sabato 31 marzo 2012

FRANCESCO DE GREGORI AL PUB DELLA SCIGHERA

Magar said :
Grande avvenimento questa sera !
Al "Pub Della Scighera" è di scena il grande Francesco.
Accorrete numerosi....



IL PUB DELLA SCIGHERA

POPOL VUH : Einsjäger & Siebenjäger (Earth & Sky)

Magar said :
Uno dei capisaldi del KrautRock. più che un Disco, un monumento...





 Einsjäger & Siebenjäger (Earth & Sky) 
1. Kleiner Krieger 1:05
2. King Minos 4:30
3. Morgengruß 2:55
4. Würfelspiel 3:00
5. Gutes Land 5:13
6. Einsjäger & Siebenjäger 19:30
7. King Minos II (Bonus Track) 1:55
8. Wo bist Du (Bonus Track) 5:42


Florian Fricke - piano, spinet
Daniel Fichelscher - guitars, percussion
Djung Yun - vocals


POPOL VUH


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SHAKTI (WITH JOHN McLAUGHLIN : NATURAL ELEMENTS

Magar said :

Gli Shakti sono un gruppo musicale indo-britannico fondato da John McLaughlin e Zakir Hussain. 
Nacquero nel 1974 con la seguente formazione: John McLaughlin (alla chitarra), Zakir Hussain (alle Tabla), T. H. "Vikku" Vinavakram (al Ghatam), R. Ragavan (al Mridangam) ed L. Shankar (al violino). Essi furono celebri per la loro miscela di jazz e tradizione indiana; furono anche uno dei primi esempi di world music. Dopo una serie di album e concerti, il gruppo si sciolse nel 1978.





 Shakti With John McLaughlin - Natural Elements (1977) 

1. Mind Ecology 5:47
2. Face to Face 5:58
3. Come on Baby Dance with Me 1:58
4. The Daffodil and the Eagle 7:03
5. Happiness Is Being Together 4:28
6. Bridge of Sighs 3:52
7. Get Down and Sruti 7:02
8. Peace of Mind 3:22




John McLaughlin - acoustic guitar, vocals
L. Shankar - violin, viola, vocals
Zakir Hussain - tabla, timbales, bongos, dholak, nal, triangle, vocals
T.H. Vinayakaram - ghatam, nal, kinjeera, moorsing, vocals


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IAN ANDERSON : THICK AS A BRICK 2 WHATEVER HAPPENED TO GERALD BOSTOCK

Magar said :
L a novità più succulenta su cui potete mettere le mani, è senza dubbio questo Album, nel quale il prode e mai domo Ian si cimenta ben 40 anni dopo il primo, splendido, capitolo. Un disco in puro spirito '70, con sonorità bellissime e ormai quasi dimenticate. Una gioia per le nostre ormai disilluse orecchie...
Forza...






01 – From a Pebble Thrown
02 – Pebbles Instrumental
03 – Might-Have-Beens
04 – Upper Sixth Loan Shark
05 – Banker Bets, Banker Wins
06 – Swing It Far
07 – Adrift and Dumfounded
08 – Old School Song
09 – Wootton Bassett Town
10 – Power and Spirit
11 – Give Till It Hurts
12 – Cosy Corner
13 – Shunt and Shuffle
14 – A Change of Horses
15 – Confessional
16 – Kismet in Suburbia
17 – What-Ifs, Maybes and Might-Have-Beens


THICK 2


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BLUES TRAVELER : 25

Magar said :
Proseguiamo il cammino che, nell'arco di questo week end quasi estivo, ci porta a scoprire alcune delle novità che hanno allietato il mercato discografico. Allietato si, perchè,purtroppo, la maggior parte delle uscite sono davvero poca cosa. Comunque...
eccovi una bellissima raccolta dei Blues Traveler :





CD1:
01 – Run-Around
02 – Hook
03 – The Mountains Win Again
04 – But Anyway
05 – You, Me and Everything
06 – Amber Awaits
07 – After What
08 – Back In The Day
09 – Girl Inside My Head
10 – Carolina Blues
11 – Let Her and Let Go
12 – Gina
13 – 100 Years
14 – What’s For Breakfast
15 – NY Prophesie
16 – Unable To Get Free
17 – How You Remember It
18 – What I Got
CD2:
01 – The Demon
02 – The Poignant & Epic Saga Of Featherhead & Lucky Lack
03 – Blue Hour
04 – Trust In Trust
05 – Didn’t Mean To Wake Up
06 – But Anyway ’88
07 – Random Amounts
08 – Twelve Swords
09 – The Sun and The Storm
10 – Traveler’s Suite
11 – Run-Around (Gunslinger Remix) 


BLUES 25


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venerdì 30 marzo 2012

B.B. KING - LIVE AT ROYAL ALBERT HALL

Magar said :
Ogni tanto ci si deve occupare anche di Album che non sono propriamente datati anni '70. Ogni tanto qualche strappo alla regola ci vuole, per cui...
per cui eccovi un pò di novità...
Partiamo con lo splendido LIVE di B:B King, registrato alla Royal Albert Hall nel 2011.
La scelta dei brani, e la qualità dei musicisti coinvolti, fanno di questo Album una piece davvero imperdibile.





01. I Need You So
02. Key To The Highway
03. See That My Grave Is Kept Clean
04. All Over Again
05. Rock Me Baby
06. You Are My Sunshine
07. B.B. James With Guests
08. The Thrill Is Gone
09. Guess Who
10. When The Saints Go Marching In 

B.B.KING LIVE

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giovedì 29 marzo 2012

MAGGIE BELL : QUEEN OF THE NIGHT

Magar said :
Dopo la splendida avventura assieme agli Stone the Crow, conclusasi nel 1973, la brava Maggie Bell si lancia nell'avventura solista. Con la sua notevole voce, degna delle grandi signore del soul, la Lady Scozzese, di Glasgow, debutta nel 1974 con questo notevole Album.
Da ascoltare a tutto volume...





