoustic & electric banjos
- Dave (King Wag) Peacock - bass, acoustic guitar
- Michael Lavelle - cello
- Paul Rowan - mouth harp
+
- Fritz Fryer - engineer, producer
CAROLANNE
Tra Folk e Ballads, uno degli Album femminili migliori di sempre: Non celebrato, perlomeno mai quanto merita, questo disco lascia sempre stipiti per la bellezza e la qualità.
Un Post con cui andate sul sicuro, un Post tipico della Scighera...
01. Open The Door (Judy Collins) - 4:22
02. A Witch's Guide To The Underground - 3:44
03. Mouse And The Crow - 2:50
04. The Sapphire - 3:55
05. Fair Fortune's Star - 10:02
06. Clancy's Song - 3:57
07. The Lady And The Well - 4:32
08. Wycoller - 2:50
09. The Lizard - 3:16
10. Man Of War - 3:17
11. Winter Pole - 4:59
- Carolanne (Carole) Pegg - fiddle, acoustic guitar, harmonium, tambourine, vocals
The Wags:
- Albert (Ligger) Lee - guitars, keyboards
- Keith (Horatio Hornpipe) Nelson - acoustic & electric banjos
- Dave (King Wag) Peacock - bass, acoustic guitar
- Michael Lavelle - cello
- Paul Rowan - mouth harp
+
- Fritz Fryer - engineer, producer
CAROLANNE
FASTER,PUSSYCAT ! KILL ! KILL !
Magar said :
Proseguendo la visita all'incredibile mondo di Russ Meyer eccovi lo strepitoso Cult del 1966 :
« Signore e signori, benvenuti alla violenza! »
(La voce narrante, all'inizio del film)
Faster, Pussycat, Kill! Kill! è un film del 1965, diretto da Russ Meyer.
È considerato un cult movie, amato da registi quali John Waters (che l'ha definito «il miglior film della storia del cinema» e Quentin Tarantino.
È inoltre uno dei film più glorificati su Internet, dove sono molti i siti che vendono gadget, magliette e poster del film.
Meyer aveva più volte annunciato di voler girare un remake a colori del film, ambientato negli stessi luoghi, ma con più uomini muscolosi e molte altre figure femminili dalle forme prosperose. Il ruolo di Varla sarebbe andato a Pandora Peaks, in seguito protagonista del suo ultimo film, Pandora Peaks. Il progetto non fu mai realizzato, pare a causa di Tura Satana, che aveva ottenuto i diritti sulla sua immagine e sul personaggio di Varla, quindi Meyer avrebbe dovuto cambiare il nome della protagonista. In italia è rimasto inedito fino alla sua uscita in Home video.
Tre prorompenti spogliarelliste, Varla (Tura Satana), la leader del gruppo, Rosie (Haji), innamorata segretamente di Varla, e Billie (Lori Williams), la più indipendente e solare delle tre, se ne vanno in giro per il deserto a bordo di potenti automobili. Lì incontrano una coppia di ragazzi, Tommy (Ray Barlow) e Linda (Susan Bernard). Varla sfida Tommy a fare una corsa sulle automobili, ma improvvisamente lo uccide, quindi droga e sequestra Linda.
Lungo una strada desolata le ragazze si fermano in una stazione di rifornimento e vedono un uomo anziano sulla sedia a rotelle (Stuart Lancaster) accompagnato da suo figlio, un ragazzo muscoloso, chiamato il Vegetale, che non parla mai (Dennis Busch). Il benzinaio (Mickey Foxx) spiega loro che il vecchio vive in un decrepito ranch con i suoi due figli e tiene in casa un'ingente somma di denaro. Le tre ragazze decidono di rapinare l'uomo e si dirigono alla sua fattoria.
Arrivate al ranch, le ragazze vengono accolte con sospetto dai tre uomini, tra cui c'è anche Kirk (Paul Trinka), l'altro figlio del vecchio, all'apparenza il più normale dei tre. Varla e le sue compagne fingono di non sapere che la casa fosse abitata e chiedono di poter usare il serbatoio dell'acqua. Le ragazze sono invitate a pranzare insieme agli uomini e Kirk esce in auto a far provviste. Seguendo il loro piano, Varla e Rosie esplorano il luogo e Billie è incaricata di sorvegliare Linda e distrarre il Vegetale. Billie inizia a stuzzicare il muscoloso ragazzo, che però non ha nessuna possibilità di creare alcun rapporto con le donne. Intanto l'uomo anziano molesta Linda, che riesce a fuggire. Incontra Kirk, che sta tornando dal fare la spesa, e lo supplica di aiutarla. Gli dice che le tre ragazze l'hanno rapita e le hanno ucciso il fidanzato. Kirk la rassicura, e la porta nuovamente alla fattoria. Varla racconta agli uomini che Linda è scappata da casa e che è scioccata per la morte del proprio ragazzo, avvenuta in un incidente. Dice loro anche che la sua famiglia, importante ed altolocata, ha incaricato lei e le sue compagne di riportare Linda a casa senza creare scalpore.
Durante la conversazione che si svolge a pranzo, si scopre che la moglie dell'uomo anziano è morta dando alla luce il Vegetale, e per questo il vecchio lo odia. Billie, intanto, inizia a bere troppo ed è presto ubriaca. Varla la schiaffeggia. Linda inizia a urlare e dice che Varla è un'assassina, che è stata lei ad uccidere il suo ragazzo. Nessuno le crede.
Varla inizia a provocare Kirk e lo seduce, tra gli sguardi gelosi di Rosie. Kirk sembra innamorarsi di lei, ma nutre anche un atteggiamento servile con il padre, che odia le donne. Di fatto l'anziano padre vorrebbe uccidere le tre ragazze e seppellire i loro corpi nel deserto. Varla, invece, ha in mente un piano per derubare tutti i soldi che il vecchio tiene nascosti.