Caddo Queen
A Woman Left Lonely
Souvenirs
After Midnight
Queen of the Night
Oh My My
As the Years Go Passing By
Yesterday's Music
We Had It All
The Other Side
Trade Winds 


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VAN DER GRAAF GENERATOR : VITAL

Magar said :

Vital è un doppio album live dei Van der Graaf Generator registrato il 16 gennaio 1978 al Marquee Club di Londra e pubblicato nel luglio dello stesso anno.





Se c'è un gruppo progressive che merita l'aggettivazione di "esistenziale" questi sono sicuramente i Van Der Graaf Generator e se c'è un gruppo, in tale ambito, che si è salvato, per lo meno nella considerazione critica, dal terremoto punk della fine degli anni settanta questi sono ancora i VDGG. 
Troppo bravi, troppo lontani da cascami esibizionistici e da derive virtuosistiche, troppo profondi e drammatici e in fondo troppo proiettati sul futuro per non essere ricordati e stimati anche ai giorni nostri. 
L'estetica e la filosofia che sottende la musica dei VDGG, poi, non trascende il reale nel favolistico, come nei Genesis, non lo dissolve nell'indeterminato, come nella grande progettualità musicale dei King Crimson, non lo avviluppa in forme estetizzanti e alla fine rassicuranti, come nel formalismo degli Emerson, Lake and Palmer o degli Yes, bensì lo sviluppa nel simbolismo e nella metafora dello psicodramma, nella forza catartica dell'angoscia del divenire. 
Non fiabe, elfi, gnomi, ma l'angoscia del reale in una musica che quasi fin dall'inizio vive il senso del dramma in una chiave che è sì epica, ma al contempo quotidiana e suburbana; in tal senso un gruppo molto avanti sui suoi tempi, esilmente ma inequivocabilmente già proiettato verso il superamento del progressive come determinazione stilistica, spostando invece i criteri del genere in un'ottica di strategia compositiva e di progettualità artistica ed emozionale. 
Il gruppo esordisce discograficamente nel 1969 con Aerosol Grey Machine ed è costituito da Hugh Banton alle tastiere, Keith Ellis al basso, Guy Evans alla batteria, un misterioso Jeff al flauto e da Peter Hammill, autore della totalità dei brani e leader indiscusso, alla chitarra e alla voce. 
Il disco è generalmente poco considerato e giudicato di transizione, ma in realtà contiene in sé, in maniera se si vuole incompleta e confusa, già tutti gli elementi degli anni a venire: musica percorsa da una strana tensione sotterranea, tenuta assieme dall'organo di Hugh Banton, antieroe delle tastiere in un'epoca di solisti, e percorsa dai fremiti della vocalità di Hammill, all'esordio ancora timida e flautata; i pezzi però hanno una struttura melodica che se già contiene elementi complessi e una forte tendenza al chiaroscuro, dall'altra appare poco limpida e coinvolgente, con il risultato di musica emotivamente forte ma di forma confusa, indeterminata; spesso i pezzi sono condotti dalla chitarra acustica, che il gruppo successivamente abbandonerà quasi del tutto, dando a volte una nota quasi cantautorale a livello di arrangiamento; comunque il disco contiene due pezzi notevoli: "Afterward" e "The Necromancer". 
Passa un anno, esce The Least We Can Do Is Wave To Each Other, con un line-up composto da Hammill, Banton, Evans e da David Jackson ai fiati, e sembra che ne siano passati dieci tanto il salto è notevole; il songwriting di Hammill è molto più maturo e strutturato, l'organo di Banton descrive volute armoniche inconfondibili, la voce appare più piena e convincente, guadagnando in personalità e aggressività, poi a far quadrare il cerchio c'è l'acquisizione del sax di Jackson, che con il suo stile lirico e dissonante caratterizzerà il sound del gruppo per gli anni a venire. La prima facciata del vecchio LP, poi, è splendida, con la tensione e la raffinatezza armonica di "Darkness" e "White Hammer" e il crescendo lirico della straordinaria ballata "Refugee", certamente uno dei brani più famosi del gruppo. 
Il disco non ha successo di vendita ma non passa inosservato se sua maestà Fripp in persona scomoda la sua chitarra per suonare in un brano del successivo H To He Who Am The Only One, disco compiuto e impeccabile in tutti i suoi 5 brani, tra cui si stagliano la melanconica e pianistica "House with no door", la inquietante, romantica "Lost" e l'aggressiva "Killer". H To He è un disco nel quale prende piena forma e coscienza il sound cupo e drammatico, ma sempre estremamente raffinato e non scevro da efficacissime aperture melodiche, del gruppo. 
Alla fine, però, è un disco di transizione, e ci se ne accorge l'anno successivo, il 1972, quando esce Pawn Hearts, considerato giustamente il capolavoro dei VDGG e uno dei dischi cardine del progressive tutto. Difficile descrivere la suite "The Plague Of Lighthouse Keeper", con i suoi saliscendi emotivi, con la teatralità dell'impostazione vocale, con lo splendore delle parti in cui Hammill al piano stempera l'angoscia e la risolve in un romanticismo drammatico e letterario; difficile descrivere la tensione estraniante di un brano che racconta di un mondo altro ma incombente, di una musicalità quasi aliena ma presente, impossibile da ignorare. Tale splendore rischia di far passare in secondo piano gli altri due brani, altri due capolavori, "Man-erg" e "Lemmings". 
Dopo Pawn Hearts Hammill scioglie il gruppo per proseguire i suoi progetti solisti, per poi ricompattarlo a sorpresa nel 1975 con Godbluff. Parte qui la seconda fase dell'esperienza dei Van Der Graaf, una fase evolutiva di estremo interesse ma sostanzialmente ignorata e sottovalutata dal pubblico, anche quello legato al genere, e dalla critica. 
Godbluff è un disco buono e un po' deludente al contempo. Tra pezzi di retrogusto romantico come "Undercoverman" e l'aggressività urlata di "Sleepwalker", il gruppo sembra non poter ripetere le meraviglie del periodo precedente, comincia però ad affiorare una maggiore urgenza e secchezza negli arrangiamenti con la voce di Hammill che spesso si erge in un urlo disperato. 
Meglio farà "Still Life" l'anno successivo. Se l'iniziale "Pilgrim" ci porta indietro di qualche anno, il successivo brano che dà il titolo all'album è qualcosa di terrificante e in qualche modo di inedito e ineguagliato, con un inizio inquietante per voce e organo e con il successivo intervento di tutto l'organico in un brano disperato nel suo dispiegarsi contorto. 
Il successivo World Record farà ancora meglio, i pezzi assumono qualcosa di alienante, gli arrangiamenti sono articolati ma anche più schematici rispetto al passato, la tensione esistenziale dei brani rimane altissima tra un potenziale hit come la solenne "Wondering" e il minimalismo che fa capolino nella lunga e complessa "Meurglis III". L'involucro rimane legato al rock progressivo, ma sottotraccia si erge un'estetica diversa, più ruvida e meno consolatoria. 
World Record è il disco migliore della seconda fase del gruppo, se non altro per la presenza degli oltre 20 minuti della già citata "Meurglis III", in assoluto una delle migliori composizioni di Hammill, brano articolato, fortemente pittorico e teatrale, e per il livello quasi perfetto di interplay strumentale, in particolare tra l'organo di Banton e il sax di Jackson. 
L'anno successivo esce "The quiet zone/the pleasure dome" con il violino di Graham Smith che sostituisce il sax di Jackson. Siamo sempre su livelli ottimi e l'introduzione del violino accentua ancor più gli aspetti lirici e melodrammatici della musica interagendo alla perfezione con la voce di Hammill. Il disco, comunque, contiene alcuni brani deboli e non è al livello dei precedenti. 
Forse Hammill è conscio che il generatore sta esaurendo la sua carica e nel 1978 il gruppo conclude definitivamente la sua parabola, ma prima esce un live, Vital; in copertina i musicisti sono statuine inanimate e ciò introduce un disco che è la logica conclusione della parabola musicale dei VDGG e in qualche modo la sua sintesi estrema: un disco di una tensione insostenibile, quasi brutale, cattiva e disperata, suonato in maniera aspra e ruvida, spesso guidato da secchi accordi di chitarra elettrica e dalla vocalità del leader, sempre più drammatica e teatrale, ma al contempo lontanissimo da derive rumoristiche e cacofoniche e da ingenui spontaneismi; a suo modo un disco molto più vicino a una certa new wave che al progressive e che rappresenta il precipitato emotivo di ciò che il gruppo è sempre stato e che ha convogliato di volta in volta in forme espressive diverse. 
Con Vital si conclude la storia del gruppo, proseguirà Hammill da solista con risultati alterni ma sempre onesti, un gruppo estraneo alle facili trappole del manierismo e influente anche al di là dei confini, per quanto vasti e labili, del progressive. 
A sorpresa, 27 anni dopo, il gruppo si ricostituisce e pubblica l'album Present: 2 cd, uno breve (38') di canzoni e uno lungo (più di un'ora) di improvvisazioni in studio. Parte "Every Bloody Emperor" e già è un tuffo al cuore, pochi accordi di liquido piano elettrico e un sax dall'aria conosciuta e quando parte il vocione di Hammill hai già le antenne dritte. Poi un flauto accompagna la voce, Hammill sbuffa nel microfono, il pezzo sale di tono e tu cominci a sorridere. Melodia orecchiabile, entra l'organo, prova un giro che si infrange contro un solo di sax a stento tenuto in carreggiata, ripresa del tema iniziale e tanti saluti a casa. Bello. Molto bello. "Boleas Panic", scritta da Jackson, è uno strumentale a tratti lancinante, tutto giocato tra un bel tema di sax e un organo che spinge e si contorce nelle retrovie. Un gorgo magmatico e ribollente. Un urlo senza liriche. I nuovi VDGG scelgono la presa diretta e sembra di assistere a un live in studio. "Nutter Alert" è il secondo brano orecchiabile del lotto, percorso da un Hammill declamante come non mai, con un sax che imperversa tra ordine ed epilessia. 
Poi "Abandon Ship" e "In Babelsberg", febbrili e frementi, partono da dove era finiti i VDGG negli anni 70, con "Vital", dal furore istintuale, aspro, tagliente, abrasivo di quel loro epilogo momentaneo, partono da dove il progressive si era arenato come una balena bianca, luccicante ma inerte, partono da traiettorie mutevoli e irregolari che l'Hammill solista ha toccato senza però penetrarvi appieno, partono dal presupposto che un gruppo di ultracinquantenni può anche suonare come una indie-band, tangenti all'intensità del caos senza sposarne mai la scorciatoia creativa. Chiude il primo cd "On The Beach", con Hammill malinconico al piano accompagnato da un Jackson in vena di cool jazz. 
Dopo 37' e 34" ascoltati svariate volte, la sensazione di stare ascoltando un bel ritorno a casa è molto forte. Dopo aver ascoltato il secondo cd, ti accorgi che gli ospiti stanno ripartendo. Improvvisazioni. Un gruppo progressive che pubblica un'ora di improvvisazioni. Dei gruppi storici solo i King Crimson hanno dimostrato finora di aver avuto dimestichezza con il genere. Tutti i brani nascono da intuizioni musicali e atmosferiche che si avviluppano, si sgretolano per poi ricomporsi, in un incessante lavorio di fatica creativa posta nell'immediatezza del rapporto con lo strumento. Suono rock e vandergraffiano, addirittura un paio di brani, come ad esempio "Crux", sembrano abbozzi strumentali di canzoni in divenire e forse lo sono.