Intanto Linda riesce nuovamente a fuggire, e sulle sue tracce si mettono il vecchio e il Vegetale, seguiti da Varla e Kirk. Arriva per primo il Vegetale, e il padre gli ordina di uccidere la ragazza, ma lui non obbedisce, e anzi si mette a piangere davanti alla ragazza, tra lo sguardo sorpreso e disgustato del padre, che decide che le ragazze se ne devono andare. Ma Varla ovviamente non è d'accordo, mentre Kirk sembra iniziare a credere alla storia di Linda. Billie decide di andarsene, ma Varla prende il coltello di Rosie e lo lancia alle spalle di Billie, che crolla a terra e muore. Intanto il vecchio e il Vegetale tornano alla fattoria e scoprono il cadavere di Billie. Il Vegetale si mette a piangere.
Varla sale in macchina e insegue il vecchio che, travolto, cade dalla sedia a rotelle e muore. Varla scopre che i soldi li teneva nascosti proprio nella sedia, quindi tenta di investire anche il Vegetale, che però resiste fino a quando crolla sotto l'auto.
Varla prende il camion del vecchio e cerca Kirk e Linda, che sono scappati. I due vedono il camion e pensano sia il Vegetale venuti a prenderli. Mentre il camion si avvicina a folle velocità Kirk nota che il fratello non guida in quel modo. Si rende così conto che alla guida c'è Varla. Kirk e Linda tentano di scappare, ma Varla riesce a braccarli. Inizia una lotta feroce tra lei e Kirk, ma Linda riesce a mettere in moto il camion e investe Varla, quindi cura Kirk, e i due se ne vanno insieme.
Il film fu girato interamente in California, con un budget di 45.000 dollari. La lavorazione fu segnata dalle continue liti tra Meyer e Tura Satana. Lei voleva girare le proprie scene in una maniera diversa da come desiderava il regista, che replicava ricordandole che lui aveva sempre l'ultima parola. Non sempre, però, il regista riuscì ad averla vinta. Durante la lavorazione del film Meyer aveva tassativamente vietato a tutta la troupe di fare sesso ma l'attrice infranse il divieto.
Ci furono altri problemi, durante la lavorazione del film: Lori Williams, durante il suo provino, aveva dichiarato di saper guidare l'auto, ma sul set saltò fuori che in realtà non aveva mai guidato in vita sua. Meyer così obbligò la Williams a prendere veloci lezioni di guida, dato che le riprese erano già iniziate, in mezzo al deserto, e non poteva cambiare attrice.
Un altro problema sorse con la sedicenne Susan Bernard. La ragazzina era accompagnata sul set dalla madre che si lamentò costantemente col regista ritenendo che la figlia non avesse abbastanza scene nel film.
Proseguendo la visita all'incredibile mondo di Russ Meyer eccovi lo strepitoso Cult del 1966 :
« Signore e signori, benvenuti alla violenza! »
(La voce narrante, all'inizio del film)
Faster, Pussycat, Kill! Kill! è un film del 1965, diretto da Russ Meyer.
È considerato un cult movie, amato da registi quali John Waters (che l'ha definito «il miglior film della storia del cinema» e Quentin Tarantino.
È inoltre uno dei film più glorificati su Internet, dove sono molti i siti che vendono gadget, magliette e poster del film.
Meyer aveva più volte annunciato di voler girare un remake a colori del film, ambientato negli stessi luoghi, ma con più uomini muscolosi e molte altre figure femminili dalle forme prosperose. Il ruolo di Varla sarebbe andato a Pandora Peaks, in seguito protagonista del suo ultimo film, Pandora Peaks. Il progetto non fu mai realizzato, pare a causa di Tura Satana, che aveva ottenuto i diritti sulla sua immagine e sul personaggio di Varla, quindi Meyer avrebbe dovuto cambiare il nome della protagonista. In italia è rimasto inedito fino alla sua uscita in Home video.
Tre prorompenti spogliarelliste, Varla (Tura Satana), la leader del gruppo, Rosie (Haji), innamorata segretamente di Varla, e Billie (Lori Williams), la più indipendente e solare delle tre, se ne vanno in giro per il deserto a bordo di potenti automobili. Lì incontrano una coppia di ragazzi, Tommy (Ray Barlow) e Linda (Susan Bernard). Varla sfida Tommy a fare una corsa sulle automobili, ma improvvisamente lo uccide, quindi droga e sequestra Linda.
Lungo una strada desolata le ragazze si fermano in una stazione di rifornimento e vedono un uomo anziano sulla sedia a rotelle (Stuart Lancaster) accompagnato da suo figlio, un ragazzo muscoloso, chiamato il Vegetale, che non parla mai (Dennis Busch). Il benzinaio (Mickey Foxx) spiega loro che il vecchio vive in un decrepito ranch con i suoi due figli e tiene in casa un'ingente somma di denaro. Le tre ragazze decidono di rapinare l'uomo e si dirigono alla sua fattoria.
Arrivate al ranch, le ragazze vengono accolte con sospetto dai tre uomini, tra cui c'è anche Kirk (Paul Trinka), l'altro figlio del vecchio, all'apparenza il più normale dei tre. Varla e le sue compagne fingono di non sapere che la casa fosse abitata e chiedono di poter usare il serbatoio dell'acqua. Le ragazze sono invitate a pranzare insieme agli uomini e Kirk esce in auto a far provviste. Seguendo il loro piano, Varla e Rosie esplorano il luogo e Billie è incaricata di sorvegliare Linda e distrarre il Vegetale. Billie inizia a stuzzicare il muscoloso ragazzo, che però non ha nessuna possibilità di creare alcun rapporto con le donne. Intanto l'uomo anziano molesta Linda, che riesce a fuggire. Incontra Kirk, che sta tornando dal fare la spesa, e lo supplica di aiutarla. Gli dice che le tre ragazze l'hanno rapita e le hanno ucciso il fidanzato. Kirk la rassicura, e la porta nuovamente alla fattoria. Varla racconta agli uomini che Linda è scappata da casa e che è scioccata per la morte del proprio ragazzo, avvenuta in un incidente. Dice loro anche che la sua famiglia, importante ed altolocata, ha incaricato lei e le sue compagne di riportare Linda a casa senza creare scalpore.
Durante la conversazione che si svolge a pranzo, si scopre che la moglie dell'uomo anziano è morta dando alla luce il Vegetale, e per questo il vecchio lo odia. Billie, intanto, inizia a bere troppo ed è presto ubriaca. Varla la schiaffeggia. Linda inizia a urlare e dice che Varla è un'assassina, che è stata lei ad uccidere il suo ragazzo. Nessuno le crede.
Varla inizia a provocare Kirk e lo seduce, tra gli sguardi gelosi di Rosie. Kirk sembra innamorarsi di lei, ma nutre anche un atteggiamento servile con il padre, che odia le donne. Di fatto l'anziano padre vorrebbe uccidere le tre ragazze e seppellire i loro corpi nel deserto. Varla, invece, ha in mente un piano per derubare tutti i soldi che il vecchio tiene nascosti.
Intanto Linda riesce nuovamente a fuggire, e sulle sue tracce si mettono il vecchio e il Vegetale, seguiti da Varla e Kirk. Arriva per primo il Vegetale, e il padre gli ordina di uccidere la ragazza, ma lui non obbedisce, e anzi si mette a piangere davanti alla ragazza, tra lo sguardo sorpreso e disgustato del padre, che decide che le ragazze se ne devono andare. Ma Varla ovviamente non è d'accordo, mentre Kirk sembra iniziare a credere alla storia di Linda. Billie decide di andarsene, ma Varla prende il coltello di Rosie e lo lancia alle spalle di Billie, che crolla a terra e muore. Intanto il vecchio e il Vegetale tornano alla fattoria e scoprono il cadavere di Billie. Il Vegetale si mette a piangere.
Varla sale in macchina e insegue il vecchio che, travolto, cade dalla sedia a rotelle e muore. Varla scopre che i soldi li teneva nascosti proprio nella sedia, quindi tenta di investire anche il Vegetale, che però resiste fino a quando crolla sotto l'auto.
Varla prende il camion del vecchio e cerca Kirk e Linda, che sono scappati. I due vedono il camion e pensano sia il Vegetale venuti a prenderli. Mentre il camion si avvicina a folle velocità Kirk nota che il fratello non guida in quel modo. Si rende così conto che alla guida c'è Varla. Kirk e Linda tentano di scappare, ma Varla riesce a braccarli. Inizia una lotta feroce tra lei e Kirk, ma Linda riesce a mettere in moto il camion e investe Varla, quindi cura Kirk, e i due se ne vanno insieme.
Il film fu girato interamente in California, con un budget di 45.000 dollari. La lavorazione fu segnata dalle continue liti tra Meyer e Tura Satana. Lei voleva girare le proprie scene in una maniera diversa da come desiderava il regista, che replicava ricordandole che lui aveva sempre l'ultima parola. Non sempre, però, il regista riuscì ad averla vinta. Durante la lavorazione del film Meyer aveva tassativamente vietato a tutta la troupe di fare sesso ma l'attrice infranse il divieto.
Ci furono altri problemi, durante la lavorazione del film: Lori Williams, durante il suo provino, aveva dichiarato di saper guidare l'auto, ma sul set saltò fuori che in realtà non aveva mai guidato in vita sua. Meyer così obbligò la Williams a prendere veloci lezioni di guida, dato che le riprese erano già iniziate, in mezzo al deserto, e non poteva cambiare attrice.
Un altro problema sorse con la sedicenne Susan Bernard. La ragazzina era accompagnata sul set dalla madre che si lamentò costantemente col regista ritenendo che la figlia non avesse abbastanza scene nel film.
NICO 2
Magar said :
Ed eccoci alla seconda parte del Post dedicato alla splendida Nico.
In particolare parliamo di :
"DESERTSHORE"
Immaginatevi questa donna: bionda, sguardo di ghiaccio, bellissima… Immaginatela racchiusa in qualche eone, in qualche anfratto dell'universo, lì dove è il Vuoto, il Nulla. Pensate a una voce inclassificabile, atemporale, qualcosa all'incrocio tra l' incertezza del dettato umano e la solennità della Parola divina… Ecco, più o meno, questa è Christa Paeffgen, in arte Nico. Ora, senza esitazione, cercate di rappresentarvi un deserto, una landa che si estende a perdita d'occhio, oltre l'orizzonte. Lasciate che il vento raggeli ogni minimo palpito vitale, ogni respiro: al di là di tutto questo, una musica spettrale, cinerea, tormentata e sublime: a tratti potete scorgere i confini esangui di "Desertshore", l'immane bisbiglio della solitudine.
Capolavoro estremo del "gotico", nonché uno dei più straordinari viaggi che la musica del ‘900 abbia intrapreso tra le pieghe dell'anima umana, "Desertshore" vive di una austerità assoluta, di una insopportabile angoscia esistenziale. Il suo incedere è quello di una umanità incapace di porre rimedio al suo destino; la sua solennità è quella di un urlo che giunge dal fondo dei secoli. Come in un quadro di Munch, lo sfondo è prossimo a liquefarsi, per lasciare spazio a un indecifrabile ammasso di colori, a una mutevolezza diafana. Seguire le evoluzioni vocali di Nico, adagiate sulle traiettorie musicali di John Cale (che qui lambisce una forma essenziale di "folklore totale e universale"), seguire quel suo perenne lamento è un'esperienza traumatica, eccessiva, ma, ad ogni modo, inevitabile, autentica.
Fin dall'iniziale "Janitor Of Lunacy", l'impressione è quella di un vortice malsano, che rapisce e non perdona: l'harmonium di Nico e l'organo di Cale si rincorrono e si perdono, in una mirabile sintesi nera. La voce si situa in uno spazio angusto, nel punto più buio della mente: e da quel punto, giunge un linguaggio primordiale, profetico.