And then there were three. Da tempo David Jackson ha litigato con Peter Hammill e ha lasciato il gruppo, che per tutta risposta ha messo in cantiere un nuovo disco in studio. In tre. Di nome Trisector (2008). 
L'iniziale "The Hurlyburly" è uno strumentale piacevole ma inconcludente con Hammill che fa quel che può con il riff alla chitarra, l'organo che apre nelle retrovie ed Evans che cementa il tutto. Più interessante "Interference Patterns", primo brano cantato, minimalismo tastieristico, momenti paranoidei e fin troppo contorti di cui è disseminata la discografia del gruppo e dell'Hammill solista.
"The Final Reel" introduce un leit-motif del disco, un romanticismo esistenzialista in sé oscuro, ma non scevro di una dolcezza quasi tranquillizzante che farà capolino diverse volte nell'ascolto. Introduzione al piano, brano in crescendo, non irresistibile la linea melodica, organo old fashioned come non mai che tiene in piedi il tutto, Evans che spatola nelle retrovie. La successiva "Lifetime" è sulla stessa falsariga, direi quasi romantica, niente di irraggiungibile, ma un'atmosfera notturna e tenue, appena screziata da ombre.
"Drop Dead" sembra la versione cantata di "The Hurlyburly", inconsistente se non per un discreto tiro. Molto meglio allora "Only A Whisper", con il suo svanire apparentemente senza fine. "All That Before" sfodera una muscolarità esuberante, appena smussata da un bel lavoro di Banton all'organo.
Ed ecco che arriviamo al cuore, il brano più atteso, la mini-suite (12' 26") "Over The Hill", brano contorto, a struttura circolare, ipersaturo di musica e patos. Il disco si chiude con "(We Are) Not Here", trascurabile, se non per il fatto che riprende nel giro di tastiere e nel cantato slabbrato un'estetica new wave.
Rispetto al disco precedente, migliore produzione, migliore registrazione, migliore anche l'esecuzione, appare pure in qualche modo un album più completo, definito. L'assenza di Jackson francamente si avverte poco, si è ben giocato sugli arrangiamente e Banton all'organo ha fatto un bel lavoro, per quanto old fashioned, tanto che il suono dell'organo ricorda addirittura un periodo proto-progressive.
Dopo un album dal vivo slabbrato come "Live At The Paradiso", i Van Der Graaf Generator ritornano con il loro migliore disco dopo la reunion del 2005. Eppure, chi ama il nuovo stia pure lontano da A Grounding In Numbers: è un gran bel disco ma tanto nel suono che nella sostanza non ha alcuna urgenza di contemporaneità, se non nel dono della sintesi e nella felice varietà di temi proposti. L'album suona come una versione condensata di buona parte del repertorio della band. Non c'è un solo episodio che abbia le stimmate del classico autentico, eppure il livello di scrittura ed esecuzione è elevato e compatto quanto la produzione, che vede al mixing Hugh Padgham. 
Il disco si apre con i fraseggi d'organo di Banton, seguiti dal cantato di Hammill che si libera in una ispirata romanza. La leggerezza di alcune soluzioni armoniche, le aperture di "Mathematics" ad esempio, ci portano indietro persino a "Fool's Mate" di Hammill, nonostante il timbro baritonale del leader della band ben poco abbia a che spartire qui con le frequenze da tenore leggero degli anni 70. "Highly Strung" ha un incedere iniziale turbolento che sembra uscire direttamente da "Nadir's Big Chance", per poi risolvere in un brano dalla strofa in tempi dispari e aprire in un ritornello linearissimo, praticamente Aor. Lo strumentale "Red Baron" apre a un suono ambient insidioso, "Bunsho" è una ballata per chitarra elettrica dalla struttura variegata e nervosa. 
"Snake Oil" si muove su tempi dispari con continue variazioni dal sapore progressive, su riff ossessivi e psicotropi, dissonanze e aperture che sono il tratto distintivo della band. Ancora uno strumentale, "Splink", riporta indietro a sonorità acide, con grazia d'ispirazione. Da uno slide ci si dirige lenti verso una danse macabre che introduce il tema che sarà di "Medusa", con sovraincisioni isteriche figlie della psichedelia barrettiana condotta al teatro degli orrori che il trio ha saputo delineare come nessuno nei primi anni 70. "Embarassing Kid" si appoggia a un riff di chitarra non proprio memorabile per snodarsi ancora una volta in contorsioni ritmiche. 
"Medusa" è un brano eccellente, la melodia da subito introduce all'anima ossianica, gotica dell'Hammill più ispirato, qui sostenuto da un arrangiamento superlativo. Con la bella "Mr. Sands", ritorna l'organo movimentato del Banton di "Godbluff", qui sostenuto anche da un mellotron, per un brano nella migliore tradizione prog. "Smoke" torna alla leggerezza del primo album di Hammill quanto a "Nadir's". "5533" trova in articolazioni ritmiche parossistiche una cifra stilistica non particolarmente convincente. Conclude questo disco di una freschezza disarmante per una band così poco giovane "All Over The Place", brano che raccoglie in sé tutte le caratteristiche dell'album. La frammentazione ritmica, l'agilità delle soluzioni armoniche, aperture melodrammatiche con intrecci vocali che trascinano in un densissimo magma nero, arrangiamenti variegati e curatissimi. La coda che conduce al finale è da pelle d'oca.
Un lavoro corale, cesellato con grande maestria, fatto di strutture elaborate geometricamente ad arte e in qualche caso, anche gonfie di emozione. Tracce che possiedono il dono della sintesi quanto della costruzione impervia eppure, solo per chi ama il progressive rock.
 di di Michele Chiusi TRATTO DA "OndaRock"
Contributi di Claudio Milano ("A Grounding In Numbers")