Venuto meno ogni impulso "ritmico", a scandire il tempo, è l'insinuarsi della musica nello spazio, uno spazio che acquisisce una inedita componente "visiva" grazie a questi terribili "lied" dell'Eterno. "The Falconer" sviluppa questa "tragicità immanente" in mezzo a rimbombi minacciosi di organo e contrappunti dissonanti di piano. Ma c'è spazio anche per una dolcissima sonata al piano di Cale, un attimo appena di luce, un attimo prima che Nico riprenda, più che il suo canto, la sua "visione essenziale della voce", un elemento fondamentale soprattutto in "My Only Child", cantata a cappella, in perfetta solitudine. Solo qualche brandello di coro e accenni di fiati, in controluce, dietro quel crepitare timido e abissale del silenzio.
La tensione nevrotica è ulteriormente sfiancata da "Le Petit Chevalier" (clavicembalo e canto francese di bambino) e da "Abschied" (violino dissonante, organo lugubre e voce di marmo). E' impossibile, poi, non sentire il cuore franare durante la dolcissima (ma di una dolcezza dolente…) "Afraid", il momento in cui Nico è lì davanti a te, nuda, nella sua bellezza tragica e sovraumana, come una ninfa sola e triste in mezzo a un lago di madreperla. Godetevi questo momento, perché in "Mutterlein" torna a spirare un vento minaccioso. Questa apocalisse dello spirito teso verso la Rivelazione si compie con "All That Is My Own", tra tastiere minimaliste, trombe scalfite da rumorismi indistinti e la viola di Cale che lascia venire in superficie scintille orientali. Sullo sfondo, quella linea incerta e inesplicabile del deserto.
Nico, purtroppo, ci ha lasciato da tempo. Vanno così le cose su questa terra… Ciò che non ci abbandonerà mai, però, è questa malinconia gelida che accompagna ogni nostro attimo. Ed è per questo che "Desertshore" fa parte di noi. Ora e sempre.
QUESTA SPLENDIDA RECENSIONE DI FRANCESCO NUNZIATA, TRATTA DA ONDAROCK, FOTOGRAFA PERFETTAMENTE QUESTO IMMENSO ALBUM, QUI PRESENTATO NELLA SONTUOSA DELUXE EDITION.
1. Janitor Of Lunacy
2. The Falconer
3. My Only Child
4. Le Petit Chevalier
5. Abschied
6. Afraid
7. Mütterlein
8. All That Is My Own
+ 7 tracce inedite !
SCOPRITELE.....
E poi :
THE END
La musica di Nico è fuori dal tempo, ed è solo un futile dettaglio che "The Marble Index" ("Chelsea Girl", non lo considero neppure) sia uscito nel 68, perché sarebbe potuto uscire ieri come fra cent'anni. Molti la definiscono dark ante litteram, ma questa musica è qualcosa di più, è qualcosa di ultraterreno, che appartiene al passato remoto o al futuro più lontano, tanto che potrebbe descrivere i paesaggi desolati della preistoria come quelli devastati dell'Apocalisse. Nico sembra parlarci da un altro mondo, e la sua voce, così sofferta ed al tempo stesso disincantata, nel suo cosmico fatalismo acquisisce la consistenza di un gelido vento che soffia sulle rovine di un'immane catastrofe, la tragedia dell'Umanità, destinata a perire, come tutto del resto, fagocitata da un universo in cui tutto è precario ed inconsistente.
Nico non inventa niente, ma è in grado di allestire un sound totalmente avulso dal suo tempo, e, potremmo aggiungere, completamente avulso da questo mondo. Se ogni moto ha una causa, cosa allora originò il primo moto?, potremmo chiederci, cosa portò allo sbocciare di questo fiore? Come un piccolo big bang, la musica di Nico sembra nascere più da un cortocircuito interno che da una causa esterna. Ma invece di dare vita ad un universo, la musica di Nico rappresenta l'implosione di una galassia, un buco nero, una porta che dà su un'altra dimensione.
"The End", del 74, conclude la trilogia ideale iniziata con "The Marble Index". Non è l'apice artistico di Nico, ma riesce nel difficile intento di approfondire il discorso intrapreso con i due illustri predecessori ed in particolare con il capolavoro assoluto "Desertshore". Si viene qui a completare quel percorso di estraniazione, quell'opera di riduzione che punta all'essenziale e che fa di questa arte un qualcosa di autistico e totalmente auto-referenziale, dove gli unici punti di riferimento rimangono certi influssi folk, un'oscura musica da camera, sprazzi di avanguardia minimale. E naturalmente la poetica della Fine ereditata da Jim Morrison, amico e maestro, a cui peraltro è dedicato questo lavoro.
A prevalere è come al solito lo scarno recitato di Nico e il suo oscuro harmonium. Nel sottofondo si continuano ad apprezzare gli alambicchi di quel premio Nobel per la genialità che è John Cale, che si dà da fare come un pazzo, fra basso, piano, organo, percussioni e trabiccoli vari per dare corposità al sound della nera sacerdotessa. Poco influenti risultano invece le spennellate di sinth di Eno e le sporadiche incursioni della chitarra dei Roxy Music Phil Manzanera, annullati dall'intensità della performance della protagonista.
Il trittico iniziale è da brividi: l'opener "It Has Not Taken Long" ci assale con un vorticoso giro di organo che porta il marchio a fuoco di Cale e che ricorda non a caso i Velvet Undergound più paranoici, quelli di "Venus in Furs" per intenderci. Ed è allucinante pensare che quella voce macabra che affonda fra i cori dei bambini, sia la stessa, forte ed epica, che troviamo subito dopo nella medievale "Secret Side". La stessa voce, sofferta e rassegnata, che ricama il triste canto di solitudine nella ballata pianistica "You Forgot to Answer". Che voce, ragazzi: le parole sono scandite come in un sermone, le sillabe sono spigoli che bucano la pelle, e quel lugubre registro asessuato, sempre uguale a se stesso eppure sempre così diverso, porta in sé il paradosso di essere un nero dalle mille sfumature.
Non tutto il resto si assesterà a questi livelli, ma l'album prosegue più che dignitosamente fra gli strappi rumoristici di "Innocent and Vain", il niente di "Valley of the Kings" (per sola voce ed harmonium, agghiacciante nella sua essenzialità), l'esoterismo da alchimisti di "We've got the Gold". Piccoli monoliti di desolazione che ci accompagnano all'apice dell'album, i dieci minuti di "The End". Sì, propria la "The End" a cui state pensando, quel monumento della musica rock che è "The End" dei Doors. Ebbene, quando si pensa ai classici immortali del rock popolare, oramai indelebilmente impressi nel DNA dell'immaginario collettivo, come lo sono per esempio "Stairway to Heaven", "Child in Time" o "Yesterday", si pensa a qualcosa d'immutabile ed intaccabile, a cui non si può cambiare una virgola senza generare uno stridore in noi tanto li abbiamo (volenti o nolenti) assimilati e cristallizzati in quella forma ben precisa. Eppure Nico riesce anche in quest'impresa, facendo proprio questo grande classico, stravolgendolo senza che peraltro l'ascolto risenta dell'irritazione fisiologica di cui ho appena parlato.
Laddove la "The End" di Morrison rievoca paesaggi desertici ed assolati, come il (pessimo) film di Oliver Stone ci suggerisce, la versione di Nico assomiglia piuttosto ad una discesa negli Inferi: fra teatro shakespeariano, psicoanalisi e tragedia greca, questo viaggio spirituale viene spogliato del rock, della psichedelia e di qualsivoglia altro riferimento terreno, fino a divenire qualcosa di metafisico, metafora artistica dell'approssimarsi alla Fine.
Ambientata in piena notte, o meglio sottoterra, dove il sole non batte mai, la song è una situazione interiore che scava talmente nel profondo da divenire qualcosa di universale, e tale è il suo potere estraniante, che sembra davvero di percorrere un oscuro tunnel, aprire porte e varcare soglie verso luoghi segreti e tenebrosi. Non è il proverbiale giro di chitarra di Robby Krieger a guidarci, ma l'ipnotico incedere dell'harmonium e dell'organo e i colpi casuali di piano di Cale, che danno al tutto un senso di tragedia imminente. E il flusso di coscienza di Morrison è qui sostituito dalle fredde e didascaliche descrizioni di Nico, lungo il corridoio, porta dopo porta, fino al celebre conflitto edipico: "Father? Yes, son. I want to kill you… Mother? I want to… ", ma non sarà il grido da ganzone degli anni sessanta che c'aspettiamo a scuoterci, bensì un rantolo che si perde nel vuoto, e che apre al crescendo finale, di percussioni, chitarra e piano.
Il tributo alla terra di origine, la conclusiva "Das Lied der Deutschen", ci riporta in questo mondo, ricordandoci che Nico è pur sempre un essere umano, né più né meno, ma la sua musica, più che unica, rimane qualcosa di irripetibile nella storia, e farne a meno sarebbe davvero un peccato, anche per lavori "minori" come questo. A buon intenditore…
ALTRA SPLENDIDA RECENSIONE, AD OPERA DI MEMENTOMORI, E TRATTA DA DEBASER.
COSA AGGIUNGERE....
It Has Not Taken Long - 4:11
Secret Side - 4:08
You Forgot To Answer - 5:07
Innocent and Vain - 3:51
Valley of the Kings - 3:57
We've Got The Gold - 5:44
The End - 9:36
Das Lied Der Deutschen - 5:29
NICO 2
Ed eccoci alla seconda parte del Post dedicato alla splendida Nico.
In particolare parliamo di :
"DESERTSHORE"
Immaginatevi questa donna: bionda, sguardo di ghiaccio, bellissima… Immaginatela racchiusa in qualche eone, in qualche anfratto dell'universo, lì dove è il Vuoto, il Nulla. Pensate a una voce inclassificabile, atemporale, qualcosa all'incrocio tra l' incertezza del dettato umano e la solennità della Parola divina… Ecco, più o meno, questa è Christa Paeffgen, in arte Nico. Ora, senza esitazione, cercate di rappresentarvi un deserto, una landa che si estende a perdita d'occhio, oltre l'orizzonte. Lasciate che il vento raggeli ogni minimo palpito vitale, ogni respiro: al di là di tutto questo, una musica spettrale, cinerea, tormentata e sublime: a tratti potete scorgere i confini esangui di "Desertshore", l'immane bisbiglio della solitudine.
Capolavoro estremo del "gotico", nonché uno dei più straordinari viaggi che la musica del ‘900 abbia intrapreso tra le pieghe dell'anima umana, "Desertshore" vive di una austerità assoluta, di una insopportabile angoscia esistenziale. Il suo incedere è quello di una umanità incapace di porre rimedio al suo destino; la sua solennità è quella di un urlo che giunge dal fondo dei secoli. Come in un quadro di Munch, lo sfondo è prossimo a liquefarsi, per lasciare spazio a un indecifrabile ammasso di colori, a una mutevolezza diafana. Seguire le evoluzioni vocali di Nico, adagiate sulle traiettorie musicali di John Cale (che qui lambisce una forma essenziale di "folklore totale e universale"), seguire quel suo perenne lamento è un'esperienza traumatica, eccessiva, ma, ad ogni modo, inevitabile, autentica.
Fin dall'iniziale "Janitor Of Lunacy", l'impressione è quella di un vortice malsano, che rapisce e non perdona: l'harmonium di Nico e l'organo di Cale si rincorrono e si perdono, in una mirabile sintesi nera. La voce si situa in uno spazio angusto, nel punto più buio della mente: e da quel punto, giunge un linguaggio primordiale, profetico.
Venuto meno ogni impulso "ritmico", a scandire il tempo, è l'insinuarsi della musica nello spazio, uno spazio che acquisisce una inedita componente "visiva" grazie a questi terribili "lied" dell'Eterno. "The Falconer" sviluppa questa "tragicità immanente" in mezzo a rimbombi minacciosi di organo e contrappunti dissonanti di piano. Ma c'è spazio anche per una dolcissima sonata al piano di Cale, un attimo appena di luce, un attimo prima che Nico riprenda, più che il suo canto, la sua "visione essenziale della voce", un elemento fondamentale soprattutto in "My Only Child", cantata a cappella, in perfetta solitudine. Solo qualche brandello di coro e accenni di fiati, in controluce, dietro quel crepitare timido e abissale del silenzio.