"Ship of Fools"(Hammill) – 6:43
"Still Life" (Hammill)– 9:42
"Last Frame"(Hammill) – 9:02
"Mirror Images" (Hammill)– 5:50
"Medley: A Plague of Lighthouse Keepers/Sleepwalkers"(Hammill) – 13:41
"Pioneers over c"(Hammill, Jackson) – 17:00
"Sci-Finance" (Hammill)– 6:16
"Door"(Hammill) – 6:00
"Urban/Killer/Urban"(Hammill) – 8:20
"Nadir's Big Chance" (Hammill)– 7:00 


 Peter Hammill= Voce, pianoforte, chitarra
Guy Evans= Batteria
Nic Potter= Basso elettrico
David Jackson= Sassofono, flauto
Charles Dickie= Violoncello
Graham Smith= Violino

van der graaf generator live

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martedì 27 marzo 2012

PAZOP : PSYCHILLIS OF A LUNATIC GENIUS

Magar said :
Eh....
una Band in pieno stile Canterbury (anche l'anno è perfetto, il 1972) , ma...
Ma la Band è belga, ed è anche decisamente influenzata da Frank Zappa.
Un Album insolito, ma davvero notevole; una vera e propria perla sconosciuta che non potevo non postare.






I Pazop sono una band belga che pur con un solo disco è riuscita a dimostrare cosa significhi coniugare espressioni di imprevedibile avanguardia, dalla personalissima lettura, con elementi già noti e rivisitati con intelligenza e scanzonata malizia.
Il disco, uscito nel 1972 e ristampato dalla Musea nel 2000, è un'incredibile girandola di eccellenti momenti musicali, che hanno riferimenti in Frank Zappa e nella musica di Canterbury. Non tragga in inganno il discorso "riferimenti" perché i temi citati vengono abilmente miscelati con partiture dal sapore classico, potendo citare autori della portata di Tchaikovski o Dvorak. I brani del disco, sedici in tutto, sono dei rapidi disegni dove il dadaismo incontra la metafisica e se alcuni particolari sembrano colorati in acquerello tenue e romantico, altri sembrano squadrati e imponenti.  Il Mellotron e le tastiere nelle parti maggiormente sinfoniche formano tessiture elaborate sulle quali il violino (il fenomenale polacco Kuba Szczepanski) e la sezione ritmica riescono a prodursi anche in fughe di granitico jazz-rock. Per contro ci sono momenti vocali o di flauto che ci portano per mano in un giardino fiorito di bucoliche attrattive dove la serenità, che come nella vita dura un solo istante, viene tranciata per fare posto ad un'altra follia sonora, magari in onore a Kevin Ayers o ai Matching Mole.
(RECENSIONE DI i TheJargonKing, TRATTA DA DEBASER)


01. Le la Loo Loo le La (2:29)
02. Harlequin of Love (2:50)
03. Crying for Disaster's Hand (4:08)
04. What Is the Further Purpose (3:10)
05. Swaying Fire (3:32)
06. Mirela (2:10)
07. Freedom Dance (3:28)
08. Lovelight (4:06)
09. Bami, Lychee, Si (5:26)
10. Harlequin of Love [Second Version] (3:08)
11. Can It Be Sin (6:54)
12. And the Hermit Will Be the Master (5:18)
13. M.M.M. (5:50)
14. In the Army (Devil Likes Smoke) (1:37)
15. Airport Formalities and Taking Off... (6:18)
16. It's the End (0:44)




PAZOP



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lunedì 26 marzo 2012

MARTHA VELEZ : FRIENDS & ANGELS

Magar said :
La conoscete ?
Vi tolgo subito ogni dubbio. E' una grande. E questo è un grande disco di Blues, del 1969. Blues al femminile, e con i crismi dell'immortalità. 
Un Album che mette in risalto la splendida voce di Martha, con una serie di Canzoni nella quale viene supportata da :
Eric Clapton, Jack Bruce, Brian Auger, Paul Kossoff e Mitch Mitchell !!!
Insomma, avete capito no...?
Non so se questo Disco sia mai stato ristampato in CD, comunque...
...la mia copia in vinile è decisamente in buono stato, e vi darà modo di farsi apprezzare.






 1. I’m Gonna Leave You
Eric Clapton Lead guitar, Jack Bruce Bass, Mitch Mitchell or Jim Capaldi drums, Duster Bennett
2. Swamp Man
Paul Kossoff Lead guitar, Jim Capaldi drums
3. Fool for You
Paul Kossoff Lead guitar, Jim Capaldi drums, Christine McVie(?) piano
4. In My Girlish Days
Eric Clapton Lead guitar, Jack Bruce Bass, Mitch Mitchell or Jim Capaldi drums, Duster Bennett, Christine McVie piano
5. Very Good Fandango
Skip This Track It Hurts My Ears Martha Velez Opera Vocal Only No Instruments
6. Tell Mama
Rick Hayward lead guitar
7. Feel So Bad
Eric Clapton Lead guitar, Jack Bruce Bass & Harmonica, Mitch Mitchell or Jim Capaldi drums
8. Drive Me Daddy
Rick Hayward or Spit James Lead Guitar, Brian Auger organ
9. It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry
Chicken Shack: Stan Webb Lead Guitar, Christine McVie Piano, Andy Silvester bass, Dave Bidwell drums
10. Come Here Sweet Man
Paul Kossoff Lead Guitar, Chris Wood Flute, Jim Capaldi drums
11. Let the Good Times Roll
Chicken Shack: Stan Webb Lead guitar, Christine McVie Keyboards, Andy Silvester bass, Dave Bidwell drums


ED ECCO L'INCREDIBILE GRUPPO DI MUSICISTI CHE LA ACCOMPAGNA IN QUESTA STREPITOSA AVVENTURA :


Johnny Almond - saxophone (John Mayall, Mark-Almond)
Brian Auger - organ (Brian Auger & Trinity, Oblivion Express)
Dave Bidwell - drums (Chicken Shack, Savoy Brown)
Duster Bennett - harmonica (Champion Jack Dupree, B.B.King)
Jack Bruce - bass (Cream)
Jim Capaldi - drums (Traffic)
Eric Clapton - guitar (Cream, Blind Faith)
Jeff Condon - horns (Mark-Almond)
Rick Hayward - guitar (Mike Vernon, Christine Perfect)
Spit James - guitar (Keef Hartley Band)
Paul Kossoff - guitar (Free)
Christine McVie - keyboards (Chicken Shack, Fleetwood Mac)
Chris Mercer - saxophone (Keef Hartley Band, Juicy Lucy, John Mayall)
Mitch Mitchell - drums (Jimi Hendrix, Roger Chapman, Eire Apparent)
Terry Noonan - horns (Keef Hartley Band, Chicken Shack, Champion Jack Dupree)
Bud Parkes - horns (Julie Driscoll, Alex Harvey, Wishbone Ash)
Andy Silvester - bass (Chicken Shack, Savoy Brown, Chris Youlden)
Derek Wadsworth - horns (Ginger Baker, Colosseum, Manfred Mann, Julie Driscoll)
Blue Weaver - keyboards (Strawbs, Bee Gees, Keef Hartley Band, Roger Chapman, Grease Band, etc.)
Stan Webb - guitar (Chicken Shack, Savoy Brown, Champion Jack Dupree)
Chris Wood - saxophone (Traffic, Jimi Hendrix, Shawn Phillips)