La tensione nevrotica è ulteriormente sfiancata da "Le Petit Chevalier" (clavicembalo e canto francese di bambino) e da "Abschied" (violino dissonante, organo lugubre e voce di marmo). E' impossibile, poi, non sentire il cuore franare durante la dolcissima (ma di una dolcezza dolente…) "Afraid", il momento in cui Nico è lì davanti a te, nuda, nella sua bellezza tragica e sovraumana, come una ninfa sola e triste in mezzo a un lago di madreperla. Godetevi questo momento, perché in "Mutterlein" torna a spirare un vento minaccioso. Questa apocalisse dello spirito teso verso la Rivelazione si compie con "All That Is My Own", tra tastiere minimaliste, trombe scalfite da rumorismi indistinti e la viola di Cale che lascia venire in superficie scintille orientali. Sullo sfondo, quella linea incerta e inesplicabile del deserto.
Nico, purtroppo, ci ha lasciato da tempo. Vanno così le cose su questa terra… Ciò che non ci abbandonerà mai, però, è questa malinconia gelida che accompagna ogni nostro attimo. Ed è per questo che "Desertshore" fa parte di noi. Ora e sempre.
QUESTA SPLENDIDA RECENSIONE DI FRANCESCO NUNZIATA, TRATTA DA ONDAROCK, FOTOGRAFA PERFETTAMENTE QUESTO IMMENSO ALBUM, QUI PRESENTATO NELLA SONTUOSA DELUXE EDITION.
1. Janitor Of Lunacy
2. The Falconer
3. My Only Child
4. Le Petit Chevalier
5. Abschied
6. Afraid
7. Mütterlein
8. All That Is My Own
+ 7 tracce inedite !
SCOPRITELE.....
E poi :
THE END
La musica di Nico è fuori dal tempo, ed è solo un futile dettaglio che "The Marble Index" ("Chelsea Girl", non lo considero neppure) sia uscito nel 68, perché sarebbe potuto uscire ieri come fra cent'anni. Molti la definiscono dark ante litteram, ma questa musica è qualcosa di più, è qualcosa di ultraterreno, che appartiene al passato remoto o al futuro più lontano, tanto che potrebbe descrivere i paesaggi desolati della preistoria come quelli devastati dell'Apocalisse. Nico sembra parlarci da un altro mondo, e la sua voce, così sofferta ed al tempo stesso disincantata, nel suo cosmico fatalismo acquisisce la consistenza di un gelido vento che soffia sulle rovine di un'immane catastrofe, la tragedia dell'Umanità, destinata a perire, come tutto del resto, fagocitata da un universo in cui tutto è precario ed inconsistente.
Nico non inventa niente, ma è in grado di allestire un sound totalmente avulso dal suo tempo, e, potremmo aggiungere, completamente avulso da questo mondo. Se ogni moto ha una causa, cosa allora originò il primo moto?, potremmo chiederci, cosa portò allo sbocciare di questo fiore? Come un piccolo big bang, la musica di Nico sembra nascere più da un cortocircuito interno che da una causa esterna. Ma invece di dare vita ad un universo, la musica di Nico rappresenta l'implosione di una galassia, un buco nero, una porta che dà su un'altra dimensione.
"The End", del 74, conclude la trilogia ideale iniziata con "The Marble Index". Non è l'apice artistico di Nico, ma riesce nel difficile intento di approfondire il discorso intrapreso con i due illustri predecessori ed in particolare con il capolavoro assoluto "Desertshore". Si viene qui a completare quel percorso di estraniazione, quell'opera di riduzione che punta all'essenziale e che fa di questa arte un qualcosa di autistico e totalmente auto-referenziale, dove gli unici punti di riferimento rimangono certi influssi folk, un'oscura musica da camera, sprazzi di avanguardia minimale. E naturalmente la poetica della Fine ereditata da Jim Morrison, amico e maestro, a cui peraltro è dedicato questo lavoro.
A prevalere è come al solito lo scarno recitato di Nico e il suo oscuro harmonium. Nel sottofondo si continuano ad apprezzare gli alambicchi di quel premio Nobel per la genialità che è John Cale, che si dà da fare come un pazzo, fra basso, piano, organo, percussioni e trabiccoli vari per dare corposità al sound della nera sacerdotessa. Poco influenti risultano invece le spennellate di sinth di Eno e le sporadiche incursioni della chitarra dei Roxy Music Phil Manzanera, annullati dall'intensità della performance della protagonista.
Il trittico iniziale è da brividi: l'opener "It Has Not Taken Long" ci assale con un vorticoso giro di organo che porta il marchio a fuoco di Cale e che ricorda non a caso i Velvet Undergound più paranoici, quelli di "Venus in Furs" per intenderci. Ed è allucinante pensare che quella voce macabra che affonda fra i cori dei bambini, sia la stessa, forte ed epica, che troviamo subito dopo nella medievale "Secret Side". La stessa voce, sofferta e rassegnata, che ricama il triste canto di solitudine nella ballata pianistica "You Forgot to Answer". Che voce, ragazzi: le parole sono scandite come in un sermone, le sillabe sono spigoli che bucano la pelle, e quel lugubre registro asessuato, sempre uguale a se stesso eppure sempre così diverso, porta in sé il paradosso di essere un nero dalle mille sfumature.
Non tutto il resto si assesterà a questi livelli, ma l'album prosegue più che dignitosamente fra gli strappi rumoristici di "Innocent and Vain", il niente di "Valley of the Kings" (per sola voce ed harmonium, agghiacciante nella sua essenzialità), l'esoterismo da alchimisti di "We've got the Gold". Piccoli monoliti di desolazione che ci accompagnano all'apice dell'album, i dieci minuti di "The End". Sì, propria la "The End" a cui state pensando, quel monumento della musica rock che è "The End" dei Doors. Ebbene, quando si pensa ai classici immortali del rock popolare, oramai indelebilmente impressi nel DNA dell'immaginario collettivo, come lo sono per esempio "Stairway to Heaven", "Child in Time" o "Yesterday", si pensa a qualcosa d'immutabile ed intaccabile, a cui non si può cambiare una virgola senza generare uno stridore in noi tanto li abbiamo (volenti o nolenti) assimilati e cristallizzati in quella forma ben precisa. Eppure Nico riesce anche in quest'impresa, facendo proprio questo grande classico, stravolgendolo senza che peraltro l'ascolto risenta dell'irritazione fisiologica di cui ho appena parlato.