MARTHA


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domenica 25 marzo 2012

NADA : LIVE STAZIONE BIRRA 2008

Magar said :
Una delle cantanti Italiane  più interessanti e brave, reduce dagli anni '60, graffia ancora indomita.
Ascoltate questo splendido Concerto, sarà per molti di voi una rivelazione...



 “La mia voce non era soave come quella delle ragazze, era piuttosto bassa, oscura, spigolosa, diversa da tutte”, così scrive Nada nel booklet di questo “Live Stazione Birra”, citando il suo libro “Il mio cuore umano” (Fazi Editore).
Ed ha ragione, perché il suo canto è una macchia nel panorama musicale italiano, una voce zingara tra le più libere ed impetuose nell’ambiente della canzone leggera nazionale. Lo dimostra una volta di più questo disco dal vivo, che ha il pregio di raccogliere estratti dagli album degli ultimi anni come dalla prima parte della sua carriera, e di rappresentare quindi l’artista – sì, si può parlare di artista – nella sua completezza, nella sua crescita.
Registrato a Roma durante l’ultima data del “Luna piena in tour”, il cd è la prova di quanto Nada abbia investito con un aspro approccio rock tutta la sua produzione. Aperta e chiusa da un paio di inediti, la scaletta raccoglie anche pezzi melodici e persino qualche singolo in cui ancora si sente il r&r dei tempi che fuorno, ma tutto è interpretato con un soul amaro, che brucia in bocca e che non cede a banalità o sentimentalismi. Qualcosa vorrà dire se l’apertura del concerto è affidata ad una “Guardami negli occhi”, che comincia così: “Spezzami le ossa / non darmi tenerezza”.
Tra le cose migliori ci sono ovviamente “Luna in piena”, con una forza che batte in testa e gira attorno ad un’eco che sa di “Paint it black” (Rolling Stones), e la salmodiante “L’amore è fortissimo”, giusto per cogliere l’intensità anche un po’ sciamanica di cui Nada è capace. Ma tracce di questa personalità oscura si trovano anche nella melodia di “Il cuore è uno zingaro”: Nada cerca sempre colori accesi, senza mezze misure, affatto sfumati, come provano “Il sole è grosso” e “Distese”, due pezzi simbolo della sua visione.
Tutta la seconda parte del cd è tesa attorno ad una sorta di ritualità, dalla preghiera dannata di “Chiedimi quello che vuoi” ad una “Come faceva freddo”, scritta per lei da Piero Ciampi, per finire con una “Tutto a posto” che chiude con colpi rock ma soprattutto con un’immagine che racchiude tutta la musica di Nada: “maledetta questa sete che è rabbia / questa voglia matta / questa neve che ronza”.
Sulla stessa linea i due inediti, “Stretta” con un organo a la Doors, e “Novembre”, una ballata, scritta e suonata coi Les fleurs des maladives, che mette a nudo contemporaneamente ispirazione e insofferenza: “Questo Novembre dura per sempre”. È un mal d’animo, quello di cui vive la voce di Nada. Anzi, una Malanima.
r(ecensione di di Christian Verzeletti, tratta da mescalina.it)






Stretta|
Guardami negli occhi|
Luna in piena|
Amore disperato|
Ma che freddo fa|
Ti stringerò|
Senza un perché|
Il cuore è uno zingaro|
L’amore è fortissimo|
Chiedimi quello che vuoi|
Piangere o no|
Il sole è grosso|
Come faceva freddo|
Distese|
Tutto a posto|
Novembre

LOY & ALTOMARE : I LORO TRE ALBUM

Magar said :
Il recente Post su Donatella Bardi, mi ha fatto decidere di ritornare a parlare di Loy & Altomare, postando, questa volta, tutti e tre i loro Album.
Loy & Altomare sono un duo decisamente anomalo nel panorama musicale Italiano, e fin dal loro bellissimo debutto (Portobello 1973) si era capito subito la valenza della loro proposta. icordo ancora quell'estate del 1973, nella quale ascoltavo (ero in vacanza in un ameno paesino della Val Seriana) musicassette di Van Der Graaf, Genesis, Yes, Pink Floyd, quando da una delle rarissime trasmissioni radiofoniche di quegli anni, mi imbattei in un brano che mi colpì subito. Era "Zia Campagna" , ed era appunto tratto da Portobello. Tornato a casa acquistai subito il vinile, che da allora resta uno dei miei preferiti, entrando a far parte dei fans di questo geniale duo.
Sono certo che tutti gli amici della Scighera li conoscono, comunque... eccoveli :



Il duo, composto da Francesco "Checco" Loy e Massimo Altomare, ha goduto di una certa notorietà negli anni settanta, e si forma, come raccontano loro stessi nella canzone Checco e Massimo, a seguito di una vacanza a Londra.
I primi due album Portobello e Chiaro fanno riferimento ad un mondo studentesco o, comunque giovanile, che cerca di vivere la vita in maniera alternativa, anche se non mancano brani di precisa denuncia sociale (da Topi: «Finché mamma una sera è uscita dopo cena, all'indomani calma e pancia piena»).
Dopo alcuni anni di silenzio (in cui i due incidono come solisti), Loy e Altomare pubblicano il terzo album, Lago di Vico (m. 507), che contiene testi decisamente più duri (da Contro natura: «Questa è una legge contraria alla natura che più ti spacchi il c..o e peggio devi star»). La crudezza dei testi, probabilmente, è stato il motivo principale per cui l'album è stato poco trasmesso in radio, ed è rimasto decisamente poco noto. Recentemente, è stato consigliato dai conduttori del Notturno italiano di Rai International[1].
Francesco Loy è figlio del regista Nanni Loy; di lui si sono perse oramai le tracce da molto tempo, ma si sa che registrò la canzone Viaggio in seconda classe come sigla per un programma televisivo del 1977, divisa in due parti: Viaggio in 2ª classe (partenza) e Viaggio in 2ª classe (arrivo).
Invece Altomare ha registrato quattro album come solista, due come interprete e due come autore e interprete: Gnosi delle fànfole del 1998, raccolta poetica di Fosco Maraini musicata insieme al pianista Stefano Bollani; Sounds of humour (Mellophonium Multimedia, 2004), una rivisitazione di vecchi standard della musica italiana dagli anni venti agli anni cinquanta. Come cantautore ha inciso gli album nel Il grande ritmo dei treni neri nel 1988 e Un'ora di libertà nel 1990, avvalendosi della collaborazione dei membri dei Litfiba Daniele Trambusti e Roberto Terzani, prodotti da Ernesto de Pascale. 











1973 - Portobello (CBS, S 65627)
1974 - Chiaro (CBS, S 69064)
1979 - Lago di Vico (m. 507) (CGD, 20126)


Portobello è il primo album del duo Loy e Altomare, formatosi negli anni settanta, composto da Francesco "Checco" Loy, voce, chitarra acustica ed elettrica, e Massimo Altomare, voce e chitarra acustica.
La canzone Checco e Massimo racconta il loro incontro. I due sono anche gli autori di tutti i brani. Tra i musicisti che collaborano al disco, da segnalare Ruggero Stefani, batterista degli Alunni del sole.
Dall'album venne tratto un 45 giri contenente Insieme a me tutto il giorno come lato A ed Il matto come lato B.


Checco e Massimo
Un ubriaco
Zia Campagna
Il saggio, il fiume e il monte
Insieme a me tutto il giorno
La corte dei miracoli
Topi
Il matto
Un bambino dentro l'acqua
Checco e Massimo 2 (brano strumentale)


Luciano Ferone, armonica, chitarra acustica in 1-3-4-7
Romeo Piccino, chitarra acustica in 3-8
Claudia Barbera, basso
Ruggero Stefani, batteria e percussioni
Checco Loy e Massimo Altomare, arrangiamenti
e ...
Claudio Gizzi, arrangiamenti archi e legni, assistenza musicale
Gaetano Vituzzi, tecnico della registrazione
Adriano Fabi, produttore
Astarot, copertina
La registrazione è stata effettuata negli studi "Titania" a Roma nel marzo 1973.
L'album è stato dedicato a Paola Baldi ed Anna Donati.




Chiaro è il secondo album del duo Loy e Altomare
L'album viene registrato negli Studi Chantalain di Roma, di proprietà di Bobby Solo, che canta nei cori della canzone Sangue freddo (firmandosi con il suo vero nome); le canzoni sono tutte scritte dai due cantautori.
Dall'album venne pubblicato nello stesso anno un singolo contenente l'hit "Quattro giorni insieme" come lato A, il loro maggiore successo, e "Sogni" come lato B, sempre per la casa discografica CBS.


A zio Remo
Tango Sudamericano
Sangue freddo
La ballata del cow-boy
Sogni
Porte chiuse
Quattro giorni insieme
Torre d'ombra
M'ha rimbambito (brano strumentale)


Massimo Altomare, voce principale e chitarra
Francesco "Checco" Loy, chitarra principale e voce
Stephen Grossman, chitarre e pedal steel guitar
Donatella Bardi, cori e voce
Fabio Liberatori, tastiere e organo Hammond
Roberto Gardin: basso
Massimo Urbani: sax
Francesco Froggio: batteria
Luciano Ferone: chitarra acustica
Claudio Filice: violino
Marina Cavccini: voce
Elio Boscaini: voce
Roberto Satti: voce




Lago di Vico è il terzo ed ultimo album del duo Loy e Altomare, prodotto da Alberto Pirelli, produttore dei Litfiba.
Il disco non venne pubblicato dalla CBS bensì dalla CGD, a distanza di cinque anni dal precedente, del quale si discosta per gli arrangiamenti meno intimistici ed acustici che lasciano spazio a (per l'epoca) sofisticate elaborazioni sonore.


Non ci vo
Contronatura
La terra dell'oro
Se m'incazzo io
Arpeggio
Liscia e piatta
Marketta
Baffalù
Il bambino di Dio
Ci sono uomini


Massimo Altomare, voce principale e chitarra
Francesco "Checco" Loy, chitarra principale e voce


LOY & ALTOMARE

JIMI HENDRIX : THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE LIVE AT CLARK UNIVERSITY

Magar said :
Album decisamente raro ed importante !
Non tanto per i brani raccolti, che sommati danno circa 28 minuti di musica, quanto per le interviste presenti. Possiamo ascoltare Jimi in una lunga intervista prima del concerto, e tutti e tre i musicisti in altrettante interviste dopo concerto. 
Una pubblicazione molto rara dicevo, che ci permette di ascoltare Jimi e l'Experience in un momento importante della loro storia.
Qualità molto buona, e reperto praticamente unico nel vasto panorama del mancino di Seattle, questo CD raccoglie il secondo Show, registrato il 15 marzo 1968 alla Atwwood Hall della Clark University di Worcester nel Massachusetts.