Laddove la "The End" di Morrison rievoca paesaggi desertici ed assolati, come il (pessimo) film di Oliver Stone ci suggerisce, la versione di Nico assomiglia piuttosto ad una discesa negli Inferi: fra teatro shakespeariano, psicoanalisi e tragedia greca, questo viaggio spirituale viene spogliato del rock, della psichedelia e di qualsivoglia altro riferimento terreno, fino a divenire qualcosa di metafisico, metafora artistica dell'approssimarsi alla Fine.
Ambientata in piena notte, o meglio sottoterra, dove il sole non batte mai, la song è una situazione interiore che scava talmente nel profondo da divenire qualcosa di universale, e tale è il suo potere estraniante, che sembra davvero di percorrere un oscuro tunnel, aprire porte e varcare soglie verso luoghi segreti e tenebrosi. Non è il proverbiale giro di chitarra di Robby Krieger a guidarci, ma l'ipnotico incedere dell'harmonium e dell'organo e i colpi casuali di piano di Cale, che danno al tutto un senso di tragedia imminente. E il flusso di coscienza di Morrison è qui sostituito dalle fredde e didascaliche descrizioni di Nico, lungo il corridoio, porta dopo porta, fino al celebre conflitto edipico: "Father? Yes, son. I want to kill you… Mother? I want to… ", ma non sarà il grido da ganzone degli anni sessanta che c'aspettiamo a scuoterci, bensì un rantolo che si perde nel vuoto, e che apre al crescendo finale, di percussioni, chitarra e piano.
Il tributo alla terra di origine, la conclusiva "Das Lied der Deutschen", ci riporta in questo mondo, ricordandoci che Nico è pur sempre un essere umano, né più né meno, ma la sua musica, più che unica, rimane qualcosa di irripetibile nella storia, e farne a meno sarebbe davvero un peccato, anche per lavori "minori" come questo. A buon intenditore…
ALTRA SPLENDIDA RECENSIONE, AD OPERA DI MEMENTOMORI, E TRATTA DA DEBASER.
COSA AGGIUNGERE....
It Has Not Taken Long - 4:11
Secret Side - 4:08
You Forgot To Answer - 5:07
Innocent and Vain - 3:51
Valley of the Kings - 3:57
We've Got The Gold - 5:44
The End - 9:36
Das Lied Der Deutschen - 5:29
NICO 2
giovedì 23 febbraio 2012
GENESIS : LIVE SHOW BELGIUM TV 1972
Magar said :
Trenta minuti di pura libidine...
Assolutamente imperdible...
"The Musical Box"
Belgium TV - March 20th, 1972
~ The Fountain Of Salmacis
~ Twilight Alehouse
~ The Musical Box
~ The Return Of The Giant Hogweed
Total time: 29:21
GENESIS
Trenta minuti di pura libidine...
Assolutamente imperdible...
"The Musical Box"
Belgium TV - March 20th, 1972
~ The Fountain Of Salmacis
~ Twilight Alehouse
~ The Musical Box
~ The Return Of The Giant Hogweed
Total time: 29:21
GENESIS
SUPER VIXENS
Magar said :
Con questo Post entriamo nell'Universo di Russ Meyer !!!
Appartiene alla seconda fase della produzione di Meyer, quella pop e cartoonesca. Già si ritrovano, infatti, gli elementi caratteristici di tale periodo del regista: l'utilizzo del nome Martin Bormann, criminale di guerra nazista scampato al processo di Norimberga, per un personaggio (qui, il gestore del distributore dove Clint lavora), la violenza esagerata, le grottesche scene di copula in paesaggi naturali solitari.
Aumentano anche le donne supermaggiorate: in questo film, infatti, sono ben sette. Il regista sostenne: «Ho sempre utilizzato una superdonna nei miei film. Questa volta mi sono detto che avrei potuto usarne sette. E penso che abbia funzionato. Non hai il tempo di annoiarti».
Meyer definì la pellicola «la sintesi di tutti i miei film». Una copia del film fu richiesta da Alfred Hitchcock, per una proiezione privata alla Universal Pictures.
Clint è un benzinaio, fidanzato con SuperAngelica, donna gelosa e possessiva, che lo tormenta tutto il giorno. Dopo una lite particolarmente violenta (lei lo assale con un'ascia, e gli distrugge il camion), un vicino di casa chiama la polizia.
SuperAngelica butta fuori di casa Clint e Harry, il poliziotto giunto sul posto, ne approfitta per portarsela a letto. Ma si dimostra impotente, e subisce le critiche di SuperAngelica, che inizia a sbeffeggiarlo. In preda a un attacco di rabbia cieca Harry insegue SuperAngelica nel bagno, la scaraventa nella vasca piena d'acqua e la uccide a calci. Ma SuperAngelica riemerge dalla vasca, allora Harry getta nella vasca una radio, provocando un cortocircuito e un rogo, uccidendola definitivamente.
Intanto Clint si rifugia in un bar, dove la cameriera SuperHaji cerca di sedurlo ma viene respinta. Clint viene accusato del delitto di SuperAngelica, cerca aiuto in SuperHaji, ma lei si vendica e non lo scagiona.
Clint così è costretto a fuggire. Inizia per lui un viaggio durante il quale incontrerà superdonne pettorute e formose, che cercheranno di sedurlo, mentre lui finisce sempre nei guai con mariti e padri vendicativi, finendo per essere picchiato, insultato e derubato.