Jimi Hendrix_Live at Clark University
1. Jimi Hendrix: Pre-Concert Interview – 20:56
2. "Fire" – 3:33
3. "Red House" – 7:09
4. "Foxey Lady" – 4:31
5. "Purple Haze" – 5:05
6. "Wild Thing" (Chip Taylor) – 8:12
7. Noel Redding: Post-Concert Interview – 7:13
8. Mitch Mitchell: Post-Concert Interview – 8:58
9. Jimi Hendrix: Post-Concert Interview – 4:54


Jimi Hendrix – guitar, lead vocals
Mitch Mitchell – drums
Noel Redding – bass, backing vocals 

ANNEKE KONINGS : FEELINGS

Magar said :

Anneke Koning è una bravissima e praticamente sconosciuta Songwriter Olandese, attiva fin dai primi anni '70. (da ricordare la sua partecipazione al SongFestival di Knokke, del 1972)
Questo splendido e molto raro "Feelings" è appunto di quell'anno. ed è considerato, a ragione, uno dei più bei Dischi di Dutch Folk; sognanti ballate acustiche e tocchi elettrici di rara efficacia, e su tutto la bella voce della cantante. Un Album (vinile originale) in parte acustico ed in parte elettrico che è una delizia. Un tipico Post della Scighera, con un tocco di Psychedelia che vi lascerà stupiti.









Lato A
1. Feelings    
2. A Lesson    
3. You Know Who I Am (Written By: Leonard Cohen)    
4. Magic Garden (Violin: A. Schol, Benny Behr, Guus Valten, P.J. Kelfkens 
    - Viola: C. Carcassola* - Cello: Peter Doberitz - Written By: Jimmy Webb).    
5. Monday Morning Blues    
6. Love (Recorder [Alto]: Jenny Kliphuis - Flute: Ary Jongman, Dick Vennik, Henny Kluvers 
    - Oboe: Guus Hautvast). 


Lato B   
1. I Am The Wind (French Horn: Leen Oosterman - Written By: Anneke Konings, Quentin J. Arnolds).
2. For You    
3. Skip Rope Song (Written-By – Jesse Winchester).    
4. Loneliness    
5. I Don't Care    
6. Jack (Written By: Cor Numan). 


* Anneke Konings - vocals, accoustic guitar.
* Hans Hollestelle - guitars
* Fred Jansen - guitars
* Henk Haverhoek - bass guitar and double bass.
* Jasper van 't Hof - piano, organ.
* Richard Pulin - piano, organ, production, liner notes.
* Eric Ineke - drums
- Other instruments: violins, viola, cello, french horn, oboe, flutes and alto recorder.


ANNEKE

SEI PASSI NEL GIALLO : EPISODIO 4 - GEMELLE

Magar said :
il quarto "Film" della bella e sottovalutata serie.
In un periodo in cui la televisione spicca per mancanza di qualità, ecco una serie che meriterebbe decisamente miglior fortuna.
CONSIGLIATI !

UNO
DUE



sabato 24 marzo 2012

SIDEWAYS - IN VIAGGIO CON JACK

Magar said :
Un Film dal tono ironico, di notevole spessore. Dialoghi e sceneggiatura all'altezza della situazione, che lo rendono degno di nota.
Da vedere, anzi da sorseggiare, per trarne qualche riflessione...



 Sideways - In viaggio con Jack
 Un film di Alexander Payne. Con Paul Giamatti, Virginia Madsen, Sandra Oh, Marylouise Burke, Jessica Hecht. «continua Missy Doty, Alysia Reiner, Shake Tukhmanyan, Duke Moosekian, Thomas Haden Church Titolo originale Sideways. Commedia, durata 124 min. - USA 2004. 




Le vie del vino sono infinite, ma anche profumate, gustose, limpide come il cristallo di un balloon. Il gusto di queste emozioni, hanno dato vita a un film, un road movie, dove l'amicizia fra due uomini di mezza età, è la dolceamara riflessione sul continuare a essere dei "novelli" giovani o apprezzare i piaceri della maturità, dell'invecchiamento.
Jack (Thomas Haden Church) è un attore di soap opera in procinto di sposarsi. Il suo migliore amico Miles (Paul Giamatti), bruttino, dolorosamente divorziato da due anni, e scrittore non proprio di successo, decide di fargli un regalo speciale. Una settimana sulle strade del vino della California, per un piacevole e intenso addio al celibato fra calici di nettare e campi da golf. Incontreranno anche l'amore, e Miles conoscerà Maya (Virginia Madsen), che, come lui, vive per la gioia di una buona bottiglia.
Ironico e riflessivo, il film di Alexander Payne, delinea i personaggi, le loro forze, le loro debolezze, e le mette in parallelo al vino, alle modalità dell'invecchiamento, di conservazione, di degustazione. I sette giorni che Miles e Jack trascorrono insieme sono il percorso di crescita di due uomini, profondamente diversi fra loro, ma legati da un'amicizia ventennale. La cultura di Miles, espressa da un irresistibile Paul Giamatti (le sue battute scandiscono il film), si scontra con l'istinto animale e grezzo di Jack. E le donne per loro vanno di pari passo con il vino. Per lo scrittore devono essere rare e uniche (come la ex-moglie), da apprezzare e da sorseggiare nella loro maturità; per il belloccio divo da soap opera, devono avere l'immediata esplosività di un "frizzantino".
Sideways,lento nell'apertura, ironico nel suo incedere, prende vita attimo dopo attimo (verrebbe da dire, sorso dopo sorso), quando le vineyards californiane e le cantine illuminano la scena. E' la sottile magia di un film, che realmente va lasciato decantare, per apprezzarne le qualità.
Come dice Maya, in uno dei momenti più intensi del film, il vino è vivo, come ognuno di noi. Nasce, cresce e raggiunge la maturità. In quel momento, ha un gusto fantastico.




SIDEWAYS


SHALAKO

Magar said :
Anno 1968.
Nell'era della Contestazione, del Maggio Francese, della presa di coscienza del Movimento Studentesco....in tutto questo, ecco che 007 incontra La Ragazza del Peccato.






Sean Connery e Brigitte Bardot formano una coppia davvero esplosiva, che avrebbe dovuto essere sfuttata decisamente meglio.








Resta comunque l'icona di un periodo che resterà per sempre irripetibile.
Da vedere a prescindere....




SHALAKO 1
SHALAKO 2