Dopo tante avventure Clint sembra trovare la donna della sua vita, SuperVixen, una ragazza formosa, simpatica e gentile, che lavora in una stazione di servizio. SuperVixen è identica alla defunta SuperAngelica. Torna anche il poliziotto Harry, che si ferma a far benzina e riconosce Clint. Cerca anche di sedurre SuperVixen, ma senza riuscirci.
In un attacco violento di gelosia Harry mette in atto un diabolico piano: allontana Clint con l'inganno, rapisce SuperVixen e la porta nel deserto, dove cerca di ucciderla legandola e infilandole un candelotto di dinamite tra le gambe.
Clint arriva sul posto, ma Harry lo allontana a colpi di dinamite, di colpi di pistola e infine con una coltellata nella gamba. Clint però riesce a raggiungere l'amata e soffia sul candelotto di dinamite acceso, ma Harry lo stende e lo lega insieme a SuperVixen, in una grottesca posa che simula un amplesso. Per completare l'opera Harry infila nel sedere di Clint un candelotto di dinamite acceso.
Ma il candelotto si spegne miracolosamente, e Harry salta per aria con il resto della dinamite, proprio come un cartoon, mentre in sottofondo si sente il beep-beep di Road Runner.
Nel finale del film SuperAngelica, completamente nuda, balla su una roccia, e decreta: «That's All Folks!».
SUPER VIXENS
Con questo Post entriamo nell'Universo di Russ Meyer !!!
« Io giro solo film di tette »
(Russ Meyer)
Russell Albion Meyer, soprannominato Russ (San Leandro, 21 marzo 1922 – Los Angeles, 18 settembre 2004), è stato un regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, attore, produttore cinematografico e fotografo statunitense.
Tutta la sua produzione cinematografica è stata caratterizzata dalla satira e dal senso dell'umorismo.[2] I suoi film sono pieni di sesso e violenza, ma sempre in chiave divertente.[2] Meyer ha scritto alcuni suoi film con il critico cinematografico e sceneggiatore Roger Ebert.
Personaggio davvero "oltre" , a cui uno come Tarantino dovrebbe fare un monumento, Russ Meyes è una delle ICONE di quel periodo. E La Scigherà si occuperà di tutta la sua produzione....
Per cui...
INIZIAMO
« Strana cosa la vita: c'è chi fatica per trovare una figa da sbattere, e chi viene "sbattuto" da una figa che gli rovina la vita »
(La voce fuori campo, all'inizio del film)
Supervixens (in Italia uscito col titolo Super vixens) è un film del 1975, diretto da Russ Meyer.(La voce fuori campo, all'inizio del film)
Appartiene alla seconda fase della produzione di Meyer, quella pop e cartoonesca. Già si ritrovano, infatti, gli elementi caratteristici di tale periodo del regista: l'utilizzo del nome Martin Bormann, criminale di guerra nazista scampato al processo di Norimberga, per un personaggio (qui, il gestore del distributore dove Clint lavora), la violenza esagerata, le grottesche scene di copula in paesaggi naturali solitari.
Aumentano anche le donne supermaggiorate: in questo film, infatti, sono ben sette. Il regista sostenne: «Ho sempre utilizzato una superdonna nei miei film. Questa volta mi sono detto che avrei potuto usarne sette. E penso che abbia funzionato. Non hai il tempo di annoiarti».
Meyer definì la pellicola «la sintesi di tutti i miei film». Una copia del film fu richiesta da Alfred Hitchcock, per una proiezione privata alla Universal Pictures.
Clint è un benzinaio, fidanzato con SuperAngelica, donna gelosa e possessiva, che lo tormenta tutto il giorno. Dopo una lite particolarmente violenta (lei lo assale con un'ascia, e gli distrugge il camion), un vicino di casa chiama la polizia.
SuperAngelica butta fuori di casa Clint e Harry, il poliziotto giunto sul posto, ne approfitta per portarsela a letto. Ma si dimostra impotente, e subisce le critiche di SuperAngelica, che inizia a sbeffeggiarlo. In preda a un attacco di rabbia cieca Harry insegue SuperAngelica nel bagno, la scaraventa nella vasca piena d'acqua e la uccide a calci. Ma SuperAngelica riemerge dalla vasca, allora Harry getta nella vasca una radio, provocando un cortocircuito e un rogo, uccidendola definitivamente.
Intanto Clint si rifugia in un bar, dove la cameriera SuperHaji cerca di sedurlo ma viene respinta. Clint viene accusato del delitto di SuperAngelica, cerca aiuto in SuperHaji, ma lei si vendica e non lo scagiona.
Clint così è costretto a fuggire. Inizia per lui un viaggio durante il quale incontrerà superdonne pettorute e formose, che cercheranno di sedurlo, mentre lui finisce sempre nei guai con mariti e padri vendicativi, finendo per essere picchiato, insultato e derubato.
Dopo tante avventure Clint sembra trovare la donna della sua vita, SuperVixen, una ragazza formosa, simpatica e gentile, che lavora in una stazione di servizio. SuperVixen è identica alla defunta SuperAngelica. Torna anche il poliziotto Harry, che si ferma a far benzina e riconosce Clint. Cerca anche di sedurre SuperVixen, ma senza riuscirci.
In un attacco violento di gelosia Harry mette in atto un diabolico piano: allontana Clint con l'inganno, rapisce SuperVixen e la porta nel deserto, dove cerca di ucciderla legandola e infilandole un candelotto di dinamite tra le gambe.
Clint arriva sul posto, ma Harry lo allontana a colpi di dinamite, di colpi di pistola e infine con una coltellata nella gamba. Clint però riesce a raggiungere l'amata e soffia sul candelotto di dinamite acceso, ma Harry lo stende e lo lega insieme a SuperVixen, in una grottesca posa che simula un amplesso. Per completare l'opera Harry infila nel sedere di Clint un candelotto di dinamite acceso.
Ma il candelotto si spegne miracolosamente, e Harry salta per aria con il resto della dinamite, proprio come un cartoon, mentre in sottofondo si sente il beep-beep di Road Runner.
Nel finale del film SuperAngelica, completamente nuda, balla su una roccia, e decreta: «That's All Folks!».
SUPER VIXENS
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